2.9 La Medicina dell’Energia

La differenza tra medicina convenzionale e medicina dell’energia
Negli ultimi anni le tantissime testimonianze dei pazienti, le numerose ricerche e gli esempi dei medici Statunitensi e di altri 25 paesi hanno reso possibile affermare che, la medicina dell’energia, possa esser considerata “la nuova medicina”.
La conferma è arrivata particolarmente dalle storie dei pazienti che hanno riconosciuto come le varie tecniche di medicina dell’energia potessero curare disturbi dolorosi che, fino a qualche anno fa, sembravano incurabili.
Nell’ultimo decennio, gli studi, hanno dimostrato come il corpo umano sia molto sensibile ai “meccanismi energetici” e questo grazie a piccole proteine di membrana che, presenti in ogni cellula, fungono da bersaglio.
Definiti anche come “Canali calcio voltaggio-dipendenti”, queste proteine regolano le funzionali vitali della cellula stessa oltre ad essere un trasfer per i piccoli ingressi di energia.
Una scoperta correlata è l’identificazione dell’infiammazione come la causa della maggior parte delle malattie croniche. L’infiammazione è una condizione energetica.
La conferma è arrivata nel 2002 quando il cardiologo Ridker e parte dei suoi colleghi della Harvard Medical School hanno notato, attraverso una ricerca effettuata su 28.263 donne in post-menopausa, come esse abbiano avuto un maggiore rischio di eventi cardiovascolari per la presenza di infiammazioni cellulari.
In particolar modo, dallo stesso studio si è evidenziato come la proteina C-reattiva (hs-CRP) sia il miglior predittore di malattie cardiovascolari (se trovata velocemente)ma, al contempo, anche “il killer”, in quanto si tratta del maggior fattore di rischio per le malattie cardiovascolari.
Questo è solo uno dei tanti studi sull’associazione tra malattie degenerative e infiammazioni; sulla libreria online PubMed possiamo trovare, ad esempio, circa 400.000 studi tra il 1967 e il 2012.
Tutte queste ricerche, se analizzate, mostrano come vi sia una causa comune tra le malattie indotte da infiammazioni, in termini di qualità di energia presente nel paziente, e ciò mostra, come vedremo anche più avanti, che terapie energetiche e movimento sono in grado di produrre effetti positivi con approcci dolci, naturali e completamente non-invasivi.
Come è stato scoperto?
Negli USA nel 2004, per un periodo, l’uso di farmaci è stato limitato per gli effetti collaterali, fu cosi che venne scoperto come, ogni anno, 100.000.000 di americani soffrano di dolori cronici e come, questi, spedano in media 635 dollari l’anno per le cure mediche. E’ evidente come, nonostante i piccoli benefici che la stessa medicina convenzionale apportava tramite i farmaci, c’era un dispendio economico ancora troppo alto considerando il numero di americani con presenza di dolore.
Durante questo periodo sono emerse le tantissime differenze tra la medicina energetica e quella convenzionale dove è evidente che, quest’ultima, agisca grazie ai farmaci solo sui sintomi che favoriscono la presenza di infiammazioni mentre, la medicina dell’energia, attraverso le numerose tecniche, agisce sulle cause della malattia.
Come risolvere?
La medicina dell’energia presenta tantissime tecniche semplici per combattere il dolore, una di queste è “camminare senza scarpe”
“Camminare a piedi nudi potrebbe salvarti la vita” e non è il titolo di un documentario ma il titolo di uno dei capitoli del libro: “Earthing, a piedi nudi”.
La superficie del nostro pianeta è una fonte abbondante di elettroni, che sono i migliori antiossidanti naturali; per quanto possa sembrare semplice il contatto con queste piccoli fonti di energia provenienti dal suolo è stata interrotta negli anni 50 quando, nelle nostre scarpe, è arrivata la suola in gomma sintetica che ha isolato, totalmente, il contatto del piede col suolo. Prima del 1950 il 95% delle scarpe aveva suole in cuoio, oggi, invece, solo il 5% delle scarpe ha una suola “naturale” e questo, ovviamente, ha creato una serie di “squilibri elettronici” dove, il mancato contatto del piede col suolo, ha creato degli effetti fisiologici indesiderati come, appunto, il dolore cronico.
