11.14 La Velocità Massima

Consiste nella massima velocità ottenuta da un atleta su una determinata distanza. Generalmente, questa velocità può essere mantenuta solo 10-20mt. Quindi, quando si analizza la velocità massima lo si fa su piccoli segmenti e coinvolgendo tutte le relazioni con le altre fasi. In uno sprint su superficie piana il tempo e la distanza necessari per raggiungere questi segmenti dipendono molto dall’età di allenamento, da quella biologica, dalle abilità, dalla salute, dalla biomeccanica e dalla disciplina o eventi. Per un giovane atleta, possiamo notare la velocità massima tra i 40-50 mt diversamente per gli atleti d’élite che raggiungono questa ai 60-70m o anche 70-80m.

Tempi di volo e di contatto col suolo

La relazione tra i tempi di contatto e di volo diventa ancora più importante alla velocità massima. Una volta arrivati in questa fase siam ormai in posizione verticale e la spinta non è più focalizzata ad allontanarsi dalla posizione posteriore ma ci concentreremo più alla spinta verticale che farà effettuare passi più lunghi. Se continui a spingere solo dietro, arrivato ad una velocità molto alta, le tue ginocchia inizieranno a crollare come un palazzo in demolizione. La mini fasi di volo sono cruciali poiché ci danno il tempo di riposizionare gli arti. Molti atleti non riescono a coordinare gli arti in queste fasi ed entrano nel panico. Avrai notato che uso spesso la parola “molti”.. non è un caso se gente Bolt nasce una volta ogni 100 anni.

Punti di riferimento per il piede

Non puoi non guardare il comportamento del piede del tuo atleta quando corre. All’aumentare della velocità, aumenta anche il contatto dell’avampiede col suolo con maggiore supinazione. Come “colpisci” il suolo è un concetto sottovalutato ma, se analizzassi i più grandi velocisti della storia, noti come ad ogni passo il piede va in dorsiflessione automaticamente.
Ma questo non è un concetto facilmente assimilabile, ancora oggi si vedono coach urlare ai propri atleti “corri sulle dita”. Devi allenare la natura riflessiva del sistema neuromuscolare che preparerà, inevitabilmente, al contatto con il terreno aprendo l’angolo della caviglia, che determinerà anche l’innesto iniziale dell’avampiede, in posizione supina. Il piede quindi intraruota, il tallone tocca, il piede si appiattisce, e noi ci stacchiamo. La caviglia e l’anca si ammortizzano durante questa fase di contatto con il terreno, fornendo un input idraulico al meccanismo di rimbalzo (movimento a pistone).

La flessione del ginocchio e dell’anca della gamba che ha appena spinto aiuta a ridurre la lunghezza del sistema di leva. Occhio a non chiudere troppo gli angoli! Se vedi un calcio al sedere e nessun sollevamento del ginocchio, significa che l’atleta ha ancora poca consapevolezza e difficoltà alla gestione dei 2 arti inferiori.
La supinazione plantare a è un riflesso non volitivo nonostante ciò è evidente che se il tua atleta colpisce con il piede piatto il suolo la sola rottura della caviglia significa che gli è andata bene quindi, anche se è poco allenabile è necessario che venga fatto!

Ci sono diversi studi che provano X ed Y, tutti con una base solida che certifichi l’autenticità dei test effettuati, se chiedi lal tuo tutor sarà sicuramente in grado di indicardi gli articoli giusto ma la verità è sempre nell’individualizzazione: esiste chi necessita di allenare la dorsiflessione del piede, chi è vincolato da retrazioni fasciali e chi è già potenzialmente pronto allo sprint senza alcun movimento preparatorio. La differenza sta sempre nelle due età (biologica e di allenamento), nelle capacità neuromotorie, biomeccaniche e sulle tua abilità di capire il modo giusto per aiutare quella persona.

La postura di corsa

Con questo paragrafo intendiamo non solo come occupa lo spazio circostante il nostro corpo ma anche la relazione tra le parti di esso.
Se stai leggendo questo manuale sai benissimo che tra oltre 200 ossa e circa 600 muscoli (per non parlare delle infinite catene fasciali) siamo delle macchine allucinanti. Per far funzionare bene questa tutte le nostre parti devono collaborare efficientemente in ogni posizione (sotto sopra, prono, supino, seduto etc) Queste relazioni possono esser monitorate attraverso test che valutano anche lo stress alle articolazioni, muscoli e le densificazioni al tessuto connettivo, lo scopo di queste monitorazioni ha come obiettivo quello di valutare la postura dell’atleta in relazione a quella richiesta dallo sport-specifico. Negli atleti specializzati nello sprint, ad esempio, la postura di corsa richiesta prevede il buon funzionamento e l’interazione tra le articolazioni della caviglia, del ginocchio, dell’anca, delle vertebre lombari, tratto toracico e occipite (è ovvio che anche se il tuo atleta è un rugbista e vuoi che corra più veloce è necessaria quest’interazione); se vuoi che il tuo atleta corra più veloce di tutti cura prima questi dettagli.
Ecco 5 punti che possono aiutarti a capire meglio il concetto:

