Quella volta che sono rimasto sotto il bilanciere…

Non hai letto male il titolo!

Non sei nel diario di un supereroe della Marvel!

Tutti noi facciamo cazzate, tutti noi sbagliamo nel fare qualcosa, tutti noi abbiamo delle debolezze!

Non è importante quanto tu abbia sbagliato o quante debolezze tu abbia, ciò che conta in assoluto è quanto hai consapevolizzato le cazzate che hai fatto e quanto hai imparato dagli errori!

Lascia che ora ti racconti l’aneddoto al quale ho accennato nel titolo…

Ero da qualche mese in palestra, il mio primo anno di allenamento in un luogo popolato di persone che si allenavano come pazzi, gente che masticava ghisa al posto del pane e caricava dischi sui bilancieri come fettine di pomodoro sulla mozzarella. Leggi l'articolo

Ambizione di Metamorfosi

Sono entrato in palestra perché troppo magro per sentirmi a mio agio!
Fino ad 11 anni sono stato obeso!

Il mio trascorso dal punto di vista estetico non è sempre stato rose e fiori. Il mio rapporto col cibo così come le mie relazioni sociali sono sempre stati molto influenzati da come percepivo il mio corpo rispetto all’ideale che avevo nella mia testa. Sono un neurotipo adrenalina dominante, ho bisogno di sentire che il mio valore è riconosciuto dagli altri e quando passi fanciullezza ed adolescenza inizi a percepire il corpo come un mezzo attraverso il quale ottenere la stima di chi ti guarda. Di certo questo pensiero non è in linea coi più grandi principi e non è quanto credo ad oggi ma sta di fatto che la gran parte delle persone continuano a vedere il corpo come un mezzo di affermazione socio-relazionale. Leggi l'articolo

“Non ce la Faccio”

Quante volte ti è capitato di pensarlo?
Quante volte davanti ad una situazione difficile hai pensato che fosse troppo grande per te?
Quante volte davanti ad un bivio hai scelto la via più agevole, la strada più comoda?

