11.7 La filosofia delle migliori scuole

Parole chiave

Secondo gli esperti di memoria le parole chiave sono specifici termini che permettono di evocare un concetto, se ci pensi, quando leggi o studi molti concetti vengono ripetuti nello stesso periodo, scegliere una parola chiave che evochi la nozione di interesse ti permette di eliminare il 70% dei concetti ripetuti e poter richiamare, velocemente, il 30% di cui hai bisogno. Carson e Collins nel2016 hanno pubblicato uno studio dove viene messo in evidenza come l’utilizzo di parole chiave possa migliorare la performance degli atleti. Queste parole facilitano la comunicazione tra Coach e allievo senza compromettere l’importanza della metodologia. Carson e Collins affermano che questi termini congiungono il mondo della comunicazione verbale e non verbale (che sono fondamentali quando alleni un atleta) come Paivio, tra il 1971 e il 1986 ha affermato nei suoi studi(1971, 1986) dove ha parlato dell’importanza della creazione di un codice verbale-non verbale dato che questo permetto l’attivazione di reti neuromotorie che, in alcuni casi, possono esser compromesse.

L’uso di tali parole come “spingi!”, “tira”, “su” e”scivola”; al contrario di “attiva il pavimento pelvico”,”estendi l’anca” e “evita prono-supinazioni del polso”,specialmente quando l’atleta è in uno stato di ansia, permetterà di allenarlo seriamente.

Per un coach, rispondere alle domande di un atleta curioso con parole chiave che permettano di comprendere bene il concetto o aiutare chi ha poco interesse sull’allenamento ma sui risultati è importantissimo anche perché queste evitano un divario tra il conscio e l’inconscio.

Quelle che seguono sono le parole che usiamo maggiormente per descrivere i concetti più importanti dello sprint:

1.Pressione

2.Ritmo

3.Timing

4.Pazienza

5.Forma

6.Elevazione

7.Energia

8.Pace

Velocità: Filosofia

Quando si definiscono gli elementi costitutivi della velocità, evidenziamo la fase di avvio, fase iniziale, fase di transizione e fase di velocità massima.Nonostante questo sia un ottimo modo per noi di studiare l’andatura del soggetto è bene non coinvolgere l’atleta in questa teoria. Quando alleniamo la velocità attraverso lo sprint non dobbiamo comunicare all’atleta le fasi ma lasciarlo andare, sarà nostra responsabilità far capire attraverso l’uso di parole chiave, come raggiungere la massima performance.

Gli atleti devono pensare alla velocità come un’attività fluida, miscelata, con un’esecuzione dall’inizio alla fine che si manifesta come un insieme armonioso, indipendentemente dalla distanza coperta. Quindi, piuttosto che insegnare le”fasi” quando comunichiamo i concetti agli atleti, dovremmo concentrarci sul coaching della meccanica e dei concetti; insegniamo il ritmo, della posizione della testa, l’andatura degli arti superiori e inferiori, i tempi di contatto col suolo così da creare nella mente dell’atleta 3 mantra:

“Aumenta il ritmo ad ogni passo e proietta il tuo centro di massa all’arrivo.”

Fai questo e non creerai una corsa meccanica e visibilmente artificiale (oltre che brutta).

La filosofia ALTIS di Stuart McMillan

“Invece di insegnare le fasi separate, invece di insegnare a fasi disparate, le otto parole sono quelle che utilizziamo per allenare la velocità nei nostri atleti.Queste parole non sono a caso ma studiate per permettere una comunicazione efficace e un ponte tra il conscio e l’inconscio” [S. McMillan]

Ma dato che fino a questo momento ti ho solo parlato delle parole specificheanalizziamo queste una ad una.