 Perché camminare a piedi nudi può fare la differenza e quali sono i benefici?
Secondo i sistemi meridiani (una fitta rete di collegamento con un decorso simmetrico tra destra e sinistra, in cui scorre il Qui, un termine che, secondo la medicina cinese, consiste in “Energia Vitale”)la pianta del piede corrisponde al“Qui” dove, passo dopo passo, l’energia fluisce e il contesto elettronico viene stabilizzato.
Cosa migliora?
Sono tantissimi i fattori che vengono migliorati attraverso piccoli cicli giornalieri di camminate a piedi nudi; ci sono alcuni ospedali statunitensi che, al mattino, consigliano ai propri pazienti di iniziare la giornata con camminate nei grossi parchi della stessa struttura ospedaliera e, tutti i pazienti che hanno seguito il consiglio, hanno riscontrato netti miglioramenti nel:
Sonno, in quanto la qualità delle ore di riposo aumenta e, ovviamente, lo stress diminuisce.
Diminuzione del dolore, grazie alle infiammazioni che diventano sempre minori il dolore diminuisce e, con la frequenza cardiaca che varia regolarmente c’è un minore cumulo di globuli rossi e una minore viscosità del sangue che, oltre ad essere un fattore molto importante affinché venga diminuita la possibilità di riscontrare malattie cardiovascolari, la guarigione diventa anche più veloce.
Oli essenziali ed erbe aromatiche
Quella dell’eliminare le scarpe è solo una delle tecniche più usate nella medicina energetica, un’altra è l’uso di oli essenziali ed erbe aromatiche; spesso denigrati dalla medicina convenzionale per la scarsa conoscenza dei benefici, questi prodotti hanno un effetto istantaneo sul corpo dato che, la cute, è come se fosse “trasparente” al contatto con questi, permettendone l’assorbimento rapidamente.
Ma non è tutto! Le cure classiche per antibiotici costano, in media, 34 milioni di dollari e spesso questi non riescono a combattere alcuni batteri come lo stafilococco resistente MRSA (nasce in condizioni di scarsa igiene), alcune erbe aromatiche, oltre a costare molto meno riescono anche a combattere parassiti, come l’ultimo citato.
Uno dei tanti prodotti presenti in natura è l’acqua di Quinton che prende il nome dal biologo francese che l’ha scoperta. Quest’acqua marina,dalla particolarità di somigliare tantissimo al sangue umano per la presenza di 72 elementi della tavola periodica; ancora oggi, nonostante la scoperta di circa 150 anni fa, è considerata una delle migliore cure aromo-energetiche.
BENEFICI DELLE ENERGIE E PENSIERI POSITIVI
 Differenza tra carriera di successo e principiante.
Esiste una correlazione tra la fascia di ogni essere umano e il DNA di quest’ultimo, principalmente la qualità del tessuto connettivo aumenta quando, il soggetto, è in grado di gestire i propri pensieri negativi tramutandoli in positivi e questo anche attraverso un ascolto attivo di ciò che si comunica.
Nell’articolo PubMed “The Mind of theathlete”, si è visto come gli atleti professionisti riescano ad attivare, durante la performance, maggiormente le aree di esecuzione del movimento (area occipitale) mentre negli atleti alle prime armi siano maggiormente attivi il cingolo posteriore, l’amigdala proencefalo (che gestisce la paura), i gangli della base e il sistema limbico che controllano le emozioni senza tramutarle in energia produttiva alla performance con conseguente focus errato.
Il potere della visualizzazione
La teoria psico-neuromuscolare certifica che i risultati delle azioni sportive immaginate siano identiche durante il movimento reale.
Anche se l’evento immaginato non risulta in un movimento evidente della muscolatura, i comandi, vengono ugualmente inviati dal cervello ai muscoli.
Quindi, al sistema neuromuscolare viene data l’opportunità di “muoversi” senza realmente attivare muscoli.
Nel gennaio del 2014 Serra-Hammoundi e Nabbis hanno effettuato un test su atleti semi professionisti di atletica. Agli atleti è stato chiesto uno sprint a massima intensità per 30 metri. Nel recupero, dopo aver preso visione dei risultati, una parte (16) è stata aiutata da un esperto a visualizzare la prestazione successiva, migliorata rispetto alla precedente mentre, ad un’altra parte, è stato chiesto di contare a ritroso partendo da 1000 usando multipli di 7. L’obiettivo era mantenere un impatto neurologico molto alto, i risultati sono stati a favore del primo gruppo dove, 14 atleti su 16 hanno migliorato il loro successivo sprint.
