6.13 La relazione tra la velocità e la resistenza alla velocità

L’allenamento della velocità attraverso la stimolazione del sistema anaerobico alattacido è una bufala e ti dirò perché. Lo sviluppo della velocità viene fuori dall’incremento di due fattori che sembrano avere solo una correlazione indiretta con la velocità stessa:

  1. la capacità di un atleta di attingere da riserve anaerobiche è strettamente dipendente dalla sua motivazione e dalla sua volontà. Tale capacità è migliorabile attraverso le competizioni e gli stimoli di natura agonistica oltre che grazie all’autodeterminazione che un atleta sviluppa nel corso degli anni;
  2. come ti ho spiegato nella sezione relativa ai sistemi energetici, non esiste se non in via del tutto teorica una separazione netta tra i meccanismi energetici. Quando effettui una performance di alta intensità, qualsiasi essa sia (uno scatto, una alzata di potenza…) il movimento intenso e di breve durata è sempre accompagnato da segnali aerobici (consumo di ossigeno, ventilazione, battito cardiaco…) e da segnali glicolitici (markers biologici come acido lattico).

Generalmente ancor prima di produrre il gesto intenso e veloce compaiono i segni (aerobici) di iper ventilazione ed aumento della frequenza cardiaca, successivamente si dà il via al gesto (anaerobico alattacido) e solo dopo si ritrova produzione di metaboliti glicolitici. Se usi questi elementi per programmare il tuo lavoro sulla velocità nel tempo capisci che l’importanza principale la devi concentrare su stimoli dapprima anaerobici ed aerobici, e poi, solo in seguito, occuparti di quelli glicolitici di media intensità. Dovrebbe essere ritornato alla tua mente il principio della polarizzazione.

La relazione tra la velocità e la forza

La relazione tra forza e velocità è molto forte per l’incremento della performance in giovani atleti mentre perde di trasferibilità negli atleti maturi.
Letzelter (1985) ha utilizzato tre gruppi di centometristi: 10,9’’-13,2’’ (livello studente sportivo), 10,9’’-11,9’’ (livello regionale) e 10,0’’-10,5’’ (livello nazionale, inclusa la classe mondiale al momento dello studio). Maggiore è il livello di prestazione dello sprint, maggiore è il livello di resistenza massima; tuttavia, quello che potrebbe essere contro-intuitivo per te è che la relazione tra forza massima e prestazioni sprint diminuisce all’aumentare del livello di prestazione: la forza massima influenza il 40% dei risultati al livello studente sportivo, mentre scende al 18% per la classe regionale ed arriva al 2% nella classe nazionale. La relazione è più forte con le prestazioni in esercizi che richiedono una maggiore velocità di esecuzione, come il salto verticale.
Rispecchia il fatto che gli sprinter più veloci trascorrono meno tempo a terra, quindi il livello di forza massima non è tanto importante quanto applicarlo in un tempo minimo. I migliori velocisti sono anche in grado di utilizzare il meglio del loro potenziale di forza in un’applicazione a forza rapida attraverso una meccanica di corsa più efficiente.

(Letzelter 1985)

A questo punto ti starai chiedendo quale sia realmente la correlazione esistente tra la forza e la velocità…
Se ti aspettavi la formuletta magica, sono veramente dispiaciuto ma devo deluderti: NON ESISTE!!!
Ci sono tante variabili in funzione del genere e dell’età a riguardo che è impossibile stilare qualcosa di predittivo.
Ti posso dire solo quello che ci suggeriscono le statistiche e stimolare le tue deduzioni.
Sui 100m le donne che hanno record uguali a quelli maschili mostrano a paragone una forza  massimale (nei test statici) inferiore a quella degli uomini. Tuttavia le stesse manifestano una capacità di vincere l’inerzia maggiore degli uomini ed anche in tempi inferiori. Pertanto la loro forza esplosiva risulta maggiore paragonata a quella maschile.
Da un punto di vista metodologico cosa vuol dire tutto questo? Sicuramente lo sviluppo della forza può influenzare positivamente lo sviluppo della velocità ma bisogna tener presente che nella popolazione generale la forza incrementa dall’adolescenze fino ai primi 20’anni. Non è una scelta saggia nel rispetto delle progressioni effettuare un allenamento incentrato sulla forza massimale prima dei 20’anni. Conviene dunque prima attendere il naturale sviluppo della forza per poi inserire allenamenti specifici per il suo incremento quando tende naturalmente al plateau e poi al declino. Se fai tesoro di questo consiglio potrai offrire al tuo atleta la grande opportunità di non arrestare lo sviluppo della sua velocità attraverso l’uso di nuovi (per la sua esperienza di allenamento) mezzi allenanti. Non ti sto dicendo di non includere esercizi di forza in anni precedenti ai 20 ma ti sto solo consigliando di evitare lavori per lo sviluppo della forza massimale. È utile anzi che, molto prima dei 20’anni, tu introduca esercizi di forza per insegnarne la tecnica e per indurre ad un adattamento anatomico: tecnica e strutture adattate saranno il binomio fondamentale su cui edificare il successivo lavoro di forza massimale. Inoltre, una volta acquisita la giusta tecnica, potrai iniziare anche a lavorare con intensità basse sui movimenti con una componente accelerativa importante.
Più che la forza massimale, la componente della forza che è meglio correlata alla velocità è la forza esplosiva (nonché la capacità di produrre una grande forza nel minor tempo possibile). Pensa ad una partenza dai blocchi, al pugno di un pugile, all’anticipo di un calciatore. La forza esplosiva dipende tanto dal tipo di fibre di cui disponiamo quanto dalla forza massimale.


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