È “Solo” una questione di Standard!

La casualità della vita fa in modo che la mia strada incrociasse quella di Antonella De Luca, ora moglie, in una dolce sera di primavera.
Stai sereno: non è una pagina da rose e fiori quella che stai per leggere! Ancora una volta finisco alla ghisa ma dammi un attimo per arrivarci…

Per uno come me, cresciuto nel mito di Domenico “Mimmo” De Luca, mia moglie portava un cognome pesante. Eh sì, avevo conosciuto proprio la figlia del culturista che più ammiravo!
Non ho mai amato i corpo abnormi, dalle masse informi. Ho sempre adorato la definizione, la proporzione la simmetria. Soprattutto, mi è sempre piaciuto che il corpo, per quanto muscolato possa essere, conservi sempre un grande atletismo. Mimmo De Luca incarnava tutto questo. Ed io da pischello appena uscito dall’università, e da pischello della cultura fisica mi sentivo veramente minuscolo rispetto ad uno come lui che si era plasmato un corpo d’eccezione e che faceva incetta di corpi altrettanto belli nella sua palestra. La “ANTROPOS GYM”, così si chiamava la sua palestra! Per me era “tana delle tigri” più che una palestra qualunque. Quando il rapporto con Antonella divenne solido cominciai a frequentare anche io tana delle tigri. Quando entravi nella palestra di Mimmo o scappavi o ci davi dentro come un matto. Non esistevano mezze misure. Trovavi tutte persone estremamente cordiali, fino a quando non suonava il crono che indicava il termine del recupero. Quando si catapultavano sotto i pesi, diventavano persone diverse: aggressive, cattive, concentrate solo su se stesse e sul movimento, era un duello tra loro e la ghisa. Ghisa, tanta ghisa: era ovunque. Era la palestra con il maggior numero di dischi e manubri che avessi mai visto nella mia vita. Era una palestra atipica: da un lato ci si caricava addosso montagne, dall’altro qualcuno stava scattando come uno sprinter sui tapis roulant. Non era una palestra, era “LA PALESTRA”. Avevo finalmente trovato tutto quello che cercavo, avevo trovato chi costruiva dei corpi stile greco!
Fin qui tutto bello! Ora ti racconto il lato peggiore. Io da galletto delle palestre che frequentavo, entro a tana delle tigri e mi vedo come una zanzara tra le api regine. I primi allenamenti li feci anche in canotta, poi iniziai a coprirmi. Credevo di avere un corpo statuario, un corpo da invidiare. Da buon ventenne pieno di sé, andavo fiero dei progressi che avevo fatto e mi crogiolavo su quanto avevo ottenuto fino a quel momento difendendomi dagli attacchi di chi mi trovava dei difetti.
Un giorno Mimmo si avvicinò e mi chiese cosa prevedeva il mio allenamento. Cominciammo a parlare e non ci fu una osservazione positiva sulla mia estetica: su tutte mi disse che avevo tanto di quel grasso che non me ne rendevo nemmeno conto toccando i punti laddove era localizzato, mise in discussione il mio back sia superiore che inferiore dicendomi che la schiena era vuota e che i glutei e le cose sembravano grossi ma in realtà erano pieni di adipe.

Quel giorno mi allenai: feci un pessimo allenamento! Ero arrabbiato con lui. Non sopportavo che qualcuno mi sbattesse in faccia un parere così negativo su qualcosa che avevo impiegato anni per costruire. Non sopportavo l’idea che lui soprattutto criticasse negativamente la mia alimentazione, il mio allenamento! Ricordo che a distanza di giorni ancora ne parlai con mia moglie: non riuscivo a credere a quello che mi aveva detto suo padre e inveivo contro di lui! Quando fui in grado di rifletterci a mente fredda pensai:
“ma chi cazzo credo di essere io?”
Mimmo De Luca mi sta dicendo cosa devo migliorare, può aiutarmi a farlo ed io rimango innamorato del panettone che mi ritrovo al posto del culo? Certo che bisogna essere davvero dei coglioni per rimanere in questi pensieri del cavolo! Misi la mia foto di schiena a confronto con la sua, ripensai agli sguardi di tutte le persone che allenava mentre erano intente ad eseguire un esercizio, iniziai a vivere casa sua e la sua alimentazione maniacale… capii che fino ad allora avevo coltivato solo l’ego di un bambino che aveva vinto il suo giocattolo ma non avevo colto quanto veramente poteva insegnarmi lo sport.
Giorno dopo giorno mi affidavo sempre di più ai suoi insegnamenti. Avevo perso quell’aggressività da allenamento, mi sentivo diverso da quanti si allenavano all’ANTROPOS ma dopo poco mi successe una cosa strana: inizia a ringhiare di nuovo sotto i pesi! Non hai idea di quanto l’ambiente che frequenti ti possa influenzare, in negativo ed in positivo!
Mi resi conto di tante cose: credevo di essere forte ma non alzavo nemmeno la metà dei carichi che sollevava uno che pesava anche meno di me. Credevo di allenarmi in maniera adeguata secondo i canoni che avrei voluto raggiungere, era invece il modo più comodo per me! Credevo di mangiare come un atleta: questa me la raccontavo proprio bene! Dimenticavo che gli atleti non mangiano 2 pizze il sabato sera e conservano la bella torta di mele della mamma per spazzolarla a colazione la domenica con un mezzo litro di latte! Mi stavo raccontando di avere un bel corpo solo perché mi costava perdere le abitudini in cui sguazzavo, in cui mi sentivo comodo e soddisfacevo la mia ingordigia.
Avevo abitudini radicate e mentalità molto differente da quella di Mimmo. Non riuscii a fare immediatamente il salto di paradigma ma sentivo che mi avrebbe influenzato tantissimo per il mio bene stargli accanto.
A distanza di oltre 15 anni posso dire di avere imparato tantissimo dal MAESTRO Mimmo De Luca e che ancora oggi continuo a farlo.
Ci sono fari che non vuoi vedere, fai di tutto per nasconderli: indossi i tuoi occhiali più scuri, ti copri gli occhi con le mani… e fin qui non ci sono problemi perché la loro luce è tanto forte che prima o poi ti abbaglia e te li fa finalmente notare. Il problema nasce nel momento in cui ti lasci spaventare da questo bagliore e rifuggi da loro allontanandoti a gambe levate. Hai perso una grande occasione di crescita. Hai perso il modo migliore che hai per guardare dentro di te e scoprire le tue carte, quelle che ti fa comodo tenere coperte!
Quello che vedi non è mai la realtà, quello che vedi è solo il frutto di quello che vuoi che i tuoi occhi vedano! Ti basta cambiare la prospettiva per trarre vantaggio da quello che non ti piace!