  1. Pressione: Misurare la pressione arteriosa quotidianamente è una cosa che ti consiglio ma quando parlo di sprint espressione intendo la forza applicata ad ogni passo. Negli sprint si parla della quantità di forza e della direzione in cui viene applicata. Ad esempio, nei 100metri tentiamo di applicare la massima pressione ad ogni passaggio. In pratica, questo si sviluppa come una sensazione di crescente pressione fino a quando l’atleta è completamente in posizione eretta. In base allo sport dobbiamo selezionare la quantità appropriata di pressione relativa alla strategia tattica da impiegare.      L’atleta deve cambiare la quantità e la direzione di forza ad ogni fase fino al raggiungimento della posizione verticale. È qui che la maggior parte degli atleti sbagliano, piuttosto che “salire” gradualmente attraverso la loro accelerazione, applicando la pressione in modo incrementale fino al verticale, questi cercano di “rimanere bassi”, spingendosi indietro il più a lungo possibile. Tuttavia, questo è un approccio sub-ottimale, perché c’è un cambio di velocità ad ogni passo. Se l’atleta non orienta la propria forza in una direzione incrementalmente verticale ad ogni passo, ci sarà un gap di pressione iniziale e una riduzione della pressione nelle fasi successive.’Restare bassi’ potrebbe portarti ai 50 metri velocemente ma ai 100 arrivi con mio nonno.
  • Ritmo: Per ritmo intendiamo una successione ordinata secondo una certa frequenza di una qualsiasi forma di movimento che si svolga nel tempo specifico in quanto oggetto di percezione. La ricerca suggerisce che per eseguire azioni motorie grossolane assembliamo i movimenti coordinandoli ritmicamente con il contributo del sistema nervoso, del sistema cardio-circolatorio, della muscolatura e del sistema scheletrico, nonché dell’interazione tra di essi.Migliora la comunicazione e coordinazione di questi e maggiore sarà la protezione dagli stati cognitivi ed emotivi che sono dei potenziali inibitori della fluidità e ritmicità. Non a caso, Mac Pherson e Collins (2009)suggeriscono che il raggiungimento del ritmo “sia l’unica strategia necessaria quando si tenta di produrre un picco di prestazioni”. Nello sprint il ritmo si riferisce all’interazione coordinata tra lunghezza del passo, frequenza del passo, tempo in area e a terra. Si tratta di alternare periodi di contrazione e rilassamento. Questo permetterà al tuo atleta di contrarre e rilassarsi ad ogni falcata per l’intero sprint. Il ritmo più efficace per un velocista di 100 metri, ad esempio, può essere espresso come un crescendo: la lunghezza del passo, la frequenza del passo e il tempo nell’aria aumentano dal primo passo, finché il velocista non ha raggiunto la velocità massima. Allo stesso tempo, il tempo trascorso a contatto col suolo dovrebbe diminuire progressivamente nel periodo. Questo ritmo vale anche nel salto in lungo o triplo, è per questo che i saltatori, prima di partire, chiedono al pubblico un applauso ritmato!
  • Timing: come il ritmo, il tempismo è strettamente correlato alla coordinazione e alla fluidità. Tuttavia, laddove il ritmo è l’interazione della lunghezza del passo, della frequenza del passo, del tempo di contatto con il suolo e del tempo di volo attraverso la totalità dello sprint, il timing è il modo in cui gli arti si coordinano. Un buon tempismo significa che i tempi di ammortamento sono ottimizzati, sia in aria che a terra. La riorganizzazione degli arti, lavorando efficacemente con le anche e le spalle oscillanti e ondeggianti, contribuisce in modo determinante alla velocità. In corsa (nella fase di transizione), gli atleti di élite diversamente dagli esordienti riescono a coordinare gli arti senza sprecare energie. Il tempismo degli arti è potenzialmente mediato dal sistema fasciale, anche per questo gli atleti esperti hanno una comunicazione e coordinazione tra sistema nervoso e muscolare più efficiente.
  • Pazienza: Il problema di molti atleti è che “accelerano la loro accelerazione” non essendo disposti ad aspettare. In fretta e furia per raggiungere la posizione verticale, molti atleti, in particolare giovani, non massimizzano il loro tempo durante la fase iniziale. Generalmente, quando diventiamo ansiosi, alziamo la testa e spingiamo il mento in avanti. Se vedi sprint con scarsi risultati a rallentatori puoi notarlo meglio. Questa estensione cervicale inibisce la capacità di mantenere una pelvi neutra e spesso porta a un ciclo relativamente arretrato.

