Le 2 strade per rispondere allo stress

Ricordi Laborit e i suoi esperimenti relativi all’incidenza dello stress sugli esseri viventi?

Se non hai letto l’articolo precedente ti invito a farlo per avere un quadro migliore della situazione, comunque questo non pregiudica la comprensione di quanto stai per leggere.

Detto ciò, provo subito a porti un interrogativo. Ho bisogno che tu interagisca eseguendo passo per passo le mie indicazioni.

Pensa ad un problema che urge di essere affrontato e, se non ne hai, magari pensa ad uno che hai dovuto affrontare in passato.

Bene!…Quante strade hai per risolvere questo problema?

Fermati un minuto e…riflettici!

Immagino ti saranno venute in mente tante soluzioni, ed in genere è così.

Ci sono tante soluzioni possibili per affrontare un problema.

Ora riesci a darmi una definizione di…”problema”?

Da definizione un problema è un quesito che attende una soluzione o anche una difficoltà che richiede un adattamento, un comportamento particolare perché si possa superarla.

Ma ancora una volta ti chiedo di fare uno sforzo ulteriore.

Cos’è realmente un problema?

Un problema è ciò che la tua dimensione più intima percepisce come CONFLITTO.

Ad un conflitto che si verifica in certe circostanze ci sono molte soluzioni possibili, ma tutte sono riconducibili solo a due modalità: ATTACCO o FUGA

Lo scopo nel risolvere un conflitto è quello di portare le nostre condizioni ad un livello superiore rispetto a quello in cui ci troviamo.

Portare le nostre condizioni ad un livello superiore implica necessariamente movimento da parte nostra, dunque azione.

Non è un caso che un conflitto venga percepito da noi come uno stress, perché lo stress è la molla che ci spinge ad attivarci e a risolvere la situazione.

Analizziamo il seguente scenario che, verosimilmente, avrai avuto modo di sperimentare almeno una volta nella vita.

Un giorno nel tuo posto di lavoro (all’università, a casa, etc…) ti vedi arrivare il capo (il professore, un genitore, etc…) infuriato, il quale ti rinfaccia davanti a tutti quelli che sono presenti in quel momento (colleghi, parenti, etc…) quanto tu sia stato incapace di portare avanti una richiesta (lavoro, esame, compito, etc…) che ti era stata fatta.

Scommetto che già soltanto leggere queste ultime righe ti ha rievocato un tumulto dell’animo.

Ma continuiamo la nostra analisi:

SCENATA=PROBLEMA=CONFLITTO

Ti sei ritrovato aggredito, magari nel tuo territorio e senza poter essere difeso da nessuno, una forte tensione si è fatta strada dentro di te costringendoti a cercare una buona risposta a questo tipo di stressor.

Come ti sei comportato?

  1. Hai affrontato la situazione, rispondendo per le rime a chi ti ha messo in questa condizione. Hai allora deciso di passare all’azione seguendo la modalità dell’ATTACCO. La tua “stazione di controllo” biologica è tranquilla, perché sente che è stata trovata una risposta al conflitto.
  2. Sei rimasto così indignato che hai deciso di non poter restare più in quel posto e sei andato via alla ricerca di un posto che ti garantisca un trattamento migliore. Hai allora deciso di passare all’azione seguendo la modalità della FUGA. Anche in questo caso la tua “stazione di controllo” biologica è tranquilla, si sente soddisfatta e può passare oltre.

Purtroppo queste due risposte non sono le uniche.

Supponi che il terrore di affrontare la situazione ti abbia sopraffatto. Hai paura di affrontare chi ti ha umiliato e ti senti anche troppo debole finanziariamente e personalmente per poter decidere di andare via. Così resti muto e rimani fermo nella tua condizione di conflitto. In sostanza non c’è ATTACCO né FUGA, c’è CONGELAMENTO dell’azione, nessuna risposta, fissità, assenza di movimento.

La tua “stazione di controllo” biologica interpreterà questa situazione come un conflitto irrisolto. Dunque resterai nel problema e lo stress avrà avuto la meglio.

Allora è meglio agire anche se potresti pentirtene?

Mettiamola così: “tra fare e non fare è sempre meglio fare, indipendentemente dal risultato avrai arricchito la tua esperienza”.