Goditi le tue esperienze! Leggi l'articolo

il Protocollo Definitivo per dare una Svolta alla tua Forma Fisica!

Hai deciso di rimetterti in forma?
La tua condizione attuale non ti soddisfa?
Vuoi migliorare la tua performance?
Ti alleni da tempo ma non vedi più risultati?

Se rientri in almeno una delle categorie di sopra ho preparato un regalo per te… continua a leggere e scarta la tua sorpresa!


Ecco cosa devi sapere prima:

  1. Chiarisci il tuo obiettivo: non puoi raggiungere qualcosa di aleatorio! Devi darti una misura che ti dica sia da dove parti che dove devi arrivare. Questo significa porsi un obiettivo: definire il punto di partenza per stabilire poi quello di termine all’interno di un percorso di una determinata durata. Esempio: sei una donna, pesi 72 kg e vuoi perderne 6 in 8 settimane. Questo significa avere chiarezza del proprio obiettivo.
  2. Ore che il tuo focus è chiaro chiediti in tutta onestà se desideri ardentemente. Risponditi senza filtri, sei tu con te stesso qui. Se la tua risposta è positiva, se lo vuoi veramente, allora qualsiasi cosa devi fare per ottenerla sarà semplicemente una scelta che porterai avanti con determinazione. Se la tua risposta è negativa, qualsiasi cosa devi fare per ottenere il tuo risultato risulterà un sacrificio immane: attento! Non ti sto dicendo che in questo secondo caso non arriverai al risultato (potrebbe capitare..) ma ti sto mettendo in guardia: tutto quello che fai e che ti pesa come un sacrificio o una rinuncia ha una forte ripercussione sul tuo stress innalzandolo notevolmente. Se arrivi al tuo obiettivo “scegliendo” sarai capace di effettuare step ulteriori e migliorare sempre, quanto hai già fatto non ti spaventa, anzi ti incoraggia. Se arrivi al tuo obiettivo “sacrificando”, non aspetterai altro che la data prevista ed il risultato auspicato per poter concederti tutto quello a cui hai rinunciato a malincuore. In questo secondo caso, non sarai portato a cercare ulteriori miglioramenti e ti spaventa il solo pensiero di rifare quello che hai fatto in precedenza.

Ora che sai queste cose e vuoi arrivare ad un risultato estetico e di performance lascia che ti dia qualche dritta per rimetterti in forma o migliorare quella che hai attualmente.
Concediti 3 giorni di allenamento a settimana. Non sono tanti, rappresentano il minor tempo possibile attraverso il quale poter ottenere un buon risultato in poco tempo. Non ti chiederò di stare una vita in palestra per 3 giorni a settimana, ti basterà un’oretta di lavoro; in quell’ora non voglio telefonini, non voglio distrazioni di nessun genere. Voglio che sia tu ed il tuo obiettivo. Voglio che porti ogni serie al limite secondo la tecnica che ti chiedo di usare e che visualizzi la tua figura con quei 6 kg in meno ogni volta che la stanchezza sembra prendere il sopravvento.
Se sei disposto a fare questo oltre a seguire il mio planning di allenamento, segui anche il piano nutrizionale e avrai 2 risultati in uno: Leggi l'articolo

Quali integratori scegliere in prossimità del workout?

Il mercato della supplementazione è talmente vasto e fitto di prodotti che sarai sicuramente confuso da una miriade di informazioni che ti piovono addosso.

Quale può essere il problema di ritrovarsi davanti alla scelta della giusta supplementazione? Spendere soldi inutilmente! Hai letto bene: INUTILMENTE! Non perché la supplementazione non sia una cosa utile ma semplicemente perché deve essere ben canalizzata, altrimenti corri il rischio di disperdere quello che stai consumando e non indirizzarlo adeguatamente verso il fine per cui lo stai assumendo.
In particolar modo ti parlerò della supplementazione che devi utilizzare in prossimità del tuo allenamento: Leggi l'articolo