Russell Wilson (quarterback per i Seattle Seahawks) crede fermamente nel potere della visualizzazione e ha immaginato di giocare attraverso scenari che ha ritrovato nei successivi match.
Wayne Rooney (attaccante del Manchester United) ha rivelato una volta : “a letto la sera prima della partita, visualizzo me stesso segnando un goal o facendo bene. Cerco di prepararmi ad avere un “ricordo” prima della partita. Non so se lo chiamerei visualizzare o sognare, ma l’ho sempre fatto.”
Jack Nicklaus (giocatore di golf) ha dichiarato: “Non ho mai colpito una palla, nemmeno nella pratica, senza avere una sua immagine a fuoco molto nitida nella mia testa”.
Michael Jordan (Basketball) ha dichiarato: “Ogni volta che mi sento stanco durante l’allenamento o le partite, chiudo gli occhi per immaginare un assist o un tiro decisivo, per vedere quella lista con il mio nome. Questo di solito mi motiva a lavorare di nuovo. ”
Queste sono solo dichiarazioni di atleti di successo che testimoniano come, la preparazione neurale prima di una performance (che sia sportiva o meno) possa, insieme alla disponibilità al sacrificio, aiutare nell’atto stesso.
Uno sguardo all’adrenalina
 Cosa spinge le persone a lanciarsi con la tuta alare, a scalare altissime montagne oppure a sfrecciare a più di 300 km orari su un circuito automobilistico? Cosa induce alcune persone a cimentarsi in imprese estreme, al limite delle capacità umane, mettendo a repentaglio la loro vita?
Tra i tanti fattori, è presente sicuramente l’adrenalina, un ormone in grado di suscitare emozioni uniche, provocando contemporaneamente brividi di piacere e di paura.
L’adrenalina (o epinefrina) è un ormone prodotto dalla porzione midollare delle ghiandole surrenali e dal SNC (Sistema Nervoso Centrale). È sintetizzata a partire dalla tirosina, un amminoacido non essenziale, in seguito a sollecitazioni del sistema nervoso simpatico, che regola le funzioni automatiche e involontarie del nostro organismo.
Essa, viene rilasciata in tutte quelle situazioni che comportano paura, rischio, pericolo, minacce e stress sul piano fisico o emotivo. Per tale ragione è conosciuta anche con l’appellativo di “ormone della paura”. Ma questo neurotrasmettitore può essere prodotto anche in conseguenza di eccitazione, esposizione a luci molto intense, forti rumori, dolore, ipoglicemia o ipotensione.
La cosiddetta “scarica di adrenalina” riferisce una situazione che fa paura e, allo stesso tempo, dà energia. Essa descrive quella particolare sensazione in cui i riflessi risultano acuiti, la soglia di vigilanza aumentata e le emozioni amplificate.
A livello “ancestrale”, l’adrenalina è motore dell’istinto di sopravvivenza e rappresenta una componente principale della cosiddetta reazione di ‘lotta o fuga’ (in inglese fight or flight), che si verifica in tutte le specie animali in determinate situazioni, compreso l’uomo. Di fronte ad una situazione di pericolo, in cui le uniche opzioni possibili sono fuggire o lottare per la vita, la produzione di adrenalina innesca la risposta fisiologica del nostro organismo, preparandolo ad uno sforzo muscolare più intenso. In condizioni avverse, infatti, quest’ormone determina la maggiore irrorazione dei vasi sanguigni, l’intensificazione della respirazione e l’attivazione delle scorte energetiche.
L’adrenalina è un ormone sistemico, cioè la sua produzione genera reazioni a cascata nell’intero organismo.
Una volta secreta dalle ghiandole surrenali, attraverso il flusso sanguigno essa raggiunge i recettori situati nelle cellule del fegato, dei muscoli scheletrici, del cuore e del sistema vascolare. La sua funzione principale è complessivamente volta a garantire una pronta ed efficace reazione al pericolo, fornendo maggior supporto energetico ai muscoli e convogliando tutte le risorse verso organi e attività principali, grazie alla vasocostrizione e vasodilatazione selettiva e l’inibizione delle funzioni non essenziali.
In breve, l’adrenalina ha molteplici effetti:

