9.9 Richiamo al Monitoraggio

A volte, nonostante le programmazioni super dettagliate e studiate, i risultati non sono quelli sperati; ci sono tanti modi per risolvere il problema e sicuramente lamentarsi non è quello giusto; per migliorare è necessario che il monitoraggio sia continuo anche perché, se le cose non vanno bene, basta cambiare!
La doppia teoria dei processi
Daniel Kahneman, nel suo libro Thinking Fast and Slow, affonda le sue radici della doppia teoria dei processi nei primi anni della ricerca neurologica, quando nell’800 Wigan & Hughlings identificarono due sistemi cognitivi noti come verbali-analitici e narrativi-esperienziali.
Da allora Kahneman ha fatto riferimento ai due sistemi come intuizione (o Sistema 1) e ragionamento (Sistema 2). L’intuizione è veloce e automatica; mentre il ragionamento è più lento e più consapevole.
“Il sistema 1 funziona automaticamente e rapidamente, con uno sforzo minimo o nullo e senza alcun senso di controllo volontario … Il sistema 2 richiede le attività mentali impegnative che lo compongono, compresi i calcoli complessi. Le operazioni del Sistema 2 sono spesso associate all’esperienza soggettiva di azione, scelta e concentrazione.”
No, non sono impazzito, questo, a noi coach, serve tantissimo.. mi spiego meglio
È importante che l’allenatore sia in grado di passare da un sistema all’altro, a seconda della situazione in cui ci si trova: l’interazione dinamica tra i sistemi 1 e 2 ci consente non solo di prendere decisioni sul “live-coaching”, ma anche di esaminare queste decisioni in seguito, confrontando le situazioni precedenti e in definitiva imparando da queste esperienze. Come accennato, i due sistemi sono ugualmente importanti, ed è fondamentale capire che l’esperienza in ognuno dipende dall’esperienza e dalla conoscenza.
“Le competenze sono acquisite con feedback che sono opportunità di apprendimento … pensare alle cose – discutere di cose – aiuta a sviluppare file che aiuteranno sia cognitivamente che intuitivamente a prendere decisioni”
– Kahneman
Ci sono 2 profili nella professione del coach ; da un lato, ci sono gli allenatori “scientifici” e, dall’altro, gli allenatori “pratici” (tutto questo è tradizionalmente definito come una divergenza tra scienza e arte). Gli allenatori pratici (gli “artisti”) hanno anni di esperienza – di solito sia come atleta che come allenatore – sono “stati in trincea”. Fanno affidamento sulla propria esperienza personale, su modelli di allenamento prestabiliti e sulla propria intuizione, piuttosto che su una comprensione “scientifica” della formazione.
Gli “allenatori pratici” sono spesso critici nei confronti degli “allenatori scientifici”, sentendo che mancano di comprensione dello sport, ignorano l’elemento umano e, nei loro tentativi di giustificare il tempo, gli sforzi, i soldi e l’energia messi in tecnologia, essi finiscono sepolti nei dati accumulati- e alla fine più confusi di quando hanno iniziato.
Queste critiche sono – per la maggior parte – abbastanza sensate; ma questo non significa che decidiamo di mandare tutto quello detto fino a questo momento nel posto che stai pensando. Per esempio, se confrontassimo il nostro lavoro con il mondo medico di alcune generazioni fa possiamo renderci conto che la medicina era – per necessità – focalizzata sui sintomi clinici, piuttosto che sui valori di laboratorio che potevano agire sulle cause.
La medicina ha progredito negli ultimi cento anni come la ricerca e la tecnologia si sono evolute; i migliori medici hanno acuta capacità di osservazione e abbracciano prove scientifiche emergenti. Ma anche qui, la capacità di assimilare nuove informazioni e dati nel processo decisionale può essere difficile.
Cosa devo monitorare?
I grandi allenatori monitorano la qualità del movimento e la disposizione psicologica dell’atleta utilizzando il potere dell’osservazione visiva e della conversazione. Tuttavia, è difficile quantificare questi elementi molto importanti.
Quello che porta al successo, in un allenatore, sono le sue capacità comunicative e soprattutto quelle decisionali che possono sembrare rischiose ma anche la chiave della vittoria.
La quantificazione del carico di allenamento è stata tradizionalmente poco più di una considerazione teorica per la maggior parte dei programmi. Da un lato, il monitoraggio del carico è la base di molti libri che parlano di periodizzazione ma, dal punto di vista pratico: quanti di noi possono rispondere alla domanda: quale era il carico di allenamento dell’atleta la scorsa settimana, dell’anno scorso o di tre anni fa?
Annotare il carico, in linea teorica, sembra essenziale per una programmazione efficace. Sebbene non appare spesso in termini pratici per il processo di programmazione acuta.. è vero anche che la valutazione in percentuale dell’efficienza della programmazione può essere ottenuta solo quando gli elementi del programma vengono tracciati e monitorati.
Mentre ci sono diversi punti di vista importanti per la valutazione / monitoraggio come la nutrizione e la salute, ci concentreremo principalmente su quelli relativi allo sviluppo della forza.
Perché monitorare?
C’è una grande ragione per cui il monitoraggio degli atleti è importante: quando le cose vanno male (per esempio, quando un atleta si infortuna), i dati aiutano a fare chiarezza su una situazione spesso afflitta da un alto potenziale di cattive decisioni.
Inoltre, ci sono altri importanti motivi per la raccolta di dati, come ad esempio:
1) Rimuovere il velo del nostro pregiudizio dall’affrontare i pro o contro di un intervento;
2) La possibilità di rivedere grandi quantità di dati per trovare tendenze e generare nuove idee
3) La capacità di creare processi(inteso come sessioni) per sviluppare abilità di forza in relazione alle prestazioni dello sport (es. Quanta forza è sufficiente?)
Dobbiamo ricordare che, come sempre, la semplicità ci porterà molto lontano. Il monitoraggio non ha bisogno di essere complicato. Dovremmo mirare a rispondere a domande semplici e padroneggiare le metriche banali prima di scavare in aree più complicate.
“Forti e precise domande guidano il processo scientifico” senza queste domande, è impossibile fare in modo che un foglio di calcolo sia utile. Le domande forti e precise non sono domande complicate. Rispetto al sistema di monitoraggio, in assenza di buone domande, è possibile che a fine anno avremo sol fogli volanti che non serviranno a nulla. Domande forti, semplici e precise guidano il processo per l’implementazione di un sistema di monitoraggio basato sui dati e una maggiore comprensione.
Alcune di queste sono:

  • Quanti allenamenti ha fatto l’atleta nell’ultima settimana?
  • Quanti giorni ha perso l’atleta per infortunio o malattia?
  • In che modo l’atleta sente di adattarsi al carico di allenamento?
  • Quanto si sta accumulando l’affaticamento neuromuscolare?
  • Qual è la tolleranza strutturale dell’atleta? (La tolleranza strutturale è una misura della capacità muscolo-scheletrica di gestione del carico).

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