Scuse o Risultati

Oggi mi fa male la spalla, non mi alleno!
Oggi il ginocchio proprio non va, non mi alleno!
Oggi questa cervicale mi sta ammazzando, non mi alleno!
Quante volte hai ascoltato queste cazzate? E quante volte te le sei dette da solo queste cazzate?
Ti sto per svelare un segreto sul mio carattere: sono diventato praticamente intollerante a queste scuse!
E l’organizzazione sanitaria di certo non ti aiuta. Pensa un attimo a quello che il medico ti consiglia non appena gli manifesti un malanno fisico: “riposa!”, “evita l’attività per qualche giorno, magari qualche settimana!”. E perché no? Associa al tuo buon riposo anche una bella e sana dose di antinfiammatori, e se la situazione è davvero grave ed i fans non ti fanno più effetto puoi passare ai cortisonici. A cosa ti porta tutto questo? L’effetto finale a cui aspira la farmacologia è la scomparsa del sintomo! Hai letto bene: il sintomo! Tutti i dolori che avverti non sono altro che sintomi, che campanelli! A cosa serve un campanello? Se pensi a quello di casa, ti serve affinchè tu possa aprire la porta ad un ospite: ma il suono non è nella porta! Se pensi al campanello di un albergo, ti serve per chiamare il personale: ma il personale non porta indosso il campanello! Solo due banali esempi per farti capire che i campanelli sono sempre ben lontani dai punti di interesse, sono fisicamente lontani dal fine per cui vengono utilizzati. Lo stesso vale per il tuo dolore: la comparsa di un dolore è sempre il sintomo di una causa che affonda le sue radici a monte o a valle del dolore stesso.
Cosa ti succede a livello emozionale quando il medico ti consiglia di riposare, di non muoverti, di non giocare, di non allenarti? Ti senti una merda! Ecco la realtà delle cose. E se non ti sembra davvero così è solo perché non hai il coraggio di guardare in fondo dentro di te. Non muoversi, ridurre il movimento, mettersi a riposo non fa altro che abbassare il tuo tono emozionale, e se le tue emozioni tendono al negativo non potrai che peggiorare anche la tua situazione fisica. Forse il farmaco manderà via il sintomo, ma appena ricomincerai a muoverti riaffiora lo stesso dolore oppure un nuovo dolore dislocato in una zona diversa: benvenuto nel tuo loop del cavolo! Sì, del cavolo! Un circolo vizioso dal quale difficilmente uscirai! E tutto questo perché? Perché per un dolorino ti fermi, ti imbottisci di farmaci e smetti di ascoltare quello che il tuo corpo sta suggerendo alla tua testa. È proprio così: quando la tua mente smette di voler ascoltare gli altri due cervelli che hai (cuore e pancia), il tuo corpo cerca di farle capire che deve prestare più attenzione all’introspezione. Se non ti rendi conto di questo meccanismo, se non ti interroghi sul motivo reale per cui avverti questi sintomi, corri il rischio che cambino continuamente sede ma che non vadano mai via del tutto per quanti farmaci tu possa prendere e per quanto tu possa riposare.
Quante volte ti sei messo sul tapis roulant per la tua corsa di 20 minuti? Magari dopo soli 2 minuti ha cominciato a darti noia la caviglia… poi dopo qualche minuto, passata la caviglia, è stata la volta del polpaccio… un altro esempio di quanto i sintomi cerchino di comunicarti in modo subliminale: questi dolorini sono la tua voglia di rimanere nella zona di comfort, sono la tua protezione innata alla fatica!
Lascia che ti racconti la mia esperienza in merito. Mi allenavo da quasi dieci anni sempre con costanza e senza mai saltare un allenamento. Era il 2005, avevo una vita molto fitta di impegni. Cominciavo a lavorare alle 6 del mattino, finivo alle 23 e poi 3-4 giorni a settimana almeno erano dedicati anche alla vita sociale, prevalentemente nelle ore serali e/o notturne. Un giorno ero in macchina con mio padre, lui al volante ed io al lato passeggeri. Ero assorto nei miei pensieri ed una frenata, nemmeno tanto brusca, mi provoca un colpo di frusta che al momento non sembrava davvero di entità importante. Dopo qualche giorno comincio ad avere la spalla destra un po’ dolorante, ma continuo ad allenarmi. Dopo qualche settimana comincio ad avere fastidi al gomito destro, ma continuo ad allenarmi. Passano un po’ di mesi con questi fastidi ai quali si erano aggiunti intorpidimento delle dita della mano destra, difficoltà nel movimento del capo. Mi sembrava di avere costantemente qualcuno che mi facesse pressione sulla zona del trapezio, spalla, testa… ed era diventato davvero difficile anche continuare ad allenarmi come facevo di solito, ma non ho mai smesso. Un giorno il mio programma di allenamento prevedeva tricipiti in isolamento, e mi accorgo che al mio braccio destro ormai non era rimasta nemmeno la metà della forza che aveva il sinistro, e la circonferenza era nettamente inferiore all’altro. A situazione precipitata comincio a fare un po’ di indagini. La diagnostica mi dice che un’ernia cervicale mi ha reciso parzialmente il plesso brachiale: avevo praticamente una lesione ad un nervo che aveva comportato una cascata di effetti a catena. Mi rivolgo quindi ad un neurochirurgo. Mi conferma la diagnosi e prescrive la sua terapia: Leggi l'articolo

Braccia e Velocità – parte 5

Dopo aver scritto per te ben 4 articoli e più di una ventina di pagine in cui ti descrivo la meccanica dello sprint e quanto e come gli arti la influenzino, eccoti finalmente il modo in cui esaltare la tua velocità. L’esercizio che ti permetterà di guadagnare la capacità di utilizzare le braccia in modo appropriato per il tuo sprint, l’esercizio che ti permetterà di spingere con gli arti superiori e ti donerà più velocità!

“ONE ARM ROW” e varianti rappresenta la tirata monolaterale per eccellenza: in particolar modo alcune varianti dell’esercizio ti permetteranno di distinguerti davvero da una serie di atleti che non usufruiscono di questi vantaggi.
Se solo adesso ti capita di leggere il mio articolo sullo sprint puoi proseguire tranquillamente la tua lettura ma per addentrarti nella logica della mia scelta ti consiglio di andare a rivedere gli articoli precedenti.
Allena la forza, sviluppa la stabilità, migliora la mobilità!
Quante volte hai sentito dire
“l’allenamento con i sovraccarichi rallenta!”

 
 
 
 
 
100m in 9e58 – 200m in 19e19
Ampiezza di passo 2,70m – 41 passi in 100m
45km/h in velocità di picco
Se questi sono gli effetti del rallentamento, fatti un favore: quando la palestra chiude, fatti lasciare la porta di emergenza aperta!
La verità è che se alleni la forza puoi sviluppare stabilità e migliorare la mobilità, mentre il contrario non è valido!!
Ovvio che devi sapere quali esercizi scegliere, come programmarli e in che modo ciclizzarli!
Nessun risultato avviene casualmente, soprattutto quando vuoi eccellere. Il sudore e la fatica non bastano. Non basta il tuo impegno. Tutto ciò che fai deve essere indirizzato in maniera molto molto specifica. Lascia il caso e la fortuna ai maghi!
Ora ripensa a tutto quello che hai imparato sull’analisi biomeccanica dello sprint. Ripensa a quanto il comportamento antirotazionale del core abbia un’importanza stratosferica nel bilanciare i momenti di forza generati dagli arti superiori ed inferiori. Ripensa all’importanza che ha il braccio quanto a velocità e precisione di movimento oltre che di sincronizzazione con tutto il resto. Tutto questo non avviene per caso, non avviene perché sei nato dotato di un buon bagaglio, non avviene perché sei fortunato!
Tiger Woods, dopo una delle sue più impressionanti buche da un colpo secco ad una distanza da qui alla luna, in un’intervista in cui gli chiesero quanta fortuna avesse avuto rispose così:
“ho avuto tanta fortuna, ma mi succede una cosa stranissima: più mi alleno, più curo i dettagli del mio allenamento, e più divento fortunato!”
Ora ti faccio capire come, inglobando un esercizio nella tua programmazione, tu possa migliorare il tuo stile di corsa o quello dei tuoi clienti.
Conosci il fantomatico rematore? Sicuramente fa parte del tuo bagaglio culturale, ma ti sei mai soffermato ad analizzarlo profondamente? Cosa può avere in comune con lo sprint un esercizio di tirata orizzontale?
Come hai visto precedentemente, quando corri i tuoi arti effettuato continue spinte (oscillazioni anteriori) e tirate (oscillazioni posteriori). Il braccio che porti in estensione (ossia quello che fa swing posteriore) sta facendo una vera e propria tirata mentre quello che porti in flessioni effettua una spinta. Voglio che ti concentri principalmente sul movimento di tirata. Nella precedente descrizione biomeccanica dello sprint ho voluto portare la tua attenzione sull’oscillazione in avanti del braccio in quanto questa genera un allungamento fasciale da non sottovalutare. È infatti grazie a questa informazione di allungamento drastico e repentino che i fusi neuromuscolari possono preparare la loro migliore risposta protettiva e reattiva. È un atto dunque di fondamentale importanza per la produzione di potenza nella successiva azione di spinta al suolo dell’arto inferiore controlaterale e di oscillazione posteriore dello stesso braccio che abbiamo preso in considerazione. Anche se abbiamo parlato di spinta, in allenamento funzionale traduciamo questi gesti attraverso esercizi di “tirata”.