Da un punto di vista strettamente biologico è più sensato e sano agire sempre, perché il nostro sistema nervoso autonomo (SNA), deputato alla sopravvivenza, si occupa soltanto di allungarti la vita di 1/8 di secondo alla volta, poi sia quel che sia. Inoltre come hanno chiaramente dimostrato molti studi, tra cui, come detto, anche quelli di Laborit, chi agisce ha molte probabilità in meno di ammalarsi.

AFI da tempo è impegnata in ricerche scientifiche che riguardano le modalità di gestione dello stress. L’incapacità di governare ma ancora più spesso l’incapacità di riconoscere lo stress può provocare conseguenze catastrofiche. Se sei interessato a saperne di più a riguardo e non vuoi fermare la tua sete di conoscenza, non esitare di continuare a seguirci. Chiedi informazioni sui nostri corsi di formazione. Condividere informazioni attraverso la divulgazione scientifica rappresenta uno dei nostri obiettivi principali. La garanzia del benessere di ogni individuo non può prescindere dalla conoscenza di come ciascuno di noi funziona.

COVID-19: Cosa puoi fare per non morire

Voglio raccontarvi una storia.

Corre l’anno 2020 e per effetto di una diffusione incontrollata di un virus, definito dagli addetti ai lavori di alta capacità infettiva, il covid-19, l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) dichiara lo stato di pandemia.

Tra le nazioni più colpite ci sono la Cina e l’Italia. Quest’ultima, in particolare, dopo un periodo iniziale di confusione, attraverso i propri organi istituzionali decide emanare un Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri (DPCM) che costringe, tra le altre cose, i cittadini ad un periodo forzato di permanenza domestica con uscite concesse soltanto per:

  • Approvvigionamento alimentare;
  • Motivi di natura socio-sanitaria (approvvigionamento medico e assistenza a chi ne ha bisogno);
  • Motivi di lavoro, ma soltanto per categorie non obbligate alla sospensione delle attività secondo decreto.

In caso di controlli da parte delle Forze dell’Ordine c’è l’obbligo di sottoscrivere un’autocertificazione che attesti che lo spostamento sia conforme ad uno dei 3 punti sopraelencati.

Inoltre il decreto lascia ampia libertà alle Regioni di emettere ordinanze ancor più restrittive se ritenuto opportuno. Di fatto accade che in molte regioni uscire di casa sia diventato praticamente un rischio, non solo per la questione covid-19 e per i controlli più serrati da parte delle Forze dell’Ordine, ma anche a causa del terrore e dello stato confusionale che, nel frattempo, stanno condizionando tutti i cittadini. Anche fare la spesa è diventato un continuo competere. L’approvvigionamento sembra una gara a chi arriva primo e gli occhi degli altri cittadini sono diventati vere e proprie telecamere di sorveglianza pronte a far scattare l’allarme ogni qualvolta ci sia presunzione di contravvenzione verso le norme ministeriali emanate per l’emergenza in corso.

Ora senza entrare nel merito della questione che, peraltro, merita approfondimenti adeguati data la complessità dell’argomento, e ribadendo che le leggi vanno, sebbene non condivise, comunque rispettate ho intenzione di porti una domanda.

Come ti senti?

Occhio!!..cerca di stare molto attento prima di rispondere.

Non ti ho chiesto cosa pensi, ma come ti senti?… Cosa stai effettivamente provando dentro di te?

Scommetto che anche tu come la maggior parte delle persone hai avvertito e continui ad avvertire uno o più dei seguenti stati d’animo:

  • Confusione
  • Senso di frustrazione
  • Rabbia
  • Paura
  • Sconforto
  • Ansia

Bene!… Ora stai ancora più attento.

Sto per darti una cattiva notizia.

Se non è il covid-19 a farti ammalare, stai in campana che rischi comunque un danno alla salute.

Gia più di mezzo secolo fa si ipotizzava che lo stress potesse generare il cancro o altre patologie. Tuttavia mancavano prove scientifiche che lo dimostrassero. Il primo ad occuparsi di trovare una risposta a questo quesito fu Henri Laborit, un medico biologo francese specializzato in Neurochirurgia, che concentrò le proprie ricerche scientifiche nell’ambito della neurobiologia e della neurofisiologia.

Laborit pensò di sfruttare le esperienze effettuate utilizzando topolini da laboratorio per chiarire se, in qualche modo, ci fosse correlazione tra lo stress avvertito da un essere vivente e la sua salute, al punto da farlo ammalare.