Invece la relazione tra il mento, il petto e il bacino deve rimanere coerente (immagina che siano legati da un filo senza nodi); qualsiasi deviazione in questo avrà un effetto negativo sulla posizione pelvica e porterà a prestazioni non ottimali. Puoi paragonare il tuo atleta ad un aereo che decolla. Più grande e potente è l’aereo, più richiede spazio e lunghezza per partire. Gli aerei più piccoli, con meno potenza, non richiedono la stessa distanza per iniziare il decollo. Lo stesso vale per gli atleti: più grande è il “motore”, maggiore è la velocità massima finale, più pazienza devi avere durante l’accelerazione.

La domanda che devi farti è “che motore ha il mio atleta?”, il decollo e l’accelerazione dipenderanno dalla tua risposta.

  • Forma: La forma si riferisce alle posizioni che un atleta occupa durante lo sprint. Qualsiasi “forma” deve considerare:
    • Antropometria, altezza, peso, lunghezza degli arti; asimmetrie muscolo-scheletrica, mobilità, flessibilità, costruzione fasciale.
    • Di che evento parliamo: breve sprint indoor, breve sprint all’aperto, campo o sport da campo; esperienza da allenamento.
    • Ambiente: tempo, temperatura, superficie di gara/gioco.

È importante capire che esiste una forma appropriata per ogni compito, per ogni individuo, in ogni situazione.

Spesso gli allenatori copiano ciecamente i migliori al mondo programmando allenamenti, a prescindere da quanto sopra detto, ai loro atleti. Se è vero che imitare chi ha avuto successo è un’ottima strategia è vero anche che devi valutare la persona che stai allenando e individualizzare, come abbiamo già visto al capitolo dellaMetodologia, in base al soggetto.

  • Elevazione: L’elevazione si riferisce all’altezza complessiva del centro di massa durante lo sprint. Recenti ricerche ci dicono che gli sprinter alle prime armi effettuano una flessione di 5-6 gradi in più sia alla caviglia che al ginocchio rispetto agli sprinter di élite (Sides 2014). Come accennato precedentemente, questi applicano la maggior parte della forza durante le prime 2 fasi, orientando queste in maniera più verticale. Se ci fai caso, ad un certo punto, sembra che i velocisti santino in pista.”Bello e alto” è un’ottima parola chiave per il coaching.
  • Energia: inutile dire l’energia applicata giochi un ruolo fondamentale nella velocità ma occhio perché non sempre il più potente vince. Lo sport ad alto livello richiede che il velocista non solo produca elevate quantità di forza, ma che questa venga prodotta nel periodo di tempo ottimale e che sia direzionata perfettamente. “Spingi ad ogni passo” è quello che devi dire al tuo atleta e quello che deve ripetersi quando sarà in pista o al campo. La spinta ad ogni passo, in ogni fase, ti farà allineare la tua energia senza sprecarne.
  • Pace: Per quanto riguarda la velocità, correre con il giusto tono emotivo aiuterà il tuo atleta. Quando non viene prestata attenzione né al passato né al futuro, abbiamo più controllo del presente. Il movimento ottimale richiede massima concentrazione, lontananza dallo stress o dall’ansia. Questa è ciò che consente all’atleta di correre libero, con una fluidità di movimento invidiabile. Molti allenatori usano la parola “relax”, ma”rilassare” può essere un’arma a doppio taglio. Rilassarsi non significa nulla per alcuni atleta, in realtà è l’antitesi di ciò che vogliamo e non consentirà la coordinazione tra le precedenti 7 parole chiave. Osserva sempre il tuo atleta!

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