11.6 Forza, Momento ed Impulso

Forza= Massa x Accelerazione

La seconda legge diNewton dice che la forza è il grado di cambiamento del moto, e che è diretta mente proporzionale alla sua massa e alla sua accelerazione. La forza quindi può quindi influenzare l’accelerazione sia in maniera positiva che negativa. Come uno sprinter abbia contatto con il suolo, come imprime la forza a terra, il tempo che impiega a farlo e la direzione in cui applica la forza sono elementi chiave dello sprint.

Ricordate è la forza che provoca il movimento, e la velocità è una misura del movimento!!!

Per provocare una variazione di velocità dobbiamo esercitare una forza, e la direzione di questa ha un impatto sulla direzione dell’accelerazione. Maggiore è la forza che viene applicata e maggiore è lo slancio. Per guadagnare slancio e accelerare, in modo da raggiungere la velocità massima, uno sprinter deve superare l’inerzia. Per fare questo deve avere una precisa posizione del baricentro, della testa e degli arti in modo da superare l’inerzia e creare movimento.

Direzione della forza: Le forze applicate al suolo da un atleta sprint devono avere sia una componente orizzontale che verticale. Durante l’accelerazione la direzione dell’applicazione della forza è più orizzontale che verticale, ma ad ogni passo, come l’angolo di proiezione lungo l’asse del corpo aumenta, la direzione dell’applicazione della forza diventa sempre più verticale.

Minimizzare la perdita di forza: per minimizzare la perdita di forza è importante lavorare per raggiungere l’obiettivo di massimizzare l’applicazione della forza nella direzione e nella grandezza appropriata; in poche parole bisogna riuscire a minimizzare le forze di taglio.Riuscire a fare ciò significa eseguire un ottimo sprint e minimizzare i rischi d’infortunio nell’atleta.

Fase di volo: applicando il principio di reazione/azione la forza applicata sul suolo viene trasferita al centro di massa dell’atleta sollevandolo da terra. Il tempo della fase di volo è proporzionale alla forza impressa sul suolo; infatti quando camminiamo la fase di volo è molto breve poiché la forza applicata a terra è minima.

Quantità di moto = massa x velocità. Il moto è inteso come la quantità del movimento che un atleta ha; ovvero è la “massa in movimento”.

Impulso = forza x tempo. Indica il tasso di variazione della quantità di moto.

Quando si applica una forza per un certo periodo di tempo, si crea un impulso. Lo scopo è quello di applicare la giusta quantità di forza nel corso di un periodo di tempo commisurato che permette l’espressione migliore di movimento; sono importanti l’angolazione dell’applicazione della forza e la tempistica. Questo permette un impulso più forte e una maggiore variazione della quantità di moto; di conseguenza un maggior impulso consente maggiori variazioni di velocità. Tutti credono che meno tempo uno sprinter è a contatto con il suolo e più è veloce, ma non è vero! L’atleta più veloce non è quello che ha la lunghezza del passo più ampia, ma quello che è in grado di far andare il suo corpo più veloce!

Essere più veloce non significa nulla, senza forze. Pensate ad una moto, se sei con una marcia bassala moto è lenta, ma se applichi una forza maggiore aumentando le marce la moto va più veloce e di conseguenza copre una distanza maggiore.

Per creare la giusta forza e velocità, c’è una giusta quantità di tempo per cui l’atleta deve tenere il contatto a terra per creare le forze e i vettori corretti.  In uno sprint anche quando si è in posizione sui blocchi, l’atleta dovrebbe imprimere una certa forza per una precisa quantità di tempo, sul blocco anteriore, per creare una buona spinta di partenza. Se invece, questo tempo è diminuito perché l’atleta và di fretta, si perde lo slancio, la lunghezza del passo e velocità di uscita.

Nello studio svolto nel 2012 da Taylor & Beneke “spring mass characteristics of the fastest men on earth” è stato evidenziato che, nei Campionati del Mondo del 2009 a Berlino dove Usain Bolt vinse con un tempo di 9.58s, nella sua fase di massima velocità egli aveva trascorso più tempo stando a contatto con il terreno rispetto ai suoi rivali, permettendo lo sviluppo di impulsi più grandi rispetto a quelli visti da Tyson Gay e Asafa Powell. Ciò suggerirebbe che tempi di contatto a terra più lunghi possono far sì che, gli atleti che hanno una lunghezza del passo maggiore, possano esprimere meglio le forze di reazione al suolo e gli impulsi ad ogni contatto. Di conseguenza, si potrebbe dedurre che tempi di contatto a terra più brevi sono quindi probabilmente un effetto collaterale di uno sprint più veloce, invece che esserne la causa.


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