Supponi di costruire una gabbia dotata di una griglia sottostante in grado di condurre corrente elettrica; un sensore luminoso che si attiva sempre con un certo anticipo rispetto all’attivazione della scarica; una paratia che divida la gabbia in due parti con un foro per consentire l’accesso da una parte all’altra.

Introduci ora all’interno della gabbia un topo e pensa di sottoporlo ad un esperimento stressante facendo in modo che, a ritmi periodici, la metà della gabbia in cui si trova venga percorsa da corrente elettrica. Al primo tentativo il topo, colto impreparato, fa un balzo all’indietro sorpreso e spaventato. Già dopo un paio di tentativi il topo si rende conto che l’allarme luminoso anticipa l’evento della scossa. In questo modo impara velocemente a spostarsi da un lato all’altro della gabbia attraverso il foro presente nella paratia evitando sistematicamente di prendere la scossa. Nel frattempo il topo può mangiare, dormire, e fare i suoi bisogni. L’unico inconveniente è quello di spostarsi di tanto in tanto, ma a parte questo fastidio la situazione è divenuta indolore. Se dopo un po’ di tempo esegui un check up al topo così infastidito, maltrattato e stressato con buona probabilità non avrà sviluppato alcuna malattia.

Laborit fece esattamente questo. Ma non si accontentò e andò avanti con il suo esperimento applicando delle modifiche che lo rendessero ancora più stressante.

Supponi ora di mantenere tutto come nella situazione precedente ma introduci un secondo topolino. Al primo tentativo i topi subiscono la scossa passivamente, confusi e sbigottiti. Ma già a partire dalla volta seguente cominciano a lottare tra loro come se ciascuno reputasse l’altro responsabile dell’accaduto, considerandolo come un vero e proprio aggressore. Di fatto ogni volta che si accende il sensore e la corrente invade la gabbia i due topi se le danno di santa ragione senza pensare ad altro.

Se analogamente a quanto fatto prima sottoponi i due topolini ad un check up dopo un poco di tempo trascorso, aldilà delle ammaccature per le botte prese, risultano incredibilmente sani.

Ma come è possibile? Se non è stress questo…prendersi costantemente a morsi dopo aver preso una bella scossa elettrica…eppure i topi sono sani!

Così Laborit fece un ultimo tentativo.

La gabbia questa volta è percorsa per intero dalla corrente elettrica pertanto non è in alcun modo possibile trovare riparo ogni volta che scatta l’allarme. Inseriamo di nuovo il topolino all’interno e aspettiamo un po’ di tempo prima di effettuare il solito check up.

Nonostante le condizioni attuali sembrino migliori rispetto al caso precedente dove il topolino se le dava continuamente con il suo compagno di gabbia, inaspettatamente la cavia questa volta presenta segni evidenti di malattia non solo come da screening ma anche ad un esame visivo.

Il topo è davvero malato…lo stress lo sta uccidendo.

Qual è allora la differenza con gli altri casi? Perché lo stress è riuscito solo nell’ultimo esperimento a far ammalare il topo?

Nel primo caso, allo stimolo di pericolo scossa, la cavia ha come possibilità di risposta la FUGA.

Nel secondo caso, allo stimolo di pericolo scossa, la fuga, impossibilitata per mancanza di spazio, da alla cavia la possibilità di scegliere il combattimento. Quindi l’ATTACCO.

Nel terzo e ultimo caso, allo stimolo di pericolo scossa, non essendoci possibilità di fuga perché tutta la gabbia è percorsa da corrente e non avendo un compagno d’avventura contro cui inveire, la cavia sceglie di non agire. Quindi INIBIZIONE ALL’AZIONE.

La differenza sta nel livello di stress o nella capacità di risposta allo stress?

Ma torniamo al principio…

Tu che stai vivendo questo momento storico in cui il coronavirus la fa apparentemente da padrone quale tipo di cavia ti senti?

In relazione agli stressors che stai subendo che tipo di risposta stai adottando?…e soprattutto…da cosa dipende la tua risposta?

AFI è sempre attenta a tutto ciò che riguarda la sfera dell’individuo e sulle capacità di risposta che ciascuno può mettere in pratica per non trovarsi in situazioni in cui lo stress la fa da padrone. Da tempo portiamo avanti ricerche che approfondiscono temi come:

Il movimento è capacità di governare lo spazio in piena armonia.

Il movimento è strumento di gestione dello stress attraverso la consapevolezza di come funziona il nostro Sistema Nervoso Autonomo.