Il nostro esercizio di riferimento sarà dunque il rematore ad un braccio (“ONE ARM ROW”)
Vieni ad osservare da vicino dal punto di vista biomeccanico funzionale cosa attiviamo durante questo esercizio.
Nella parte iniziale dell’esercizio il focus è sul gran dorsale, partecipano al lavoro anche alcuni sinergici come il multifido, il trapezio, i romboidi e il deltoide posteriore – questi permettono l’estensione del braccio e l’adduzione della scapola.
Il gran dorsale ha origine dai processi spinosi T7 e T12, dalla fascia toraco-lombare (L1-L5), dalla cresta iliaca posteriore e dalla 10°, 11° e 12° costa. Si inserisce nel solco bicipitale dell’omero; la sua azione è quella di addurre, estendere e ruotare internamente l’omero.

All’iperestensione della spalla il deltoide posteriore, che fino a precedentemente era un sinergico, diventa il principale muscolo target.

Fondamentale è il lavoro dei muscoli stabilizzatori quali gli erettori spinali e la muscolatura del core che, insieme al gluteo, il bicipite femorale e il gastrocnemio ti permettono di capire l’importanza della fascia toraco-lombare e quanto questa sia importante nel one arm row e quindi nello sprint.
Nel one arm row in appoggio bipodalico nella fase concentrica della tirata dal lato in movimento sono coinvolti: il gran dorsale, nella fase di estensione della spalla, accompagnato dal grande rotondo, dal trapezio e dal bicipite, il deltoide posteriore nella fase di iperestensione. Nella fase eccentrica, invece, intervengono anche il bicipite brachiale e il brachioradiale con azione stabilizzante. In contemporanea, nel lato opposto, si ha attivazione di: tricipite per mantenere il gomito in estensione, splenio del capo per mantenere la testa in linea con la colonna vertebrale, il dentato anteriore per bloccare la scapola in adduzione e il multifido per un maggior controllo della neutralità spinale, in particolare della zona lombare in collaborazione con il retto dell’addome. Tutti questi gruppi muscolari lavorano quindi per tenere saldo il busto affinchè le perturbazioni provocate dall’esecuzione dell’esercizio non siano causa di un’alterazione del corretto equilibrio tonico-posturale.
Nel one arm row in split position vi è un maggior coinvolgimento dei muscoli stabilizzatori degli arti inferiori e in particolare della catena crociata appartenente alla toraco-lombare in allungamento. Si può notare una maggiore tensione al bicipite femorale utile nel gesto della corsa.
Il one arm row con piede poggiato sul box prevede una relatività delle anche, in quanto quella controlaterale al manubrio è in flessione, mentre quella omolaterale è in estensione. Questo tipo di esecuzione determina un maggior coinvolgimento del quadricipite dell’arto controlaterale, ed un’attivazione maggiore del gluteo omolaterale poiché è il principale estensore dell’anca.
Per quanto riguarda il one arm row in single leg deadlift si ha una forte attivazione del core per evitare l’extrarotazione del busto e la massima attivazione del gluteo omolaterale come estensore dell’anca e stabilizzatore. Mentre nell’arto inferiore controlaterale, al fine di mantenere una posizione stabile necessaria per una corretta esecuzione dell’esercizio, viene coinvolto fortemente il bicipite femorale.
Infine il cable one arm row in single leg deadlift è un ottimo propedeutico per la corsa in quanto ha una forte componente di antiflessione del busto, poichè con la massima attivazione dei muscoli della catena posteriore evita la caduta in avanti, e antirotazionale perché essendo un esercizio monolaterale necessita di una grande attivazione del core per evitare di farsi sbilanciare dalla tirata del cavo.
Trovi la progressione completa degli esercizi sopra citati in questo video:

Cosa è importante nel one arm row?
1) innanzitutto la stabilizzazione della spalla nel lavoro monolaterale garantisce un movimento efficiente con poca probabilità di infortunio – prova a simulare la spalla stabile nel movimento di sprint e ti renderai subito conto che questa è un vantaggio per la corretta estensione e flessione degli arti.
2) La gestione del l’assorbimento della forza in tirata grazie alla posizione del corpo e l’attivazione della muscolatura del Core.
Partendo da quest’ultimo è evidente che per progredire al meglio si partirà da una remata al TRX, questo perché ci sarà una corretta metabolizzazione del gesto, della gestione del proprio peso e del proprio tronco in assorbimento della forza.
Progrediremo con un one arm row ➡ one arm row con piede poggiato su box e gamba in estensione per simulare l’estensione dell’anca associata alla tirata dell’arto superiore ➡ one arm row con gamba in estensione senza appoggio per aggiungere difficoltà e iniziare a preparare il sistema nervoso alla fase successiva ➡ one arm row con estensione dell’anca al cavo, il movimento dinamico sarà un vero e proprio sprint con la giusta consapevolezza del movimento e del proprio corpo!
Non rispettare questa progressione o continuare a cercare di migliorare lo sprint dei tuoi atleti solo con ripetute cronometrate sperando che questo faccia il miracolo oltre ad una perdita di tempo per te e il tuo atleta non permetterà mai a questo di acquisire il completo controllo di sé stessi ed è ovvio che se non sai gestire il tuo corpo non arriverai mai a migliorarti!
Muoviti bene, corri meglio! Leggi l'articolo

I 2 stimoli per l’ipertrofia

Ecco cosa devi sapere prima di proseguire la lettura

  1. Siamo energia: nulla si crea e nulla si distrugge, ma tutto cambia forma!
  2. L’allenamento è una sollecitazione fisiologica e biomeccanica: puoi definirlo uno stress per il tuo corpo
  3. Tu decidi come indirizzare la trasformazione di energia verso il tuo obiettivo
  4. Tutto dipende da te