Non ti biasimare, è successo a tutti! Non sei un perdente o un fallito se hai risposto “sì” anche solo ad uno dei quesiti di sopra! Hai solo avuto paura, magari non ti sei sentito al sicuro; forse non ti sentivi accettato o amato; o forse ancora temevi il giudizio!
Non c’è nulla di sbagliato in quello che hai fatto! Può succedere di sentirsi piccoli in un mondo così grande e difficile. Magari a questo aggiungi qualche esperienza negativa precedente che ti ha segnato ed hai fatto bingo! Hai composto la miscela perfetta per continuare a sentirti piccolo e perderti gran parte delle cose belle che questa terra ci offre.
Avevo appena finito il liceo, quello scientifico, quello dei cervelloni, quando la vocina dei miei desideri mi diceva “tu devi fare qualcosa per la tua passione, tu devi continuare a studiare per fare di quello che ami anche il tuo lavoro”.
E poi c’era un’altra vocina che mi diceva “hai appena finito con il massimo dei voti il liceo dei cervelloni, il tuo tema d’esame è stato persino pubblicato, il prof di italiano e latino dice che hai una gran mente per sprecarla con i salti, le corse, il pallone e i pesi, per la prof di fisica saresti un grande ingegnere…”
Anche se nella mia pancia le idee erano chiarissime, in testa avevo una gran confusione. Ero confuso, temevo che i miei genitori rimanessero delusi dalla mia decisione, ripensavo a quello che gli altri si aspettavano da me. A Napoli il diplomato ISEF (Istituto Superiore di Educazione Fisica) o il nuovo laureato in Scienze Motorie rimaneva sempre un maestro di “zumpi”! Sì, insomma, uno che più di insegnarti a saltare non può fare. Invece uno che ti chiede di imparare la Divina Commedia a memoria, cazzo! ti sta facendo leggere Dante!
E così impari cos’è giusto o sbagliato, cos’è meglio e cosa peggio! Ma esiste davvero una differenza tra giusto e sbagliato? Tra meglio e peggio?
Pur avendone sempre avuto la sensazione, solo qualche settimana fa ho assunto la consapevolezza del fatto che queste differenze sono solo delle gran cacate! La differenza vera, primordiale, unica e sola esistente è quella che separa il vitale dal mortale.
Finito il liceo, temporeggiai davanti a quel bivio. Dove vado? Divento un “maestro di zumpi” o decido di scrivere sulla porta di casa “Ing. Claudio De Michele” oppure “Dottor Claudio De Michele”. Temporeggiai quel tanto che bastava per trovare la scusa di non essermi accorto che scadeva la domanda per la selezione ai test di ingresso alla facoltà di Scienze Motorie e quindi ero obbligato a sceglierne un’altra visto che non mi andava di arrestare gli studi. Volevo far venir fuori la mia prima vocina ma sembrava ancora troppo debole. Nello stesso tempo quell’altra, quella violenta che gridava all’ingegnere, al dottore…beh…questa proprio mi disturbava.
Ancora timoroso di come l’avrebbero presa i miei e del giudizio dei miei professori, dei miei amici, scelsi di iscrivermi a Lingue e Letterature Straniere Moderne, 1° lingua inglese e 2° giapponese. Anche questa scelta non era proprio in testa ai desideri di chi voleva il meglio per me ma sempre meglio che “maestro di zumpi”.
Sono sempre stato un allievo modello. Non mi andava di farmi trovare impreparato. Studiavo in maniera approfondita e aspiravo sempre al massimo dei voti. E continuai a farlo anche in questa nuova esperienza: chiusi il primo anno accademico dando tutti gli esami, avevo la media del 28 e qualcosa. Avevo confermato a tutti anche in questa nuova esperienza che ero bravo! L’ultimo esame che diedi dei 5 fu Storia del Teatro Contemporaneo… e chi se lo dimentica! Lessi testi, studiai autori, la drammaturgia, la commedia, la satira… avevo fatto approfondimenti di ogni genere per prendere 30 a quell’esame! Boooom! E 30 fu! Ricordo ancora che l’esame lo sostenni in uno dei dipartimenti più vecchi della facoltà, ero all’Orientale di Napoli. Dovevi entrare nel cuore del centro storico, passare per palazzi tanto belli quanto fatiscenti che stringevano le strade da un lato e dall’altro quasi strozzarle. Passeggiavo tra queste vie per andare a sostenere il mio esame ed avevo la sensazione che la gente urlasse di continuo, sentivo clacson suonare, motorini sfrecciare, ambulanti fregare i passanti…salgo le scale di un vecchio palazzo, erano gradoni alti e di pietra, di un grigio scuro ancora più tetro per gli anni da cui erano lì! Arrivo finalmente in dipartimento, le stanze sembravano loculi scarsamente illuminati, e con la testimonianza di un inserviente posso sostenere il mio esame con quel docente amorevolmente stanco. Presi 30, sì! Uscito dal dipartimento rifeci quelle scale, sembravo soddisfatto ma le scale erano rimaste grigie quanto prima; tornai per strada e mi sembrava che la gente avesse fatto iniezioni di caffeina: tutto era peggio di prima, più urla, più caos! Arrivo finalmente a Palazzo Giusso, c’è un piazzale davanti. Noi studenti usavamo dei muretti per riposare un po’ le nostre gambe e rilassarci un attimo. C’erano dei bambini che giocavano a calcio, faceva un caldo bestiale, si crepava, e quei bambini erano tutti a torso nudo. Uno durante il gioco si allontana un attimo, va dietro un paletto, si abbassa il pantaloncino verde pistacchio che indossava corredato di buche e fa una pipì d’istinto, mentre il suo sguardo e le sue parole sono ancora intente a dare suggerimenti ai compagni di squadra per evitare il gol in momentanea inferiorità numerica. Non avevano caldo! Non erano infastiditi dai clacson dalle voci dai motorini… erano immersi nella loro felicità! Credo di essere rimasto a guardarli un’oretta. In quell’ora non ho pensato molto, o almeno non in maniera consapevole! Quando mi sono alzato per andare via, prima di tornare a casa sono passato per la segreteria della Parthenope (l’Ateneo di Scienze Motorie) ed ho raccolte le info per l’iter sulla rinuncia agli studi e la richiesta di ammissione ai test preliminari.
Quando sono rientrato i miei non c’erano, sono salito in terrazza dove ammucchiavo i libri degli esami che avevo già sostenuto. Alcuni non ricordavo nemmeno di averne, e soprattutto avevo cancellato completamente le informazioni che mi avevano fornito per i miei 30. Non avevo sostenuto un solo esame per me. Avevo fatto tutto per dare ascolto alla seconda vocina. Volevo sentirmi come quei bambini che giocavano a calcio, e poco importava se avevo o meno la maglia indosso, o se il mio pantaloncino avesse delle buche. Avevo scelto di essere un “maestro di zumpi”.
Cominciai a studiare ancor prima di prepararmi per i test e da quel momento non c’è stato libro che ho aperto di cui non ne ricordi i contenuti e di cui non abbia testato, provato, criticato, messo in discussione, approfondito i contenuti!
Il giorno in cui ho ascoltato per la prima volta chi volevo veramente essere, ho cominciato ad imparare davvero!
Sopra ogni cosa ho imparato la differenza tra vitale e mortale: avessi continuato per quella strada “giusta” sarei morto poco a poco dentro… ora non mi importa quanto frutti il mio lavoro economicamente, non mi interessa il titolo con cui posso firmarmi!
Ora so di essere Claudio De Michele e di essere vivo!

