9.10 Affidabilità e validità di un test

Hopkins nel 2000 spiega, in termini semplici, l’affidabilità è la ripetibilità di una misurazione.
Si tratta di uno degli aspetti più critici della misurazione nello sport d’élite. Le misure che non sono ripetibili o affidabili sono spesso influenzate da un errore. Questo può derivare dalla variabilità biologica (cioè dall’atleta) o dall’errore di misurazione, negativamente può ostacolare la capacità di rilevare un cambiamento significativo nelle prestazioni, poiché i cambiamenti sono spesso piccoli, specialmente negli atleti d’élite. Un test che non è affidabile ti sarà di scarsa utilità. L’affidabilità viene considerata attraverso il livello di prestazione degli atleti e dello sport. Ad esempio, un test di salto può essere affidabile per gli atleti d’élite che eseguono regolarmente salti in allenamento, ma non per gli atleti alle prime armi che eseguono il salto di lancio per la prima volta.
Ci sono due tipi specifici di validità che sono importanti per i test di forza e potenza:

  • La validità concorrente è un sottoinsieme della validità del criterio ed è la relazione tra un dato test e una misura di criterio. Per esempio, potremmo quantificare la correlazione di un test di potenza del corpo inferiore basato su dati da campo e la potenza valutata usando un riferimento standard come il salto verticale su una pedana di forza.
  • La validità predittiva è anche essa un sottoinsieme della validità del criterio e si riferisce alla capacità di un test di “prevedere” le prestazioni.

Gli ultimi due concetti di misurazione da considerare, che sono altamente correlati all’affidabilità e alla validità, sono precisione e accuratezza. Un test potrebbe anche essere generalmente accurato ma non preciso: in questo caso, siamo quasi vicini al centro ma la parola chiave è “quasi”.
È fondamentale stabilire la validità e l’affidabilità di un test prima di utilizzarlo a fini decisionali. Un ulteriore punto di preoccupazione è determinare la variazione del soggetto e non parlo solo dell’atleta ma anche dell’operatore; spesso i test sono operatore-dipendente ed è essenziale, soprattutto se si lavora in un team, avere “una mano” molto simile.
est di resistenza sul campo rispetto al laboratorio
Una volta identificate le basi, il passo successivo è determinare il metodo di valutazione ideale. Ciò reintroduce i concetti di affidabilità, validità, precisione e accuratezza discussi sopra.
In generale, esistono tre metodi principali per valutare la forza e le abilità di potere degli atleti, tra cui: (1) una valutazione della velocità della massa corporea o della massa del bilanciere; (2) una valutazione delle forze/energie applicate dall’atleta; e (3) test di intensità di campo come il metodo di ripetizione massima (RM) (McMaster et al., 2014).
Le valutazioni della velocità forniscono anche un feedback diretto all’atleta e possono essere incorporate nel regolare allenamento della forza. Questo tipo di allenamento si chiama Velocity Based Training (VBT). I principali limiti con le valutazioni della velocità riguardano la validità e l’affidabilità del test, specialmente quando non si utilizza l’accelerometria.
Forse il metodo più efficace per valutare le capacità di forza è l’uso di sensori di forza, incluse le piastre di forza. Il modo in cui un atleta applica la forza può essere la variabile più importante da valutare nel contesto della valutazione della forza e delle abilità di potenza. Infatti, le velocità valutata con accelerometro o trasduttori di posizione lineare sono il risultato di come l’atleta ha applicato la forza. Infatti F=MxA..
Valutazione 1: Forza-velocità
Il rapporto della velocità intrinseca in relazione alla forza muscolare è stato studiato fin dal 1930. Si tratta di una delle proprietà fondamentali del muscolo che ha un grande effetto sulla forza muscolare e quindi sulle prestazioni sportive. Caratterizza alcuni movimenti del corpo nei movimenti balistici come l’ accovacciata e il salto. Uno dei metodi più usati per valutare questa relazione è il salto verticale su una pedana che rilevi i risultati. Questo approccio è stato anche utilizzato per determinare zone di carico ottimali per lo sviluppo di massima potenza ma non solo.. oltre ad esser ottimo per anche altre valutazioni neuromuscolare noi di AFI utilizziamo questo test per valutare il comportamento dell’atleta al momento dell’atterraggio.
Questo metodo è stato criticato diverse volte perché alcuni operatori del settore ritenevano il test “poco proiettato alla vision allenante” e in effetti, se pensi ad alcuni atleti che usano “modi per barare” ti potrai rendere conto che molte persone usano angoli personali per saltare o fingere di fare uno squat (6 persone su 10) è vero anche che, ogni atleta ha il suo modo di barare e il nostro divertente compito sta anche nel capirlo, non giudicarlo e valutarlo seguendo la strada inventata dal soggetto stesso.

Valutazione 2: Forza-Lunghezza del muscolo
Accanto alla relazione forza-velocità, il rapporto tra forza e lunghezza del muscolo è stato studiato dagli scienziati negli ultimi 50 anni, si tratta di una valutazione fondamentale per le prestazioni sportive (Herzog, 2009). In termini pratici, si cerca punto critico o un angolo articolare specifico in cui un atleta ha problemi nel generare una forza sufficiente a superare un carico. A livello subcellulare, il punto critico può essere visto dove ai ponti trasversali al filamento di miosina spessa viene impedito di connettersi al filamento sottile actina (Gordon et al., 1966). A livello motorio, il rapporto forza-lunghezza del muscolo è il risultato delle decine di migliaia di sarcomeri che in un dati angoli articolari hanno dificoltà all’attivazione neuromuscolare (un esempio son gli atleti che provano dolore sono ad un angolo particolare del ginocchio, questo perché l’articolazione femororotulea è influenzata solo a quel determinato angolo mentre, prima o dopo, le connessioni neurali non gravano e il dolore è assente)
Nel test più usato l’atleta eseguirà contrazioni isometriche volontarie al massimo delle proprie capaità tra diverse angoli articolari (Kulig et al., 1984).
Valutazione 3: monitoraggio neuromuscolare à Intra e Inter coordinazione muscolare.
Negli ultimi anni la valutazione neuromuscolare sta invadendo sempre più il mondo dello sport ad alto livello. L’attivazione neuromuscolare è tipicamente quantificata utilizzando elettromiografia di superficie (EMG). Gli elettrodi sono posti sulla pelle sopra i muscoli di interesse. E’ richiesta una grande cura per garantire il posizionamento preciso degli elettrodi. L’attività elettrica delle fibre muscolari che depolarizzano in risposta all’input neurale viene registrata e annotata su specifici software.
L’attività elettrica registrata la pelle non è altro che un riflesso di tutte le unità motorie attive intorno alla zona degli elettrodi; il segnale registrato è una riflessione quantitativa e qualitativa della quantità di attività muscolare e il livello dell’ attivazione muscolare. Bisogna esser molto attenti ai parametri dato che i segnali neuromuscolari variano in base al tipo di lavoro (anche se si tratta delle stesse unità motorie) quindi, il test è affidabile, quando vengono valutate diverse contrazioni in diversi angoli di movimento. EMG permette agli allenatori di quantificare il muscolo in stato attivo, il coordinamento tra i diversi gruppi muscolari, e può anche consentire la quantificazione del carico neuromuscolare (che è sempre stata una grande sfida per la comunità scientifica). L’uso di EMG non è consigliato per la valutazione giorno per giorno, ma potrebbe essere molto efficace quando nascono deficit neuromuscolari dopo infortunio (Jordan et al., 2017).


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