Ora che sei consapevole dei 4 punti sopra, posso proseguire!
Ti sei mai chiesto in modo puoi stressare il tuo corpo con l’allenamento affinchè la sua risposta risulti anabolica?
Quante strade hai a disposizione per raggiungere l’ipertrofia che sogni?
Non ci giro intorno, tranquillo! Ti rispondo immediatamente…
Hai 2 strade:

  • Lo stress meccanico
    • Danno muscolare
    • Affaticamento muscolare
    Lo stress metabolico
    • Produzione di acido lattico
    • Stimolazione m-TOR

    Se ti sembra complicato costruire massa muscolare è solo perché non hai le idee chiare. Con quest’articolo voglio dare il via ad una serie di articoli in cui ti insegnerò quello che ho imparato in 20’anni sull’allenamento ipertrofico e su quanto possa essere utile non solo ai bodybuilder ma anche agli atleti di vari sport.
    Innanzitutto la tua confusione sulle innumerevoli strade che hai a disposizione per inseguire la crescita muscolare è dettata dal fatto che pensi ai metodi speciali di allenamento oppure agli schemi di carico. La prima cosa utilissima da fare è suddividere i metodi di allenamento per categorie: Leggi l'articolo

Cheat meal o non Cheat meal? Questo è il problema?

Ti fideresti mai di un coach che non ha esperienza di quello che ti insegna?
Quanto leggerai di me ti stupirà sicuramente.

Ricordi quando ti ho parlato della mia prima gara e della mia prima esperienza di preparazione agonistica? Era il 21 dicembre del 1999 quando iniziai il programma per la gara che si sarebbe tenuta il 20 maggio del 2000. Non ho mangiato nulla che non fosse previsto dalla dieta settata ad hoc per me. Sono stato meticoloso anche nella grammatura, non volevo un risultato qualunque: volevo il risultato! Sapevo che se avessi beccato un fosso lungo la strada avrei potuto rompere qualche braccetto e rallentare la mia strada verso l’obiettivo. Già partivo con una serie di svantaggi come la poca anzianità di allenamento, deviare il percorso non aveva assolutamente senso. Fin qui ti sembra tutto coerente, giusto?
Se sei stato attento hai potuto notare che ho iniziato la ima dieta pochi giorni prima di Natale. E tu hai presente come viene imbandita una tavola a Napoli in occasione del Santo Natale? Per non parlare di capodanno, dell’epifania… roccocò, baccalà fritto, spaghetti ai frutti di mare, cassate, pastiere, panettoni! Non mancava assolutamente nulla. Ed io assolutamente imperterrito ho tenuto fede alle mie prescrizioni nutrizionali ed ho glissato qualsiasi deliziosa pietanza.
Fin qui sono ancora coerente, giusto?
Continua a leggere e scoprirai la falla della mia coerenza…
Ero determinato a raggiungere il mio obiettivo, ma non avevo effettuato un vero cambiamento! Avevo solo lasciato che alcune abitudini alimentare fossero sostituite da altre ma dentro di me avevo una golosità dirompente di tutto quello che mi passava sotto gli occhi ed il naso! Così inizia a comprare tutte le cose che non potevo mangiare e la cui scadenza mi permetteva di conservarle fino al momento successivo alla gara. Panettoni e colombe (perché passai anche la Santa Pasqua nelle stesse condizioni), feci a mia madre una lista di cose che avrei voluto mi cucinasse dopo quel fatidico 20 maggio. Insomma era diventata una corsa contro il tempo, non vedevo l’ora finisse tutto per mangiare ci che desideravo. Tanto qualche guru da palestra col trascorso di garette fallimentari come il loro background da atleti mi aveva detto che dopo un periodo di dieta così prolungato avrei potuto mangiare ciò che volevo per 2 giorni di fila senza incidere sull’estetica che mi ero guadagnato nel giro di 6 mesi!
A riguardarmi oggi su quel palco, sorrido! Sorrido del fatto che sentivo di essere asciutto. Vedevo il pacchetto addominale per la prima volta. Avevo vene sull’addome, sulle braccia… insomma mi sembrava di aver raggiunto un grande risultato (ignaro ovviamente di quanto sarei potuto ancora cambiare).
La gara non andò benissimo, ma finalmente era tutto finito! Potevo tornare a casa, ripulirmi della crema colorante al mallo e darmi alla pazza gioia con quello che per mesi interi avevo desiderato di mangiare.
Ad attendermi c’era una gran bella pizza, in realtà ne mangiai due. Poi fu la volta del gelato. E fin qui sembra quasi una normale serata goliardica tra amici. In realtà, tornato a casa, non potevo non aprire un panettone ed una colomba per farli fuori insieme ad un litro di latte (non ne assaggiavo una goccia da sei mesi!!!). Il mattino seguente, al risveglio, faccio il controllo specchio e sembra che quel guru avesse avuto proprio ragione: il mio corpo non sembrava minimamente sfiorato da quell’eccesso. Così potevo continuare e la colazione fu più o meno simile allo spuntino pre-nanna della sera prima: panettoni e colombe con valanghe di latte! A pranzo mi aspettava finalmente la pasta al forno di mia madre: già mamma cucina da dio, pensa poi che preparava finalmente un piatto a modo suo al figlioletto dopo sei mesi di astinenza. Insomma, credo che quella pasta al forno avrebbe battuto anche la migliore versione di Cannavacciuolo in persona. Non so quantificare la dose che ne mangiai… ricordo solo una sensazione strana: dopo pranzo mi misi a guardare la partita del Napoli in tv seduto sul divano. Mi sentivo lievitare i muscoli: hai presente quando vedi crescere l’impasto dopo un’oretta che l’hai messo a lievitare? Ecco, io mi sentivo proprio così! Finì il primo tempo e mi alzai per andare al bagno. Noi cultori del corpo siamo un po’ fissati, se poi hai fatto 6 mesi di dieta pensando solo ed esclusivamente al giorno che potrai finalmente mangiare di nuovo liberamente non puoi non guardarti allo specchio ogni volta che ti capita l’occasione. Così al bagno scattò un nuovo controllo specchio… ancora tutto ok: addome in bella evidenza, vene ovunque, mi sembrava addirittura di essere notevolmente migliorato nei volumi. Tornai al mio divano, guardai il secondo tempo. Finita la partita ebbi la sensazione che quell’impasto si fosse bucato, mi sembrava che quell’impasto fosse decisamente meno alto di quanto precedentemente lo avevo guardato. Così scattò la nuova prova specchio: non l’avessi mai fatto! Avevo la pancia!!! Non sto scherzando, fu un vero trauma: avevo la pancia! 45 minuti prima addominali e vene, ed ora la pancia e nemmeno più una vena! Un trauma, punto!
Per recuperare una forma decente ma nettamente inferiore a quella della gara impiegai più di due mesi, seguendo un’alimentazione molto rigida.
Da quel momento in poi capì che avevo commesso una serie di errori, ma per anni non ho trovato la strada giusta. Ogni volta ho sicuramente trovato dei miglioramenti e fatto dei passi importanti nella scelta degli alimenti, nel timing dei macronutrienti… ma per anni ho comunque ovviato a delle abitudini con altre abitudini!
È la seconda volta che me lo senti dire, lo so! Ti starai chiedendo:
“ma che cavolo vuoi dire tu e queste abitudini?”
Migliorava la mia alimentazione ma avevo sempre il pensiero verso qualcosa che non potevo mangiare. Sempre meglio ovviamente: non pensavo più ai tanti dolci che non avrei potuto più mangiare, ma solo alla pastiera. Non pensavo più di mangiare per una settimana intera pizza, ma ne sarei fatto bastare una sola.
Sai quando ho capito veramente di aver fatto il salto di qualità? Quando tutto quello che avevo scelto di eliminare dalla mia alimentazione non era nemmeno più nella mia testa. Lì mi sono reso conto che non avevo sostituito solo delle abitudini, avevo cambiato la mia mentalità!
Ti fideresti mai di un coach che non ha esperienza di quello che ti insegna?
Ho sbagliato come sbagli forse anche tu! Ho lavorato sui miei errori, ho cambiato, sono cambiato!
Ad oggi se faccio una scelta alimentare non la soffro minimamente, così come se ho voglia di mangiare qualcosa che esula dal mio regime ordinario ma che, per la lontananza dalle competizioni, potrei permettermi non nutro sensi di colpa se la mangio. Sono consapevole che rimane un episodio, e non potrà mai sostituire le mie abitudini attuali perché sono radicate nella mia mentalità: e la mentalità è difficile da scardinare quando è bella salda!
Avere paura di cambiare è da pusillanimi!
Tu hai un animo molto più grande di quello che credi per rinchiuderlo dentro un muffin!
Liberati dalle abitudini sbagliate, cambia la tua mentalità! Leggi l'articolo