Il movimento è vita.

Continua a seguirci. Nei prossimi articoli ti dirò altro.

E se hai sete di conoscenza così come ne abbiamo noi non esitare a frequentare i nostri corsi di formazione. Abbiamo voglia di condividere le nostre esperienze e di arricchirle attraverso le vostre.

Alla prossima.

Prestazioni, Benessere e Stress Management

Sei un atleta NATURAL e vuoi incrementare la tua massa muscolare?
Sei uno sportivo e vuoi migliorare la tua performance?
Sei un amatore e vuoi percepire il vero benessere?
Qualsiasi sia il tuo stato e qualsiasi sia il tuo obiettivo, devi tenere sotto controllo i tuoi livelli di stress!
Innanzitutto ti chiarisco le idee riguardo alla parola “stress”: qualsiasi evento che alteri il tuo equilibrio fisiologico. Ecco cosa nella fattispecie rappresenta lo stress!

Nella quotidianità, così come nell’allenamento, lo stress non è da vedere in modo negativo. Alterare un equilibrio significa perderlo temporaneamente per poi trovarne uno nuovo. Se l’alterazione è stata molto importante ripristinare l’equilibrio risulterà più difficile e richiederà più tempo. Se invece lo stress non è stato eccessivo, ritroverai un nuovo equilibrio in poco tempo e sicuramente sarà positivo rispetto a quello precedente.
Immagina di camminare per diversi mesi con la scarpa destra più alta di 5cm rispetto alla sinistra. I primi tempi sarà dura, tu sei abituato a camminare con scarpe di altezza uguale, non hai problemi di dislivelli delle anche, e quindi indossando le scarpe nuove dovrai trovare un nuovo equilibrio che ti porti a camminare altrettanto agevolmente, zoppicherai, ancheggerai e proseguirai il tuo cammino. Inizialmente avrai mal di schiena, sentirai la muscolatura lavorare in modo asimmetrico, percepirai dei carichi diversi tra destra e sinistra. Dopo un bel po’ di tempo questa situazione diventerà più “normale” per te perché avrai trovato un nuovo equilibrio. Avrai creato degli adattamenti tali che ti permettono di fare quello che devi e di non soffrire più (almeno apparentemente) le condizioni iniziali. Quello che ti succede è che ti adatti ad una nuova situazione generata da un evento stressante (la scarpa più alta di 5cm). In questo caso, il nuovo equilibrio non risulta un adattamento positivo dal momento che genera una cascata di eventi che nel tempo si ripercuoteranno sulla tua salute… ma il corpo nel frattempo ha trovato un modo per andare avanti! E tu credi che sia tutto ok… il tempo ti consegnerà il conto!
Ora immagina di camminare per diversi mesi con scarpe che ti calzano a pennello, di vivere in un posto che ti piace, non deve essere per forza la casa nella prateria o l’isola che non c’è, ma che sia un luogo in cui sei felice di svegliarti tutte le mattine. Immagina di avere un lavoro che ti soddisfi, una famiglia meravigliosa, ti allenarti in un posto motivante, di rientrare a casa ogni giorno e consumare la tua cena sana in compagnia di tua moglie, fare una bella doccia calda e poi a letto. Il tutto con luci soffuse calde, senza cellulare che continui a squillare. Puoi macinare chilometri su chilometri con queste scarpe, ogni volta troverai un equilibrio che sia positivo rispetto al precedente, che ti dia sempre la forza di riprendere il cammino… e sai perché?
Hai gestito lo stress, le lunghe camminate, i tanti chilometri in maniera eccezionale.

