3.6 L'Impatto delle Anomalie Spinali

Allenare atleti che presentano scoliosi, iperlordosi o cifosi, non è un ostacolo a patto che ci sia una conoscenza ed una preparazione in merito sufficienti, che permettano al preparatore atletico e al team che gli sta intorno di creare condizioni ottimali entro cui il soggetto possa allenarsi con serenità senza il rischio di cadere in infortuni o di avere cali nella performance. È fondamentale essere flessibili e pronti a cambiare le programmazioni qualora siano evidenti segnali di natura problematica. In termini di impatti cinematici questi difetti spinali presentano solitamente un sistema di compensazione; il ché significa che, molto probabilmente, tutti i tipi di sistemi saranno indirizzati a contorcersi, adattarsi, riadattarsi e riformarsi per bilanciare il corpo durante il movimento.
Come per qualsiasi lesione che innesca un adattamento compensatorio dei movimenti corporei, cerchiamo di minimizzare l’effetto attraverso la programmazione, la medicina dello sport, i cambiamenti dello stile di vita e, soprattutto, la stretta connessione tra le dinamiche biomeccaniche presenti in allenamento.
Lesioni scheletriche comuni
Dopo aver trattatato brevemente le anomalie scheletriche della colonna vertebrale, saranno presentate quelle comuni a tutto lo scheletro.
Lesioni scheletriche comuni nella crescita di bambini e adolescenti
Danno alla piastra di crescita
La crescita, ed in particolare le fasi di adolescenza, e PHV sono seguite, come già visto, da cambiamenti in termini di densità ossea e resistenza alla deformazione. I soggetti divengono man mano più sensibili ed esposti al rischio di lesioni (da forze di compressione, taglio o avulsione), in quanto sopraggiunge un aumento della rigidità ossea. Un altro fattore da tener ben presente è la resistenza alle cadute da impatto, ove il sovraccarico improvviso e acuto può causare la rottura o l’instabilità delle ossa. Il danno alla piastra di crescita epifisaria è un fattore di rischio in questo segmento.
Malattia di Oschgood-Schlatter
La malattia di Oschgood-Schlatter è più comunemente osservata nei bambini durante le fasi di PHV ed è il risultato del quadricipite che tira il tendine della rotula. Gli atleti con quadricipiti stretti sono più a rischio di sviluppare questo tipo di malattia, tanto più se si verifica una rapida crescita del femore. Lo stress ripetuto o l’uso eccessivo durante il PHV può causare uno strappamento parziale del tendine dalla tibia. Ciò si traduce nel dolore e gonfiore tipicamente rappresentato dalla malattia di Osgood-Schlatter.

Questa radiografia mostra una vista laterale del ginocchio, con la freccia bianca che indica il danneggiamento della tuberosità della tibia. Si può anche notare gonfiore nei tessuti molli circostanti.

Malattia di Sever
Durante la fase di PHV l’osso del tallone (calcagno) cresce più rapidamente rispetto al tessuto molle circostante ed è anche una delle prime ossa a raggiugere la piena maturazione. Risultato della crescita relativamente rapida di questa parte del corpo è un possibile ritardo di crescita di muscoli e tendini posizionati nei pressi del calcagno. I bambini che si allenano regolarmente, specialmente su superfici dure che comportano corse ripetute, salti e atterraggi possono subire tensioni a carico di tendini e tessuti molli in quest’area. Questo determina dolore e gonfiore nel punto in cui i tendini si inseriscono sul calcagno, spesso peggiorati quando il tallone viene schiacciato. Solitamente il dolore si intensifica nella fase post-attività o con nuove calzature rigide. Sono questi indicatori della presenza di una patologia chiamata malattia di Sever.
Il gonfiore del calcagno nei giovani atleti può essere indicativo della malattia di Sever.