Affina la Skill, Allena la Forza

Hai osservato come ti ho chiesto la meccanica dello sprint?
Sei andato a rivedere in video, e magari in slow motion, quello che accade ad un atleta impegnato in uno sprint?

Se non lo hai fatto, prenditi un attimo di tempo per guardare un video qualsiasi di una gara sui 100m e poi riguardalo al termine della lettura.
La forza delle braccia e delle spalle è indispensabile per elevare la frequenza degli arti superiori e mantenere allo stesso tempo altissimo il momento generato da questi ultimi.
La corsa è generalmente ritenuta un’azione motoria in cui la dominanza del movimento viene dalle gambe. Lo swing delle braccia è di solito considerato un’azione secondaria rispetto a quella delle gambe e solo una conseguenza del correre. Per fortuna una marea di studi hanno fatto apprezzare il vero ruolo che le braccia svolgono nella corsa ed hanno fatto comprendere il grandissimo contributo che esse offrono al gesto finale.
Nella sperimentazione di un uso più efficiente dell’oscillazione delle braccia, poni l’attenzione su quanto l’avambraccio possa guadagnarne in profondità piuttosto che pensare alla tradizionale spinta in alto verso il petto. In quest’ultimo gesto oscillatorio puoi ritrovare similitudini con le aste che guidano le ruote di una locomotiva a vapore. L’avambraccio, quando spinto verso il petto, non ha un vero e proprio movimento circolare e questa direzione che prende non è di sicuro quella ottimale. Puoi capire immediatamente come l’avambraccio che si muove in questo modo generi un momento di forza molto meno efficiente. La segmentalizzazione prodotta dalla tecnica che richiede questo movimento dell’avambraccio deficita della velocità necessaria per produrre un momento importante, cosa che un movimento circolare invece riesce a creare con più facilità.
Il movimento tradizionale dell’avambraccio che parte con la mano all’altezza della spalla comincia con un colpo secco, veloce ed efficiente diretto verso il basso. L’oscillazione all’indietro del braccio combinata all’apertura dell’angolo al gomito riporta rapidamente la direzione verso il basso in un movimento posteriorizzato. La velocità con cui si sposta l’avambraccio è il maggiore contributo per la generazione del momento di forza del braccio nella sua oscillazione posteriore. Nota che qualsiasi cambio di velocità di qualsiasi arto (superiore o inferiore) generalmente comporta un cambiamento del momento di forza più intorno ad un asse che agli altri. Ma, qualsiasi diversità ci sia nel momento di forza prodotto intorno all’asse Z sarà ben accolto.
Prova a fare quanto descritto sopra, e benchè non sembri un esperimento che conduci con successo, non sarà assolutamente una perdita di tempo. Ti fornirà parecchie informazioni. Ti farà capire quanto sia veramente importante massimizzare il momento del braccio durante la sua oscillazione posteriore in modo da compensare il momento generato dall’oscillazione anteriore della gamba. Capire questa cosa sulla tua pelle, ti porterà ad uno sviluppo efficiente dell’uso delle mani. Usare bene le mani durante la corsa significa enfatizzare l’estensione delle dita piuttosto che tenerle in flessione, ed anche ti farà capire che la mano diventa elemento determinante per l’efficiente uso dell’avambraccio affinchè si produca il momento di forza desiderato. Se hai voglia di capire meglio quello che ti ho appena detto presta molta attenzione a quanto scrivo di sotto.
Se usi la mano e le dita in modo rilassato o morbido, svilupperai la tendenza a lasciarle indietro quando l’avambraccio comincia la sua spinta in basso e poi indietro. Tu devi usare la spinta repentina dell’avambraccio per guadagnare in maniera istantanea il più alto momento di forza che tu possa generare nell’oscillazione posteriore dell’arto superiore. Il momento di forza viene prodotto in pieno se e solo se la mano e le dita seguono immediatamente l’avambraccio. Dovrai dunque tenere mani e dita completamente irrigiditi e preferibilmente del tutto estese così da diventare il degno proseguimento dell’avambraccio e possono essere “lanciate” insieme ad esso.
La tua mano deve essere leggermente fuori dalla linea del polso mentre le dita devono essere gentilmente rientrare piuttosto che essere tenute completamente dritte. Ciò ti consentirà di avere uno stile di corsa “rilassato” ed allo stesso tempo ti offro un modo per mantenere le dita estese in linea con l’avambraccio. Questo è un passaggio intermedio che ti mantiene inconsapevolmente lontano dal perdere l’uso tecnico delle mani. Una volta che riesci a gestire senza problemi questa tecnica, puoi proseguire al passo seguente.
Come ti ho detto sopra, le dita devono essere mantenute belle ritte ma in linea con l’avambraccio. Questa tecnica ti assicura che manterrai la punta delle dita quanto più distante possibile dall’articolazione del gomito. Ti garantisce inoltre che le dita possano muoversi all’unisono con la mano piuttosto che essere lasciate indietro quando la mano accelera repentinamente nella direzione che le sta offrendo l’azione del braccio. Nella pratica, la mani e le dita possono essere mantenute rigide senza assolutamente mettere in tensione eccessiva il resto del corpo. Questi dettagli ti permetteranno di guadagnare un momento di forza leggermente maggiore per le braccia. È stato infatti dimostrato che questa tecnica di controllo delle mani apporta molti più vantaggi rispetto alla tecnica della mano “abbandonata”. La tecnica del controllo della mano è stata il “plus” di Carl Lewis all’apice della sua carriera.
In più, se tieni il polso leggermente piegato come ti ho spiegato le mani e le dita disegnano un arco di movimento nettamente superiore rispetto a quello che effettuano quando mantieni il polso dritto. Devi piegare il polso verso il basso nell’istante in cui il braccio è in oscillazione verso il basso e devi piegarlo in alto nell’istante in cui il braccio è in oscillazione verso l’alto. Questo movimento più ampio delle mani generato dalla posizione del polso fa in modo che la tua mano viaggi ad una velocità maggiore su una distanza maggiore, che ti ritornerà come momento di forza superiore durante ogni oscillazione delle braccia. Questa tecnica riesci ad incorporarla subito nello stile di corsa iniziando ogni oscillazione delle braccia dal movimento delle mani. È come se tu stessi dicendo alla tua mano di dover controllare il tuo avambraccio che a sua volta andrà a controllare il braccio che produce di conseguenza il suo swing. Michael Marsh ad esempio traeva vantaggio da questa tecnica.
Il momento di forza in generale che riesci a produrre incide notevolmente sulla frequenza del passo. Quando parliamo di queste tecniche non pensare di essere focalizzato su elementi inutili se il tuo obiettivo è migliorare la tua velocità. L’uso di una tecnica di movimento oscillatorio più circolare prevede il richiamo all’azione di molti più muscoli del braccio, ma il dispendio che viene fuori dall’uso di più fibre è ripagato ampiamente dalla quantità maggiore di momento generato. Eroga potenza dalle braccia come se fosse libera; una volta sviluppata diventa efficiente e la sua erogazione non ti comporta costi aggiuntivi.
Facciamo 2 ipotesi che includono diverse altezze del polso (controllato attraverso l’angolo al gomito) nell’oscillazione posteriore: Leggi l'articolo