  • azione vasocostrittrice delle arteriole renali e della pelle;
  • azione vasodilatatrice delle arterie muscolari e coronariche;
  • aumento della pressione sanguigna;
  • dilatazione dei bronchi;
  • aumento del battito cardiaco;
  • stimolazione del metabolismo;
  • inibizione delle funzioni non essenziali (digestione e apparato riproduttivo)
  • incremento dei livelli di energia attraverso il rilascio dei glucidi e degli acidi grassi;
  • miglioramento della funzione visiva (dilatazione della pupilla per poter vedere meglio al buio).

Nella norma, i livelli di adrenalina nel sangue si aggirano tra i 20 e i 190 picogrammi per millilitro. Picchi fisiologici si manifestano come reazione a situazioni di tensione o pericolo. Oltre ad essi ci sono dei casi in cui si verifica un sovradosaggio di quest’ormone. Ad alti livelli di adrenalina, sono associate patologie anche gravi come il feocromocitoma (tumore alla zona midollare delle ghiandole surrenali), infarto, ipertensione e nefroangiosclerosi (malattia che colpisce i reni ed interferisce sull’attività ormonale. Queste patologie causano ipertensione, problemi alla circolazione sanguigna, sovrapproduzione di adrenalina.
Quando invece i livelli di epinefrina non risultano sufficienti, la causa può essere attribuita a gravi infezioni, malattie, come quella di Addison, il morbo di Parkinson e la sindrome di Waterhouse.
L’adrenalina può essere sintetizzata in laboratorio e viene somministrata sotto forma di farmaco in determinate situazioni:

  • Shock anafilattico;
  • Ulcere duodenali perforanti con emorragie;
  • Elevata pressione oftalmica;
  • Broncospasmo;
  • Arresto cardiaco;
  • Overdose da droghe;

Essa può essere somministrata per via intramuscolare o endovenosa. Nel primo caso, l’ormone entra immediatamente in circolo. L’iniezione intramuscolare rappresenta il metodo più indicato in presenza di shock anafilattici e overdose da sostanze stupefacenti. La via endovenosa invece rilascia l’adrenalina in maniera più graduale, ma può comportare complicazioni cardiache.
Gli sport estremi e pericolosi determinano un consistente rilascio di quest’ormone, fino al raggiungimento di un vero e proprio picco adrenalinico. Chi pratica sport del genere è conosciuto come “sensationseekers”, cioè cacciatori di emozioni, costantemente alla ricerca dell’ebbrezza del rischio.
L’adrenalina sintetica, invece, al pari dell’anfetamina, è in grado di accelerare il metabolismo corporeo. Per questo motivo, è considerata sostanza dopante e come tale bandita dalle gare di atletica e da qualsiasi competizione sportiva.
Dopamina 
La dopamina è un neurotrasmettitore prodotto dal cervello e in minima parte dalle ghiandole surrenali. Fa parte delle catecolamine, gruppo di ormoni cui appartengono anche adrenalina e noradrenalina, di cui la dopamina è il precursore.
È conosciuta come l’ormone dell’euforia, in quanto la sua presenza è legata alla sfera del piacere e al meccanismo della ricompensa. Tutto ciò che ci dà piacere, come il cibo, il sesso, ma anche la musica o il consumo di sostanze stupefacenti, è in grado di suscitare una sensazione di appagamento e di gratificazione, aumentando i livelli di dopamina.
Questo neurotrasmettitore, però, interviene anche nella regolazione di altre importantissime funzioni dell’organismo, a livello del sistema nervoso centrale e periferico.È responsabile del controllo dei muscoli, ma anche della motivazione personale, del sonno, dell’umore, della memoria e dell’apprendimento.
Inoltre, si comporta come un ormone impedendo il rilascio di prolattina da parte delle cellule lattotrope dell’ipofisi. Infine, a livello dell’apparato gastrointestinale, è responsabile della sensazione di nausea e vomito.
Il sistema dopaminergico è molto affascinante ma anche estremamente complesso. Bassi livelli di questo neurotrasmettitore possono causare depressione, comportamenti asociali, isolamento, rabbia e frustrazione.
Al contrario, un alto tasso di dopamina in circolo può essere rischioso perché induce il soggetto a perseguire il proprio piacere in maniera acritica, sconfinando in comportamenti irrazionali eautolesionisti o sfociando nella tossicodipendenza.
Schematizzando, le funzioni svolte dalla dopamina nel sistema nervoso centrale troviamo:

  • controllo del movimento: la dopamina è fondamentale per consentire un corretto equilibrio dell’attività motoria. Bassi livelli di quest’ormone sono all’origine del morbo di Parkinson, mentre un’eccessiva secrezione di dopamina provoca l’insorgenza di tic nervosi;
  • sensazione di piacere: è sicuramente la funzione più nota della dopamina. Questo mediatore chimico è in grado di rilasciare una sensazione di benessere psicofisico e profondo appagamento;
  • meccanismo della ricompensa: la dopamina predice la ricompensa, nel senso che ci dà la giusta motivazione per raggiungere i nostri obiettivi;
  • inibizione della produzione della prolattina: quest’ormone è in grado di inibire la secrezione di prolattina da parte del lobo anteriore dell’ipofisi. In questo caso, la dopamina prende il nome di FIP (fattore inibente la prolattina);
  • attenzione: bassi livelli di quest’ormone sono associati a distrazione e incapacità di concentrarsi;
  • memoria: la dopamina è fondamentale soprattutto per stimolare la cosiddetta ‘memoria di lavoro’, cioè quella parte della memoria a breve termine che ci consente di immagazzinare ed elaborare dati e concetti fondamentali nelle nostre attività quotidiane;
  • apprendimento: alti livelli di dopamina sono associati ad un’elevata capacità di apprendimento, favorita anche dalla stimolazione della memoria;
  • sonno: quest’ormone regola il ritmo circadiano dell’organismo, favorendo l’alternanza sonno/veglia;
  • umore: così come la serotonina, questo neurotrasmettitore è in grado di influire sul tono dell’umore, determinando uno stato di generale benessere psico/fisico.

Le attività controllate da questo neurotrasmettitore a livello del sistema nervoso periferico sono:

  • vasodilatazione;
  • espulsione di sodio attraverso le urine;
  • motilità intestinale;
  • secrezione di insulina;
  • attività dei linfociti (che regolano la reazione immunitaria).

Difetto di dopamina
Come detto, la dopamina è fondamentale per garantire la motilità scheletrica e il controllo dei movimenti muscolari. Un’insufficienza di quest’ormone può essere all’origine di alcune malattie anche gravi, tra cui:

  • Morbo di parkinson;
  • Deficit di attenzione e iperattività (ADHD);
  • Fibromialgia;
  • Depressione;
  • Sindrome delle gambe senza riposo;
  • Sindrome della bocca urente (forte bruciore alla bocca in assenza di lesioni);
  • Dipendenza da sostanze psicotrope. 

Eccesso di dopamina
Alti livelli di dopamina non consentono di controllare i muscoli del corpo, e sono spesso all’origine di tic nervosi e movimenti incontrollati. Inoltre, eccessivi livelli diquest’ormone possono determinare schizofrenia e comportamenti psicotici.L’irrefrenabile ricerca del piacere e della gratificazione, associata ad un alto tasso di dopamina, caratterizza infine gli stati maniacali (euforici) della sindrome bipolare. In questa fase cadono i freni inibitori di qualsiasi tipo, e il soggetto sperimenta un’intensa attività sessuale e una compulsione irrefrenabile verso lo shopping.
Riassumendo, quindi, l’eccesso di Dopamina conduce a:

  • Tic nervosi e movimenti incontrollati;
  • Psicosi;
  • Schizofrenia;
  • Episodi maniacali del disturbo bipolare.