  1. I luoghi non sono tutti belli ed ospitali, così come quelli che sembrano meravigliosi e spettacolari nascondo le loro insidie. Sai cosa te li rende ospitali o insidiosi? Sono i tuoi occhi, sono i tuoi pensieri! Se ogni mattina ti svegli pensando “che grande giornata sarà!” il tuo letto ti sembrerà confortevole, la tua stanza la più incantevole del mondo ed il panorama dalla tua finestra il più bello che esista!
  2. Dopo una giornata pesante, rientrare a casa prendersela con il mondo intero e mangiare di tutto e di più è la cosa più facile che tu possa fare. Ricorda che trovare il punto di equilibrio dopo stress importanti non è difficile: sfondati di dolci e vedrai che ti sembrerà di stare subito meglio, avrai una sensazione di benessere immediata. Beh, quello è l’equilibrio più semplice che tu possa ritrovare ma allo stesso tempo il peggiore. Prova piuttosto a tenere un’alimentazione equilibrata ed un comportamento sobrio in tutta la tua quotidianità e vedrai che l’equilibrio che ritrovi ti porterà a stare sempre meglio e non è assolutamente transitorio.
  3. Sapevi che le luci a led riducono dell’80% la produzione di melatonina? Se torni a casa e ti allontani dal tuo cellulare, metti su luci soffuse calde e non a led, fai una bella doccia calda e ti metti a letto a leggere un libro che chiuderai ancor prima che possa calarti la palpebra… allora stai aggiungendo un altro tassello importante al tuo comportamento per ritrovare un equilibrio positivo!
  4. Se in questa giornata già pesante di per sé hai incluso anche il tuo allenamento, occhio!!! È uno stress ulteriore! È lo stress che in assoluto non può mancare nella tua giornata per un benessere a lungo termine ma è anche il più difficile da regolare, da tenere sotto controllo! La gestione equilibrata dei carichi di lavoro durante la sessione ed il ciclo di allenamento in combinazione con il tuo carico interno farà la differenza.

Più sposti il tuo baricentro e più ti sarà difficile ritrovare l’equilibrio. Più fatica farai a ritrovare l’equilibrio e più stress avrai apportato al tuo corpo.
La soluzione principale consiste nel ridurre gli stress in generale in spostamenti minimi di equilibrio che possano essere ripristinati senza una fatica immane in modo tale da ritrovare una condizione migliorata rispetto a quella precedente all’evento stressante.
Tra le righe sopra trova i punti più importanti nella gestione dello stress:

  1. Mentalità: avere un atteggiamento positivo e filtrare qualsiasi evento con positività significa non esporsi in modo significativamente stressante agli eventi di qualsiasi natura.
  2. Alimentazione: lo stress innalza i livelli di cortisolo ematico. Il cortisolo è un ormone da richiesta energetica. Quando il cortisolo è in circolo il tuo corpo ti sta dicendo che ha bisogno di energie. E quindi tu sei portato a dargli quelle che hai (in primis attingendo dai tuoi muscoli) e poi a mangiare perché ne senti “l’esigenza”. Se gestisci la tua alimentazione mantenendo i tuoi livelli di energia abbastanza regolari, vedrai che i fattori stressanti non ti conducono a queste sensazioni voraci.
  3. Riposo: il recupero è fondamentale per ripristinare gli equilibri fisiologici. Gli eventi stressanti ti mettono in stato di allerta, sei in “sympathetic mode”, hai frequenza cardiaca accelerata, sudorazione, produzione adrenalinica, attività neurale alta. Hai bisogno dunque di rilassarti e rimuovere tutti gli stressors che incidono negativamente sulla tua salute. Dormire bene è una scelta: elimina tutto ciò che può danneggiare il tuo recupero e riposerai con la qualità che necessiti.
  4. Allenamento: l’eliminazione delle tossine che avviene nel workout ti libera da tante negatività che puoi avere assorbito e la giusta gestione dei carichi nonché la adeguata programmazione della sessione ti metterà in condizioni di ripristinare quasi da subito l’equilibrio positivo: tutto questo ti donerà longevità e benessere.

Se VUOI veramente ottenere un corpo in salute e prestante, gestisci in maniera efficace il tuo stress!

Ecco perchè una dieta viene abbandonate immediatamente dopo il primo ciclo

Scopri i 3 motivi per i quali hai legato ad un palo la tua dieta come un cane abbandonato prima delle vacanze estive e, come risolvere questo problema!

dieta e abbandono estivo

Queste parole sono rivolte a te che magari, da poco, hai iniziato una nuova dieta o che hai lasciato ogni pianificazione alimentare iniziata dopo il primo mese o addirittura le prime 3 settimane.

Come può esser successo?