Staying Alive

È passata una settimana dalla mia ultima gara, dal mio vero obiettivo: la qualificazione ai campionati italiani.

Prima di questa gara, 15 giorni prima esattamente, sono salito su un palco per quella che sarebbe dovuta essere una competizione. Mi davano per vincitore o secondo classificato prima dei verdetti. La giuria mi ha posizionato al 4° posto della graduatoria.
Ingiusti? Verdetto sbagliato?
L’occhio delle persone che ti guardano percepisce benissimo anche in maniera inconsapevole tutto quello che vuoi trasmettere. Io non sono salito su quel palco con in testa quella competizione, io ero su quel palco perché per me rappresentava un passaggio d’obbligo per ottenere la forma migliore che mi avrebbe permesso di arrivare al mio obiettivo: vincere la selezione per gli italiani! Era importante per me raggiungere una condizione da palco per la gara che precedeva le selezioni e non affaticarmi troppo perché dopo 1 giorno solo di recupero avrei ripreso i miei allenamenti per la selezione.
Non si vincono gare se non si ha in testa già la vittoria. Può darsi che la mia forma fosse da 1° o 2° posto alla prima gara ma poco importa: ai giudici salta all’occhio il muscolo di chi è li per vincere, di chi ha la fame giusta per strizzare fino all’ultima fibra e giocarsi tutto quello che ha! Io non l’ho fatto! Ed è stato giusto così! Mi mancava l’agonismo, avevo dimenticato quanto fosse brutto sentire di non aver dato tutto quello che avevo! Avevo dimenticato cosa significasse essere in competizione, essere in gara!
Nella precedente pagina del mio diario hai letto “tutto è perfetto per te” ed è quello che mi sono detto al termine della gara. Nel pubblico c’erano le mie bimbe, mia moglie, mio padre, il mio staff, i miei amici… tutti a fare il tifo per me! Tutti a rinunciare a parte della loro giornata per me, ed io a non ripagarli con un impegno massimo su quel palco! Non era la sconfitta a bruciare, o sapere di essere stato giudicato in modo iniquo: sentire di non aver dato tutto era la cosa peggiore. Dopo un giorno di riposo non vedevo l’ora di tornare ad allenarmi. Ora sapevo quello che non poteva mancare: non è pasta frolla se non ci metti il burro! Nessun ingrediente può mancare quando prepari una ricetta di qualità, quando vuoi essere il master chef! Sono state 2 settimane di lavoro più intenso che mai. Sapevo che in allenamento non mi ero mai risparmiato e non riuscivo a perdonarmi di averlo fatto su quel palco. La mia testa era già alla selezione, non avrei lasciato quei riflettori con ancora una goccia di sudore in corpo.
Finalmente arriva il giorno del “The Best Natural In Show” la competizione in cui poter staccare il mio biglietto per gli italiani. Arrivo il giorno prima a Vicenza, mi riposo come non mai, una passeggiata per il centro mi aiuta. La gestione dei pasti è perfetta, l’ansia da gara è ai livelli giusti, non è facile prendere sonno ma dormo profondamente.
Il giorno della gara è finalmente arrivato. La mia uscita è prevista intorno alle 18e30 così ho tutto il tempo per fare una passeggiata, tornare in stanza, guardare un film e riposare.
“STAYING ALIVE”, questo esattamente il film che guardo.
Come mai questa scelta? Tony Manero, il protagonista del film è un ballerino sfigato che non trova parte in nessuno spettacolo di Broadway. Poi finalmente viene selezionato in un corpo di ballo e stanno preparando una scena quando capisce di poter sostituire il primo ballerino che non brillava agli occhi del coreografo. Ottiene la parte, è tutto pronto, tutto programmato nei minimi dettagli, si va in scena. Nulla deve essere lasciato al caso, Tony Manero è in un sistema perfetto: la coreografia del suo capo! Ma l’artista può essere definito tale se padroneggia il sistema e riesce ad uscirne quando ne trova la possibilità rendendolo ulteriormente grande. È questo quello che farà Manero: nell’ultima scena, allontana la ballerina co-protagonista e si crea un assolo per poi proporre un finale col botto!
Quando sali su un palco è tutto studiato: ogni tua posizione, come mettere il piede, a che altezza deve trovarsi il gomito, se ruotare di 30° o più, inclinare il tronco… tutto viene precedentemente deciso. E tu sul palco dovresti eseguire quello che è stato stabilito, quello che è stato “sistemato”. Ma devi sentirti te stesso, devi sentire che in quel momento stai dando tutto quello che hai, tutto quello che puoi, devi governare quel sistema e se puoi, uscirne per fare emergere tutto di te.
Pochi istanti prima di entrare nel teatro dove mi sarei esibito carico uno stato sui social: “STAYING ALIVE”.