Lesioni scheletriche che colpiscono a tutte le età
Fratture da stress
La frattura da stress è nient’altro che una “crepa” venutasi a formare sull’osso in seguito a numerosi microtraumi da impatto. Subire questo tipo di stress per lunghi periodi di tempo e in maniera continua determina una compromissione del tessuto osseo di interesse, in quanto gli osteoblasti non hanno il tempo necessario per rimodellarsi e per riparare i danni.
Non sempre le fratture da stress sono di facile individuazione: spesso neppure mediante una radiografia vengono riconosciute come tali, poiché il danno risulta minimo. La risonanza magnetica è, infatti, più comunemente utilizzata per rilevare questa lesione, in quanto può rivelare edema del midollo osseo (gonfiore), aree di reazione periostale e linee di frattura.
Tuttavia, sono stati identificati dei sintomi comuni che possono aiutare il personale a capire che si è in presenza di una frattura da stress:

  • Dolore che peggiora con attività ripetitive o caricate
  • Gonfiore e sensibilità locale che possono provocare dolore alla pressione
  • Dolore più intenso all’inizio dell’attività, che si attenua durante, poi peggiora nel post-l’attività.

In genere le ossa più frequentemente colpite da questo tipo di frattura sono le ossa del piede e della gamba, il femore, l’ileo, l’osso sacro e le articolazioni della spina dorsale.
Esistono particolari fattori di rischio che possono contribuire all’insorgenza di questa condizione. I più comuni sono elencati di seguito:
Fattori di rischio estrinseci:

  • Calzature sbagliate
  • Aumento del carico
  • Modifica della superficie o maggiore carico su nuova superficie
  • Allenamento cronico sotto fatica
  • Meccanica scadente o meccanica adattativa disadattata sotto fatica
  • Cattivi input / consigli medici
  • Cattive abitudini di vita

Fattori di rischio intrinseci:

  • Bassa densità ossea, compresa l’osteoporosi
  • Precedenti fratture da stress
  • Allineamento scheletrico difettoso
  • Squilibrio ormonale / triade di atleta femminile
  • Scarsi fattori biochimici tra cui vitamina D, boro, vitamina K, calcio, magnesio

Spondilolisi
La spondilolisi è una lesione o frattura da stress che interessa la zona interarticolare delle vertebre. Proprio come una frattura da stress, la sua insorgenza può essere determinata da sforzi ripetuti a livello delle faccette articolari, da un’estensione cronica della colonna, movimenti di rotazione mal controllati etc.

A livello della faccetta articolare di L5 è visibile una linea più chiara, segno di una lesione. La categoria più colpita da questa situazione è sicuramente quella adulta; rientrano ovviamente anche quegli atleti maturi con anomalie scheletriche come cifosi, iperlordosi o insufficienze relative alla mobilità delle articolazioni quali anche e spalle. Tutto ciò determina un mal assorbimento di forze, che vengono erroneamente accumulate a livello di questi distretti.
Per fare un esempio basti pensare all’estensione ripetuta e alla rotazione della colonna lombare, comunemente osservate in sport come Pole Vault, Javelin, Baseball e Ginnastica. Questi sport tendono ad avere una maggiore incidenza di fratture da stress registrate a causa del loro profilo cinematico.
Le immagini sottostanti mostrano meglio questo concetto:

L’estensione ripetuta e la rotazione della colonna lombare sono un fattore di rischio per le fratture da stress in quell’area.
Gli atleti che soffrono di spondilolisi spesso presentano un lento insorgere di dolori alla schiena, provocati dall’estensione o da una marcata rotazione. A questa condizione possono accodarsi anche spasmi muscolari lombari e tensione al bicipite femorale.
Fratture
La frattura vera e propria differisce da quella da stress, in quanto è rappresentata da una vera e propria rottura dell’osso.
Può avvenire in qualsiasi distretto osseo e può verificarsi per innumerevoli cause e in varie situazioni.
La frattura viene classificata principalmente in aperta e chiusa: la prima, detta anche composta, è indice della rottura di un osso, che ha coinvolto la pelle ed è venuto, quindi a contatto con l’ambiente esterno; la seconda, invece, indica una rottura non avvenuta attraverso la pelle, ma semplicemente un’interruzione parziale o totale della continuità di un osso del corpo.

This example shows a closed fracture of the ulna.


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