5. La Periodizzazione

Raggiungere il picco di forma quando richiesto dalla tua timeline e pianificare in funzione di questo obiettivo è la pietra miliare della pratica del coaching. Nel corso degli anni si sono sviluppati modelli, filosofia, metodologie e programmazioni che hanno portato una serie di successi abbastanza ripetibili. La struttura a cui faccio riferimento quando penso ai successi arrivati grazie a tali approcci è la Periodizzazione dell’allenamento. La periodizzazione può essere definita come il descrittore applicato ai vari piani e modelli di allenamento ritenuti deterministici e predittivi per natura, ed include fasi specifiche che si susseguono e formano la sequenza totale (annuale o semestrale o altro) degli allenamenti.
L’evoluzione del concetto di periodizzazione si deve soprattutto alle teorie di Seyle riguardo alla Sindrome di Adattamento Generale (GAS). I sistemi utilizzati nella vecchia Unione Sovietica o nella Repubblica Democratica Tedesca dagli anni ’50 in poi hanno reso ancora più noto l’uso della periodizzazione. Infatti tali sistemi sono comunemente riconosciuti per le loro strutture ed i loro approcci standardizzati alla programmazione dell’allenamento.
Il contributo di Matveyev è sicuramente determinante nel salto di paradigma: è con lui infatti che consapevolizziamo il fatto di dover modulare il carico e che da tale modulazione regoliamo il tempo di latenza della risposta positiva allo stimolo allenante. Poi autori del calibro di Bompa e Bondarchuck ulteriormente hanno contribuito alla diffusione del concetto di periodizzazione anche se in chiavi di lettura diverse.
Dal momento che pagine addietro ti ho già scritto in merito alla storia della metodolia il mio obiettivo è ora farti capire come puoi integrare queste conoscenze storiche con l’esigenza di costruire piani individualizzati e/o generalizzati.
Con tante nozioni sui diversi approcci metodologici che hanno avuto successo nel tempo, entrerai sicuramente in confusione e non riuscirai a capire da dove cominciare e dove poter arrivare.
Ti premetto che la mia idea è che la periodizzazione di lungo termine è un ottimo lavoro per capire quelle che sono le regole dei sistemi fisiologici e come possiamo sfruttarle per il raggiungimento dei nostri obiettivi. Il valore che ha il piano annuale o in generale un piano di lungo termine sotto il profilo dell’allenamento è piuttosto didattico e poco realistico. Per contro, il piano a breve e medio termine può avere molta meno variabilità e pertanto la sua stesura diventa abbastanza predittiva della reazione allo stimolo. In tutti i casi comunque, l’osservazione del coach e la capacità di adattare quanto scritto a quanto osservato farà la differenza tra un programma valido sul cartaceo ma scarsamente efficiente nel reale ed un programma modificato rispetto al cartaceo ma altamente efficiente nel reale.
Ti sembrerò ripetitivo ma mi preme sottolinearti l’importanza di scrivere planning annuali nonostante la quotidianità ti costringa a variarli nel tempo. Stilare periodizzazioni di lungo termine ti indurrà a ragionare su una marea di cose che ora nemmeno ti vengono in mente, ti porterà ad interrogarti tanto, ritornerai sui tuoi passi, cancellerai, riscriverai… tutto questo consoliderà le tue nozioni sulla fisiologia dell’allenamento, sulla biomeccanica, sugli aspetti cognitivi della pratica sportiva e ti condurrà verso un salto di paradigma: sarai pronto ad apportare le modifiche al tuo piano per non rimanerne prigioniero.
L’imprevedibilità delle variabili (sonno, umore, alimentazione…) che determinano la condizione dell’atleta farebbe decadere da subito l’utilità di stilare un piano a lungo termine. Per contro, più scrivi piani a lungo termine che sei costretto a modificare in corso d’opera e più esperienza stai accumulando nel percepire la differenza tra verità scientifica e verità pragmatica. Maggiore sarà l’esperienza acquisita in questo senso e maggiore sarà la predittività con cui riuscirai ad impostare piani in funzione di performance da raggiungere entro un determinato tempo. Passerai spesso dal piano A, al piano B, da quest’ultimo al piano C. Ci vorranno anni affinchè tu possa acquisire un occhio veramente allenato a misurare tutte le variabili del caso ma alla fine ti sorprenderai per quanto riesci a vedere e che prima invece era completamente oscuro.
Impiegherai degli anni a scrivere piani e a capire perché non funzionano ma il ROI di questo investimento sarà davvero più alto di quanto immagini.
Non mi interessa di riempirti la testa di nozioni, mi interessa che tu conosca la storia per utilizzare al meglio le esperienze passate. La periodizzazione è in fase evolutiva: anziché rimanere ferma ed essere scritta entro limiti standardizzati, i confini sono segnati dalle esperienze degli anni addietro, della stagione passata, dai trend del tuo atleta.
Il mio scopo è fornirti i pezzi del puzzle e la visione di insieme in modo che tu possa metterli insieme quanto più velocemente possibile.
Ti parlerò di elementi di vita reale e non di cose teoriche di cui ci riempiono la testa i libri.
Ti spiegherò le metodologie più accreditate che sono dietro i più grandi successi facendoti capire i presupposti sui quali si fondano.
Ti farò capire come adattare questi modelli alla costruzione del tuo modello (che sia per un fitness club, una squadra, un atleta di livello internazione…)

5.1 Comincia dal pianificare per i giovani

Ti starai chiedendo “ma perché cominciare da qui?”, “perché dai piccoli se alleno solo adulti?”. La risposta è semplice: quando passiamo la fase di sviluppo tanti processi rallentano e l’insieme delle situazioni fisiologiche è alquanto stabile. Allenare i giovani invece, ti porta a chiederti una marea di cose dal momento che sono in fase di sviluppo e non hanno tutti le stesse esigenze fisiologiche:

  • Di che tipo di lavoro necessitano?
  • Quando fare questo lavoro piuttosto che quello?
  • Come farlo e che carico imprimere?
  • Cosa devo evitare?
  • Su quali abilità specifiche devo fare attenzione?

Stilare un programma del genere è davvero cruciale per i coach che gestiscono giovani. Creare la tua guida, la tua filosofia, la tua strada è di grande importanza.
Il piano che scrivi deve tener conto della specificità del giovane o del gruppo di giovani che stai allenando (lo sport di riferimento od anche un paramorfismo) ma al contempo deve essere abbastanza generale da poter essere esteso ad una vasta gamma di popolazione. Ad esempio scrivere un planning per una età specifica, oppure per un determinato ruolo nel calcio. Il piano annuale dunque non deve dettare con rigore il numero di serie e ripetizioni che durante l’anno il ragazzo deve effettuare ma, piuttosto, deve descrivere la tua filosofia, deve incarnare la tua idea di crescita e sviluppo ad ogni livello.
Quello che ritieni sia importante per lo sviluppo dei tuoi giovani atleti e butti giù nel tuo planning è altrettanto importante per la tua crescita personale e professionale: sperimentare, valutare con oggettività e condividere le informazioni sono passi fondamentali dal momento che la periodizzazione e le metodologie evolvono di continuo. Quello che ti sembra poter essere efficace oggi, probabilmente sarà superato da qualcosa di migliore domani. Stai al passo, keep in touch!!!


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