Six Pack da Sogno

Avere un addome in gran bella evidenza è stato sempre il mio sogno!

Ero un appassionato di super eroi, fumetti e cartoni animati in generale. Se anche a te è capitato di vedere film o sfogliare fumetti in cui poter ammirare addominali in bella evidenza di uomini fuori dal comune puoi capirmi. Pensa ai vari Batman, Capitan America, Kenshiro, perfino Dylan Dog sotto quella camicia rossa nascondeva un pacco addominali ben delineato. Da sempre gli addominali sono visti come potenza ed anche sensualità. Rappresentano sia la forza di un tronco che la sua bellezza. Riportano alla protezione che l’uomo può offrire con la sua fisicità e contemporaneamente alla delicatezza estetica che lo può addolcire. Insomma ero E sono ancora un fan dell’addome ultra definito ed arrivare ad avercelo è stato sempre un mio pallino.
Qual è la prima cosa che ti viene da pensare per sviluppare l’addome?
Se fossimo negli anni in cui ho cominciato io (’90), o anche prima, la risposta sarebbe stata abbastanza scontata: CRUNCH, CRUNCH! E poi ancora CRUNCH!
Oggi le cose non stanno più così. La risposta più immediata ed istintiva che tu possa dirmi è: PLANK, PLANK! E poi ancora PLANK!
Lascia che ti racconti la mia esperienza in merito.
Ho avuto la grandissima fortuna di passare per  le varie fasi di allenamento dell’addome. Dall’epoca della flessione (crunch, lateral crunch, crossed crunch, crunch alla panca romana, crunch inversi, leg raise alle parallele) con sovraccarico e senza… siamo passati all’era dell’anti-estensione (plank e varianti tra rollout e bodysaw, con attrezzi diversi come swissball valslide trx e chi più ne ha più ne metta!).
Non me ne sono fatto mancare nemmeno uno di questi esercizi. A quanti additano i crunch come cause del mal di schiena dico: “non ne ho mai sofferto!”. A quanti invece propongono i plank come miracolo disceso in terra dico: “ho visto un sacco di gente maledirli per i mal di schiena avuti dopo”.
Ti starai chiedendo:
“e quindi? Dove sta la verità? Cosa devo fare per avere un addome in bella evidenza?”
La prima cosa che devi fare è: ascoltati sempre! Non smettere di ascoltare il tuo corpo: attraverso i segnali che ti invia, ti fornisce una serie di informazioni talmente utili che se smetti di ascoltarlo perdi dei feedback fondamentali per rendere efficiente il lavoro che devi fare!
Ti faccio capire meglio quello che voglio dirti con delle prove pratiche:

  1. prova a fare una serie di crunch da 10 ripetizioni ed ascolta il tuo corpo mentre fai l’esercizio: chiediti se senti lavorare la muscolatura addominale oppure la fatica si accumula in altri distretti oppure ancora se non hai affatto sensazioni muscolari.
  2. Prova a tenere il plank per 30’’ ed interrogati allo stesso modo in cui hai fatto per il crunch, fatti le stesse domande.

Quali sono le tue sensazioni? Ricorda che il tuo corpo ti dice sempre qualcosa, qualsiasi sia l’informazione che ti sta lanciando!

  • Se fai crunch ed hai risentimenti alla schiena con buona probabilità devi lavorare in allungamento sulla zona antero-superiore della coscia, e quindi fare psoas stretch prima della tua serie di crunch o come recupero tra una serie e l’altra ti permetterà di lavorare il tuo addome in flessione.
  • Se fai i plank ed anche qui avverti risentimenti alla zona lombare con buona probabilità hai de-attivato il gluteo nel mantenimento della posizione e quindi il tuo bacino si anteriorizza a tal punto da accentuare la lordosi lombare e provocare risentimento muscolare in quella zona per eccessiva compressione. Fare un esercizio di attivazione dei glutei come un ponte ti può aiutare a risolvere eventualmente il problema durante il plank.
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    È “Solo” una questione di Standard!