Dopamina, come si produce?
La dopamina endogena, cioèquella naturalmente prodotta dal nostro organismo, non può essere aumentata per via orale, poiché questa molecola non è in grado di oltrepassare la barriera emato-encefalica, che divide il sangue dal sistema nervoso centrale.
Pertanto, per aumentare i livelli di questo mediatore chimico, occorre somministrarla direttamente sotto forma di farmaco, oppure assumere sostanze che ne mimino l’azione o ancora molecole che ne favoriscano la secrezione.
In maniera molto schematica e semplicistica, il processo chimico attraverso cui si giunge alla produzione di dopamina è caratterizzato da una serie di reazioni, che si susseguono secondo lo schema seguente:
fenilalanina –> tirosina –> levodopa –> dopamina
Attraverso i farmaci, si interviene generalmente sui livelli di levodopa, mentre con l’alimentazione possiamo aumentare la tirosina o la fenilalanina, amminoacidi in grado di stimolare la sintesi della dopamina.
Farmaci e dopamina
A livello farmacologico la sostanza più utilizzata è senza dubbio la levodopa,amminoacido intermedio che è in grado di sintetizzare la dopamina. Come coadiuvante nella terapia antidepressiva, contemporaneamente alla levodopa, occorre sempre somministrare la carbidopa, per evitare che la sintesi della dopamina avvenga nel sistema circolatorio, producendo effetti indesiderati quali stati di nausea e vomito.
Ma soprattutto, in questo caso la dopamina prodotta sarebbe impossibilitata a raggiungere i recettori del sistema nervoso centrale. In casi estremamente gravi si ricorre alla somministrazione di dopamina direttamente tramite flebo. Rientrano in questa fattispecie gli shock causati da infarti, operazioni a cuore aperto, scompenso renale o cardiaco cronico, traumi e setticemia. 
Dopamina e alimentazione
Come detto, la dopamina non può essere incrementata direttamente attraverso l’alimentazione, poiché, qualora fosse introdotta col cibo, rimarrebbe a livello del flusso ematico, causando nausea e vomito, ma non riuscirebbe a raggiungere il sistema nervoso centrale.
Tuttavia, col cibo possiamo stimolare in maniera indiretta la produzione di dopamina, incrementando i livelli di fenilalanina e tirosina, suoi importanti precursori, in grado di promuoverne la sintesi a livello del sistema nervoso.
La fenilalanina e la tirosina sono aminoacidi derivanti dalla digestione delle proteine alimentari. Si formano nel plasma, ma sono in grado di superare la barriera ematoencefalica, mettendosi a disposizione dei neuroni dopaminergici situati nel sistema nervoso centrale.
 Tra gli alimenti più ricchi di fenilalanina, ci sono:

  • Germe di grano
  • Legumi
  • Carne
  • Uova
  • Pesce

Tra i cibi particolarmente ricchi di tirosina:

  • Frutta secca (mandorle, noci)
  • Banane
  • Avocado
  • Semi oleosi (semi di sesamo, zucca, girasole)
  • Latticini
  • Cacao
  • Curcuma

La dopamina è comunque una sostanza che tende a ossidarsi facilmente. Per contrastare l’azione dei radicali liberi prodotti, è consigliabile assumere frutta fresca di stagione e verdura a foglia verde, ricche di antiossidanti e vitamine del complesso C ed E. In particolare, per contrastare la presenza dei radicali liberi, si consiglia di assumere i seguenti cibi:

  • Mele
  • Barbabietole,
  • Verdure a foglia verde
  • Frutta e verdura di colore arancione (arance, zucca, carote)
  • Asparagi
  • Crucifere (broccoli, cavolfiori, cavoletti di Bruxelles)
  • Peperoni
  • Fragole