Partiamo dal presupposto che dare una svolta alle tue abitudini non è facile e questo è un fattore molto importante quando parliamo di alimentazione

C’è da aggiungere che il 65% delle alimentazioni (quindi più della metà) sono così restrittive e piene di errori che è un miracolo che il restante 35% riesca a resistere (anche se per massimo un anno)

Nel 1864 appare per la prima volta il termine “Diet Industry”, per definire iniziative commerciali che propongono soluzioni e programmi per perdere peso: franchising del dimagrimento, libri di diete speciali e altri messaggi dannosi accompagnati da messaggi tipo “MILIONI DI PERSONE SONO RIUSCITE A PERDERE 20 KG IN UN MESE, SCOPRI COME TIZIO HA CREATO IL FALLIMENTO DI 2000 NUTRIZIONISTI”

Internet, negli ultimi anni, è stato un ottimo veicolo per alimentare questo “Nutrition fake” che oggi ormai si vede ovunque basti pensare che, secondo l’AIDAP (Associazione Italiana Disturbi dell’Alimentazione e del Peso), il 70% degli italiani si informa sul web e di questi il 62% ritiene siano informazioni magnifiche.

Attenzione, non sto dicendo che tutto quello che vedi su internet è inutile altrimenti non investirei il mio tempo a scriverti questo parole.

Quali sono i 3 motivi dell’abbandono di una sana dieta?

1) Cambio drastico delle abitudini.

secondo lo studio Coldiretti-Istituto perchè un italiano su 2, nel 2016, ha seguito una dieta e di questi 21 milioni per sovrappeso (poco meno del 60% della popolazione italiana) mentre il 14% per una patologia come diabete, pressione alta e colesterolo in eccesso.

Cambiare le proprie abitudini non è semplice e spesso, se sei un trainer, avrai sentito “ma io non ho mai fatto gli spuntini!”

Ecco il primo vero motivo: non sei mai stato abituato a dilazionare, in maniera consapevole e giusta, la tua quota calorica.

Spesso ci siamo ridotti a mangiare 2, forse 3 volte al giorno e questo, ammettiamolo, ci ha portato a tavola (se siamo fortunati altrimenti per strada con cibo spazzatura) a mangiare anche il tovagliolo.. quando non fai degli spuntini o snack tra il metà pomeriggio e mattino ciò che succederà sarà proprio quello di arrivare ai pasti principali così affamati da ridursi all’estremo.

Pensaci, non è così? ;

2) Percezione errata dei messaggi che il corpo ti sta inviando.

Hai presente quando, in vacanza, dormi 30 ore (anche se la giornata è di 24 ma a te poco importa) e dopo hai ancora sonno? Le pausa si sa, sono nemiche della motivazione – non voglio parlarti di quanto sia importanti automotivarsi ed altre cose fighissime che puoi trovare su Youtube con super eroi del web ma di quanto, ad esempio, l’Estate spesso è nemica delle diete.

Quando riposi molto o quando sei molto stanco puoi confondere l’astenia con una carenza di zuccheri.

E’ chiaro, sei così stato abituato dai film a vedere persone tristi mangiare gelato che la prima reazione è proprio catapultarti in una montagna di zuccheri rischiando un’overdose glicemica!

3) Reazioni enzimatiche fisiologiche che sono completamente fuori dalla tua mappa del mondo (si questa è difficile, lo so).

In realtà mi riferisco ai classici gonfiori che puoi sentire quando inizi una nuova alimentazione, magari avrai associato questi a intolleranze a determinati alimenti (che è possibile) ma principalmente si tratta di una stimolazione enzimatica molto più alta dovuta ad una richiesta di smaltimento delle fibre.

In pratica non avendo mai mangiato verdure o, magari, avendole mangiate sempre in maniera sbagliata, il tuo corpo si sta adattando.

SOLUZIONE

La miglior soluzione consiste nel affidarsi ad un team di esperti che sanno come gestire un planning alimentare e di allenamento (perché il risultato, trascurando uno dei due, scende del 30% minimo) riuscendo a dilazionare i tuoi pasti senza farti vivere la dieta come “troppo pesante”.

Il segreto è nelle varianti, quasi sempre ti sarai scocciato di mangiare sempre la stessa cosa ed è per questo che variare ogni giorno, esser flessibili genererà un planning sostenibile che ti porterà verso la creazione di un abitudine sana.

Siamo fatti della stessa sostanza di cui sono fatte le abitudini ➡️ abitudini sane ➡️ corpi belli sani e prestanti!