    La casualità della vita fa in modo che la mia strada incrociasse quella di Antonella De Luca, ora moglie, in una dolce sera di primavera.
    Stai sereno: non è una pagina da rose e fiori quella che stai per leggere! Ancora una volta finisco alla ghisa ma dammi un attimo per arrivarci…

    Per uno come me, cresciuto nel mito di Domenico “Mimmo” De Luca, mia moglie portava un cognome pesante. Eh sì, avevo conosciuto proprio la figlia del culturista che più ammiravo!
    Non ho mai amato i corpo abnormi, dalle masse informi. Ho sempre adorato la definizione, la proporzione la simmetria. Soprattutto, mi è sempre piaciuto che il corpo, per quanto muscolato possa essere, conservi sempre un grande atletismo. Mimmo De Luca incarnava tutto questo. Ed io da pischello appena uscito dall’università, e da pischello della cultura fisica mi sentivo veramente minuscolo rispetto ad uno come lui che si era plasmato un corpo d’eccezione e che faceva incetta di corpi altrettanto belli nella sua palestra. La “ANTROPOS GYM”, così si chiamava la sua palestra! Per me era “tana delle tigri” più che una palestra qualunque. Quando il rapporto con Antonella divenne solido cominciai a frequentare anche io tana delle tigri. Quando entravi nella palestra di Mimmo o scappavi o ci davi dentro come un matto. Non esistevano mezze misure. Trovavi tutte persone estremamente cordiali, fino a quando non suonava il crono che indicava il termine del recupero. Quando si catapultavano sotto i pesi, diventavano persone diverse: aggressive, cattive, concentrate solo su se stesse e sul movimento, era un duello tra loro e la ghisa. Ghisa, tanta ghisa: era ovunque. Era la palestra con il maggior numero di dischi e manubri che avessi mai visto nella mia vita. Era una palestra atipica: da un lato ci si caricava addosso montagne, dall’altro qualcuno stava scattando come uno sprinter sui tapis roulant. Non era una palestra, era “LA PALESTRA”. Avevo finalmente trovato tutto quello che cercavo, avevo trovato chi costruiva dei corpi stile greco!
    Fin qui tutto bello! Ora ti racconto il lato peggiore. Io da galletto delle palestre che frequentavo, entro a tana delle tigri e mi vedo come una zanzara tra le api regine. I primi allenamenti li feci anche in canotta, poi iniziai a coprirmi. Credevo di avere un corpo statuario, un corpo da invidiare. Da buon ventenne pieno di sé, andavo fiero dei progressi che avevo fatto e mi crogiolavo su quanto avevo ottenuto fino a quel momento difendendomi dagli attacchi di chi mi trovava dei difetti.
    Un giorno Mimmo si avvicinò e mi chiese cosa prevedeva il mio allenamento. Cominciammo a parlare e non ci fu una osservazione positiva sulla mia estetica: su tutte mi disse che avevo tanto di quel grasso che non me ne rendevo nemmeno conto toccando i punti laddove era localizzato, mise in discussione il mio back sia superiore che inferiore dicendomi che la schiena era vuota e che i glutei e le cose sembravano grossi ma in realtà erano pieni di adipe.

