1. Bio-Ingegneria Meccanica

1.1 Introduzione

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Coach, mi rivolgo a te che stai cominciando il viaggio nella lettura di questo manuale. Devo farti subito una domanda. Durante il tuo percorso di studi o durante la tua attività da atleta o meglio ancora durante l’attività svolta da coach, ti sei mai chiesto come descrivere il movimento umano e quali crismi rispettare perché questo possa essere fatto nel migliore dei modi?
La maggior parte delle persone conosce la Meccanica come quel ramo della scienza che studia il moto degli oggetti. La Biomeccanica è anch’essa un ramo della scienza strettamente correlato alla Meccanica, ma che guarda esclusivamente al movimento umano. Essa si occupa di descrivere le forze che agiscono sul corpo umano e gli effetti che queste generano.
Conoscere i concetti essenziali della Biomeccanica è un onere obbligatorio per i coaches che devono comprendere come le persone si muovono, bilanciano, stabilizzano e applicano forze. La mancata conoscenza delle basi della Biomeccanica conduce praticamente ad inefficienze nell’insegnamento e a lenti progressi.
Comprendere realmente il contributo della Meccanica al movimento ad alti livelli implica necessariamente l’utilizzo di calcoli matematici attraverso l’impiego di equazioni differenziali. Per ora ti risparmierò quest’onere. Il mio obiettivo, in questa prima fase, è quello di mostrarti le infinite possibilità di applicazione piuttosto che un fardello teorico.
Ma anche in questo caso stai ben attento!!!
Le classiche leggi della Fisica studiate nella Meccanica tradizionale e relative ai corpi rigidi non possono essere sempre impiegate nella descrizione del movimento umano. Infatti la natura elastica del corpo umano comprende tutta una serie di complessi sistemi di coppie, molle e gradi di libertà tridimensionali che producono svariate possibilità di movimento.
Questi sistemi lavorano in piena armonia, o almeno così dovrebbe essere, per consentirti di muoverti in modo asimmetrico, distorcere il tuo corpo e creare il presupposto per incredibili compensi che non sarebbero possibili per movimenti descritti nella meccanica dei corpi rigidi.
Non ti è ancora chiaro???
È solo sviluppando la conoscenza di ciò che c’è dietro al movimento umano e alle forze applicate che puoi cominciare a discernere tra ciò che è importante e ciò che non lo è, tra ciò che è corretto e ciò che non lo è; capire il rapporto causa/effetto in piena coerenza con il movimento. Inoltre imparerai a comprendere meglio ciò che c’è dietro la realizzazione di tutti i modelli di equipaggiamento (scarpe, superfici e abiti con particolare aerodinamica) realizzati per gli atleti agonisti.
E riguardo alle differenze tra tecnica e stile cosa pensi?
Se insegni il movimento corretto, la conoscenza dei principi biomeccanici che sorregge ciò che assomiglia di più all’essere corretto diventa un punto critico. La corretta pratica sportiva è governata da inconfutabili principi biomeccanici, mentre le differenze stilistiche sono spesso un adattamento di tecniche basate su variazioni individuali, sfumature o difetti. Non confondere mai le due cose.
Coaches e atleti, che non hanno compreso la biomeccanica, possono facilmente cadere nella trappola della errata emulazione basata sull’ultima e più grande performance di un atleta. Questa è una trappola pericolosa poiché le forze, che un atleta riesce ad applicare, possono pesantemente influenzare l’espressione dei patterns di movimento. Tecnica e stile sono due parametri fittamente intrecciati. Tentare di ottenere da un giovane atleta l’emulazione dell’espressione di movimento di un atleta d’elite viola, in molti casi, le caratteristiche biomeccaniche generando alla fine frustrazione. Riconoscere ciò che è corretto nel rispetto della biomeccanica, ti permette di riconoscere la presenza e il motivo di queste sfumature stilistiche. Queste ultime possono essere dovute ad infortuni, o ad una qualche incapacità di eliminare un cattivo comportamento del motor behavior. Riuscendo ad individuarle e comprendendone l’origine, riuscirai ad ottenere la chiave per sviluppare le tue abilità di coaching.
Stai cominciando ad acquisire consapevolezza ora?
Credo fermamente che l’efficienza biomeccanica debba essere prerogativa dell’allenamento e delle scelte che ruotano intorno ai modelli tecnici. La padronanza dei concetti biomeccanici deve essere di importanza suprema in ogni programma di allenamento, poiché essa ti aiuta a fornire istruzioni significative basate su appropriate e accurate valutazioni delle abilità fisiche del movimento.
Vuoi veramente imparare osservando gli atleti?
Spendi il tuo tempo studiando i comuni denominatori che caratterizzano il movimento di un ampio pool di atleti. Studia le performances degli atleti vincenti prendendo in considerazione varie prospettive: età, luogo di origine, modelli di coaching e generi. Se lo fai ti assicuro che troverai degli elementi comuni tra i migliori professionisti.
Osservando le performances e facendo le dovute comparazioni capirai ciò che c’è alla base del movimento. Se acquisisci dapprima una completa conoscenza della meccanica del movimento, sarà molto difficile che si verifichino incomprensioni. L’analisi e l’insegnamento corretti saranno perseguibili più facilmente. Esiste un modo corretto di correre, di rispondere allo start, di lanciare. Se non lo fai in modo corretto pagherai un prezzo che potrà manifestarsi sotto forma di infortunio, ridotta efficienza meccanica o con una pre
stazione sotto tono.
Prima di concludere questa introduzione lascia che ti menzioni alcune delle menti che hanno gettato le basi della Biomeccanica. Se hai voglia e tempo leggi alcuni dei loro lavori e ne resterai sicuramente affascinato.
Étienne Jules Marey
Etienne-Jules Marey (1830-1904) è stato una guida autorevole riguardo i primi studi scientifici su atleti presenti ai Giochi Olimpici come pubblicato sull’Official Report dell’edizione di Parigi nel 1900. Il suo lavoro “Analysis of muscular acts by chronophotography” rappresenta il capostipite dei lavori sulle descrizioni quantitative e qu
alitative delle tecniche e dei movimenti utilizzati dai campioni.
Yelena Kotikova (1845-1945) ha creato il primo corso di “Biomeccanica dell’esercizio fisico” all’Istituto di Educazione Fisica di Leningrado nel 1931. Fino ad allora la parola “Biomeccanica” era stata usata solo in relazione alla Neurologia in Austria (Benedikt, 1887) ed era anche il nome di un metodo di allenamento nel teatro Russo (Meyerhold, 1918). Kotikova è stata la prima insegnante di Biomeccanica che, nel 1939, ha scritto la prima monografia mai scritta su un soggetto come la “Biomeccanica dell’Esercizio Fisico” che tratta con descrizioni, analisi e misure di alcuni dei migliori atleti dell’Atletica Leggera in relazione a sport come weightlifting, ginnastica, ciclismo, nuoto, pattinaggio e sci.


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