I 4 pilastri dell’attività fisica che ti permetteranno di raggiungere il tuo obiettivo

Fare del sano sport, che abbia come fine ultimo il benessere e non sfoci nell’agonismo, non significa che puoi fare qualsiasi cosa purché non danneggi la salute. Devi basare il tutto su solida fondamenta, solidi pilastri.
corpo donna con pesi e sfondo
Iniziare un programma sportivo è un po’ come costruire un’opera muraria.
Devi chiederti per quale motivo stai innalzando queste mura: diventerà un’abitazione? O un’attività commerciale? Oppure semplicemente un muro di cinta?
Stabilito il tuo scopo, comincia a fare scorta delle risorse umane e materiali che ti occorrono per la costruzione. Dovrai pertanto tenere conto del tempo che impiegherai a lavorare per ultimare l’opera senza trascurare i dovuti giorni ed orari in cui il lavoro dovrà essere sospeso.
Ritornando all’attività fisica, prima ancora di cominciare ad allenarti, devi chiederti qual è il tuo obiettivo, dove vuoi arrivare! Una volta chiarito, il traguardo dovrà diventare il tuo “STATEMENT” quotidiano e quindi, ogni giorno, devi PENSARE al tuo obiettivo, ALIMENTARTI per il tuo obiettivo, ALLENARTI per il tuo obiettivo, RIPOSARE per il tuo obiettivo!
Ecco dunque presentati i 4 pilastri dell’attività fisica:

  • MENTALITÀ
  • ALIMENTAZIONE
  • ALLENAMENTO
  • RIPOSO

Non puoi fare del wellness o fitness o qualsiasi altra cosa che voglia significare attività fisica intelligente senza avere queste fondamenta ben salde.
Devi capire che per migliorarti fisicamente hai bisogno innanzitutto di MENTALITÀ:
Molto probabilmente sarai costretto a cambiare molte delle tue abitudine pregresse che non collimano con l’obiettivo e per farlo senza trasgredire o senza che porti con sé il peso di un sacrificio devi assolutamente sviluppare la MENTALITÀ giusta.
È infatti grazie ad essa che riesci ad organizzare le tue giornate ed i tuoi tempi in funzione del tuo traguardo.
È solo grazie alla mentalità che riesci a trovare il tempo anche una sola volta a settimana per comprare tutti gli alimenti che ti occorrono per alimentarti a dovere;
È grazie ad essa che riesci a ritagliare spazio per il tuo allenamento
È la mentalità che ti fa concludere in maniera soddisfacente una sessione di training;
Ed è sempre la mentalità che ti consiglia di riposare bene anziché vagare senza meta né scopi nelle ore notturne.
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L’ALIMENTAZIONE va curata nei dettagli.
Mangia poco e spesso. I pasti devono essere considerati come “fueling” piuttosto che goliardia palatale. Scegli cibi non elaborati e cotture semplici. Non demonizzare nessuno dei tre macronutrienti: proteine, grassi, carboidrati concorrono in modi quantità e tempi diversi ad ottimizzare il tuo benessere e la tua performance. Non digiunare mai in vista di un allenamento ma non mangiare mai cose che dovrai digerire durante il training. Una manciata di carboidrati semplici al termine dell’allenamento ti aiuterà a ripristinare prima le energie spese e ti manterrà attivo anche mentalmente.
L’ALLENAMENTO deve essere organizzato.
Non affidarti al primo che capita e soprattutto non fare da solo. Ricorda che i microtraumi da allenamento gestito senza competenze non sempre si manifestano nel breve termine quindi potresti ritrovarti a distanza di tempo con delle noie che tu stesso ti sei procurato. Non sottovalutare aspetti importanti del corpo quali lunghezza muscolare e mobilità articolare. Fare attività fisica per uno scopo estetico non vuol dire rinunciare poi alla “fisiologica biomeccanica” del tuo corpo.
Il RIPOSO è la chiave di volta del training.
Spesso erroneamente si parla solo di alimentazione associata all’allenamento ma se manca il riposo non ha senso nessuno dei tre precedenti pilastri. Il tuo ritmo circadiano è scandito con precisione dall’alternanza di ore di sonno ad ore di veglia, dunque non riposare quanto e quando devi vuol dire avere una produzione ormonale alterata. Sarai suscettibile di variazioni metaboliche e pertanto non riuscirai ad allenarti più con la stessa verve oppure, nonostante ti sforzi, non beneficerai del lavoro svolto.

Mentalità Alimentazione Allenamento Riposo ti garantiscono un ROI (return on investement) elevato nel tempo!!!

Nei prossimi articoli tratterò con cura ognuno dei pilastri, nel frattempo segui le guide generali sopra indicate e rendi efficiente ogni tuo sforzo!
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