Eh sì! Non mi importava di nulla in quel momento: volevo solo sentirmi vivo su quel palco, fare arrivare tutta la mia personalità, tutta la mia energia, tutte le mie scelte! E così è stato!
Mi sono riscaldato, ero teso, le mani fredde nonostante il riscaldamento fosse ormai inoltrato. Mancava poco che chiamassero la mia categoria… le mie mani non erano più fredde! Ero io, non avevo più nessun blocco, potevo liberare quello che l’ansia la paura la preoccupazione tengono bloccato dentro di te: potevo far vedere quello che 2 settimane prima avevo nascosto! E boooooommm!!! È posing dal primo istante all’ultimo, sorrido, competo, mi diverto, guardo i giudici negli occhi… e non per cercare approvazione ma perché avessero l’opportunità di leggere!
Primo posto: sono soddisfatto, sono felice di aver vinto, di essere arrivato primo. La più grossa soddisfazione è uscire da un’arena sapendo di aver lasciato tutto lì dentro, sapendo che non avrei potuto fare di meglio!
Quando ho deciso di rientrare in pista avevo 7 settimane per prepararmi alla selezione per gli italiani. Mimmo De Luca mi lancia una sfida che mi motiva a palla: sarà difficile ritrovare le cosce che avevi in così poco tempo! Era quello che volevo sentirmi dire: non mi piacciono le cose facili, sono un neurotipo particolare! Poco GABA, tanta ADRENALINA! Lanciami una sfida e mi faccio il culo!
Nella prossima pagina ti racconto quale è stata la strada e quali le scelte che mi hanno permesso di ridare alle mie gambe la muscolatura di qualche anno addietro in sole 7 settimane.
A presto Leggi l'articolo

Prestazioni, Benessere e Stress Management

Sei un atleta NATURAL e vuoi incrementare la tua massa muscolare?
Sei uno sportivo e vuoi migliorare la tua performance?
Sei un amatore e vuoi percepire il vero benessere?
Qualsiasi sia il tuo stato e qualsiasi sia il tuo obiettivo, devi tenere sotto controllo i tuoi livelli di stress!
Innanzitutto ti chiarisco le idee riguardo alla parola “stress”: qualsiasi evento che alteri il tuo equilibrio fisiologico. Ecco cosa nella fattispecie rappresenta lo stress!

Nella quotidianità, così come nell’allenamento, lo stress non è da vedere in modo negativo. Alterare un equilibrio significa perderlo temporaneamente per poi trovarne uno nuovo. Se l’alterazione è stata molto importante ripristinare l’equilibrio risulterà più difficile e richiederà più tempo. Se invece lo stress non è stato eccessivo, ritroverai un nuovo equilibrio in poco tempo e sicuramente sarà positivo rispetto a quello precedente.
Immagina di camminare per diversi mesi con la scarpa destra più alta di 5cm rispetto alla sinistra. I primi tempi sarà dura, tu sei abituato a camminare con scarpe di altezza uguale, non hai problemi di dislivelli delle anche, e quindi indossando le scarpe nuove dovrai trovare un nuovo equilibrio che ti porti a camminare altrettanto agevolmente, zoppicherai, ancheggerai e proseguirai il tuo cammino. Inizialmente avrai mal di schiena, sentirai la muscolatura lavorare in modo asimmetrico, percepirai dei carichi diversi tra destra e sinistra. Dopo un bel po’ di tempo questa situazione diventerà più “normale” per te perché avrai trovato un nuovo equilibrio. Avrai creato degli adattamenti tali che ti permettono di fare quello che devi e di non soffrire più (almeno apparentemente) le condizioni iniziali. Quello che ti succede è che ti adatti ad una nuova situazione generata da un evento stressante (la scarpa più alta di 5cm). In questo caso, il nuovo equilibrio non risulta un adattamento positivo dal momento che genera una cascata di eventi che nel tempo si ripercuoteranno sulla tua salute… ma il corpo nel frattempo ha trovato un modo per andare avanti! E tu credi che sia tutto ok… il tempo ti consegnerà il conto!
Ora immagina di camminare per diversi mesi con scarpe che ti calzano a pennello, di vivere in un posto che ti piace, non deve essere per forza la casa nella prateria o l’isola che non c’è, ma che sia un luogo in cui sei felice di svegliarti tutte le mattine. Immagina di avere un lavoro che ti soddisfi, una famiglia meravigliosa, ti allenarti in un posto motivante, di rientrare a casa ogni giorno e consumare la tua cena sana in compagnia di tua moglie, fare una bella doccia calda e poi a letto. Il tutto con luci soffuse calde, senza cellulare che continui a squillare. Puoi macinare chilometri su chilometri con queste scarpe, ogni volta troverai un equilibrio che sia positivo rispetto al precedente, che ti dia sempre la forza di riprendere il cammino… e sai perché?
Hai gestito lo stress, le lunghe camminate, i tanti chilometri in maniera eccezionale. Leggi l'articolo