  1. Ricordi quando ti ho parlato di quanto alzare la testa, spostare il mento o proiettare la testa troppo lateralmente può influenzare la performance? Bene, prova ad immaginare il corpo come una linea verticale con una palla da bowling sopra questa (è la tua testa), nell’atto della corsa, se questa si muove troppo senza controllo, avrà un impatto negativo sulla dinamica dei movimenti.
    Nel ciclo di corsa la testa dovrebbe essere tenuta in allineamento neutro con la colonna.
  2. Retrazioni alla colonna e agli ischiocrurali – La posizione del bacino è importantissima: l’antiversione creerà un ciclo di corsa proiettato all’indietro con un notevole stress su tutta la zona lombare (vertebre e muscolatura) così come verranno colpiti anche i muscoli posteriori della coscia.
  3. Estensione completa: caviglia, ginocchio, anca e spalla devono esser allineate per ottenere una spinta verticale e non orizzontale.
  4. Ondulazione e oscillazione degli arti
    Se riesci a coordinare il movimento degli arti (superiori e inferiori) in relazione con il tronco riuscirai, sicuramente, a migliorare la tua performance soprattutto se l’azione degli arti inizia alla fase finale di “volata”; infatti, al termine di essa, l’asse dell’anca ondeggia e oscilla, e anche l’asse della spalla deve farlo in opposizione all’asse dell’anca. L’azione delle braccia non solo aiuta nella produzione e direzione di forza, ma aiutano anche ad assorbire una buona quantità tutti i movimenti effettuati.
    La rotazione dell’anca e della spalla dovrebbe verificarsi intorno a T8 / T10. Gli angoli del braccio si spostano verso le articolazioni lombari, che sono meglio progettati per la flessione ed estensione piuttosto che la rotazione.
    Se non ti prendi cura della funzione spinale e dell’oscillazione degli arti si presenteranno molti problemi come lombalgia (dovuta o a poca mobilità dell’anca ma è raro in un atleta o ad un’errata coordinazione tra gli arti).
  5. Angolo del braccio: affinchè il timing di coordinazione garantisca la corretta esecuzione dello sprint è bene rispettare alcuni angoli di movimento. In accelerazione, il braccio “in alto” si blocca con la posizione della mano in corrispondenza del processo acromion-clavicolare, il gomito è vicino al corpo e l’angolo del gomito inferiore a 30 gradi. Durante il downswing (l’oscillazione), il braccio si allunga mentre l’anca opposta si estende (dico “il braccio si allunga” perché mentre sciftiamo il braccio si raddrizza a metà posizione, in un buono sprint vedrai il braccio simile a quello di una posizione di attenti in ambito militare, perpendicolare al suolo). Estesa l’anca il braccio ritornerà in avanti come risposta elastica.
    Anche questo non è un movimento facile da percepire e migliorare tanto che si tratta di una progressione educativa graduale. Non strafare con i tuoi atleti, ricorda che saper aspettare il momento giusto per “attaccare” permetterà a loro di realizzare i propri obiettivi.

Tutto chiaro, ma sembra che stiamo parlando sempre di sprinter, e negli sport di squadra?
Risponderò a questa domanda parlandoti di 2 studi

Il primo è del marzo 2017 quando Ken Clark ha parlato dell’importanza della velocità massima per gli atleti di sport di squadra.
La ricerca di Clark mostra che per un calciatore 21 metri sono la distanza per raggiungere il 93-96% della loro velocità massima. Quindi lo sviluppo dell’accelerazione è chiaramente importante – per quanto riguarda la velocità massima è stato dimostrato che anche piccoli miglioramenti nello sprint possono portare a grandi cambiamenti lungo l’intero profilo di accelerazione. Questo è un punto critico per gli allenatori sia nel calcio, sia in altri campi o sport da campo. Il secondo studio è del 2016 dove è stato dimostrato come l’allenamento dell’accelerazione riduca il rischio di lesioni.


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