Altri metodi naturali per stimolare la dopamina

  • attività fisica: non occorre essere degli atleti per aumentare la produzione di dopamina.È sufficiente la pratica costante di un’attività aerobica o una camminata quotidiana di almeno 30-40 minuti per favorire  una piacevole sensazione di benessere;
  • musica: la musica è un potente dopaminergico perché il benessere e la soddisfazione che procura il suo ascolto sono analoghi agli effetti di una buona mangiata o del sesso;
  • attività sessuale: il sesso è intrinsecamente legato al piacere. Pertanto, un’attività sessuale appagante favorisce il rilascio di dopamina da parte del cervello;
  • raggiungimento obiettivi: la dopamina, come detto, predice una ricompensa. Ci dà la giusta motivazione per affrontare le sfide quotidiane e aumenta al raggiungimento degli obiettivi. Non deve trattarsi necessariamente di grandi traguardi. Basta prefiggersi piccoli obiettivi, che una volta raggiunti accresceranno la gratificazione personale e i livelli di dopamina;
  • meditazione e yoga: queste pratiche rilassano il corpo e la mente perché combattono lo stress. Lo yoga, in particolare, favorisce un maggior afflusso del sangue al cervello, oltre ad aumentare la circolazione di glucosio, elementi indispensabile per la produzione di dopamina;
  • amicizia: l’amicizia vera è un toccasana per la nostra mente. È un antistress naturale, aiuta a rilassarsi e ad affrontare meglio le nostre paure;
  • ridere: ridere e sperimentare momenti allegri con i familiari o con gli amici allenta le tensioni e produce una sensazione di piacere e benessere.

Dopamina e droghe
Le sostanze stupefacenti sono in grado di aumentare i livelli di dopamina. Spesso, coloro che presentano dipendenza da sostanze psicotrope, hanno un basso livello di dopamina endogeno, per cui sono inclini a ricercare il piacere e Droghe quali cocaina o ecstasy vanno ad agire proprio su questo meccanismo, impedendo il naturale riassorbimento della dopamina e, conseguentemente, aumentandone il livello in circolo nel sistema attivare il meccanismo di gratificazione attraverso l’assunzione di sostanze pericolose.
La cocaina, così come l’Mdma (ecstasy), evitano che a livello sinaptico si produca il riassorbimento della dopamina, il cosiddetto reuptake. In sostanza, nella produzione di questo neurotrasmettitore intervengono due tipi di recettori: uno che lancia il segnale dopaminergico e l’altro che lo riceve.
In questa comunicazione neuronale, il segnale di piacere inviato da alcuni recettori viene intercettato da altri recettori, determinando la produzione di dopamina in alcune aree cerebrali. Una volta rilasciata, la dopamina in eccesso viene riassorbita nello spazio sinaptico del nostro cervello.
nervoso centrale.
Le molecole della felicità (dopamina, serotonina, endorfine e ossitocina)
Il benessere e la felicità di ognuno di noi dipendono da una serie di fattori complessi, che però hanno origine nella chimica del nostro cervello: sentirsi bene, appagati con se stessi e soddisfatti della propria vita dipendono dal complesso equilibrio dinamico che si crea di volta in volta tra questi neurotrasmettitori.
Questo spiega perché ci sono persone più ottimiste e con un’attitudine positiva nei confronti della vita, mentre altre in analoghe circostanze non riescono a scrollarsi di dosso l’inquietudine e il pessimismo. Si tratta di molecole diverse fra loro, ma dalla loro virtuosa sinergia scaturisce il nostro benessere psicofisico.
La dopamina è l’ormone della motivazione e del piacere.
La serotonina è in grado di regolare i nostri stati d’animo. Stimola l’umore, l’innamoramento, le relazioni sociali e il contatto fisico.
Le endorfine sono prodotte soprattutto in seguito all’attività fisica, determinando un effetto ansiolitico e analgesico.
L’ossitocina, conosciuto anche come ormone dell’amore, viene rilasciato durante l’orgasmo e consente alle mamme di allattare. Consente l’instaurarsi del legame unico madre-figlio, favorisce la socializzazione, la monogamia e i rapporti stabili.
La loro azione sinergica ed equilibrata è un fattore fondamentale nel determinare il nostro stato di salute psicofisico attraverso il livello di benessere generale.


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