    Quel giorno mi allenai: feci un pessimo allenamento! Ero arrabbiato con lui. Non sopportavo che qualcuno mi sbattesse in faccia un parere così negativo su qualcosa che avevo impiegato anni per costruire. Non sopportavo l’idea che lui soprattutto criticasse negativamente la mia alimentazione, il mio allenamento! Ricordo che a distanza di giorni ancora ne parlai con mia moglie: non riuscivo a credere a quello che mi aveva detto suo padre e inveivo contro di lui! Quando fui in grado di rifletterci a mente fredda pensai:
    “ma chi cazzo credo di essere io?”
    Mimmo De Luca mi sta dicendo cosa devo migliorare, può aiutarmi a farlo ed io rimango innamorato del panettone che mi ritrovo al posto del culo? Certo che bisogna essere davvero dei coglioni per rimanere in questi pensieri del cavolo! Misi la mia foto di schiena a confronto con la sua, ripensai agli sguardi di tutte le persone che allenava mentre erano intente ad eseguire un esercizio, iniziai a vivere casa sua e la sua alimentazione maniacale… capii che fino ad allora avevo coltivato solo l’ego di un bambino che aveva vinto il suo giocattolo ma non avevo colto quanto veramente poteva insegnarmi lo sport.
    Giorno dopo giorno mi affidavo sempre di più ai suoi insegnamenti. Avevo perso quell’aggressività da allenamento, mi sentivo diverso da quanti si allenavano all’ANTROPOS ma dopo poco mi successe una cosa strana: inizia a ringhiare di nuovo sotto i pesi! Non hai idea di quanto l’ambiente che frequenti ti possa influenzare, in negativo ed in positivo!
    Mi resi conto di tante cose: credevo di essere forte ma non alzavo nemmeno la metà dei carichi che sollevava uno che pesava anche meno di me. Credevo di allenarmi in maniera adeguata secondo i canoni che avrei voluto raggiungere, era invece il modo più comodo per me! Credevo di mangiare come un atleta: questa me la raccontavo proprio bene! Dimenticavo che gli atleti non mangiano 2 pizze il sabato sera e conservano la bella torta di mele della mamma per spazzolarla a colazione la domenica con un mezzo litro di latte! Mi stavo raccontando di avere un bel corpo solo perché mi costava perdere le abitudini in cui sguazzavo, in cui mi sentivo comodo e soddisfacevo la mia ingordigia.
    Avevo abitudini radicate e mentalità molto differente da quella di Mimmo. Non riuscii a fare immediatamente il salto di paradigma ma sentivo che mi avrebbe influenzato tantissimo per il mio bene stargli accanto.
    A distanza di oltre 15 anni posso dire di avere imparato tantissimo dal MAESTRO Mimmo De Luca e che ancora oggi continuo a farlo.
    Ci sono fari che non vuoi vedere, fai di tutto per nasconderli: indossi i tuoi occhiali più scuri, ti copri gli occhi con le mani… e fin qui non ci sono problemi perché la loro luce è tanto forte che prima o poi ti abbaglia e te li fa finalmente notare. Il problema nasce nel momento in cui ti lasci spaventare da questo bagliore e rifuggi da loro allontanandoti a gambe levate. Hai perso una grande occasione di crescita. Hai perso il modo migliore che hai per guardare dentro di te e scoprire le tue carte, quelle che ti fa comodo tenere coperte!
    Quello che vedi non è mai la realtà, quello che vedi è solo il frutto di quello che vuoi che i tuoi occhi vedano! Ti basta cambiare la prospettiva per trarre vantaggio da quello che non ti piace!

    Goditi le tue esperienze!

    Scuse o Risultati

    Oggi mi fa male la spalla, non mi alleno!
    Oggi il ginocchio proprio non va, non mi alleno!
    Oggi questa cervicale mi sta ammazzando, non mi alleno!
    Quante volte hai ascoltato queste cazzate? E quante volte te le sei dette da solo queste cazzate?
    Ti sto per svelare un segreto sul mio carattere: sono diventato praticamente intollerante a queste scuse!
    E l’organizzazione sanitaria di certo non ti aiuta. Pensa un attimo a quello che il medico ti consiglia non appena gli manifesti un malanno fisico: “riposa!”, “evita l’attività per qualche giorno, magari qualche settimana!”. E perché no? Associa al tuo buon riposo anche una bella e sana dose di antinfiammatori, e se la situazione è davvero grave ed i fans non ti fanno più effetto puoi passare ai cortisonici. A cosa ti porta tutto questo? L’effetto finale a cui aspira la farmacologia è la scomparsa del sintomo! Hai letto bene: il sintomo! Tutti i dolori che avverti non sono altro che sintomi, che campanelli! A cosa serve un campanello? Se pensi a quello di casa, ti serve affinchè tu possa aprire la porta ad un ospite: ma il suono non è nella porta! Se pensi al campanello di un albergo, ti serve per chiamare il personale: ma il personale non porta indosso il campanello! Solo due banali esempi per farti capire che i campanelli sono sempre ben lontani dai punti di interesse, sono fisicamente lontani dal fine per cui vengono utilizzati. Lo stesso vale per il tuo dolore: la comparsa di un dolore è sempre il sintomo di una causa che affonda le sue radici a monte o a valle del dolore stesso.
    Cosa ti succede a livello emozionale quando il medico ti consiglia di riposare, di non muoverti, di non giocare, di non allenarti? Ti senti una merda! Ecco la realtà delle cose. E se non ti sembra davvero così è solo perché non hai il coraggio di guardare in fondo dentro di te. Non muoversi, ridurre il movimento, mettersi a riposo non fa altro che abbassare il tuo tono emozionale, e se le tue emozioni tendono al negativo non potrai che peggiorare anche la tua situazione fisica. Forse il farmaco manderà via il sintomo, ma appena ricomincerai a muoverti riaffiora lo stesso dolore oppure un nuovo dolore dislocato in una zona diversa: benvenuto nel tuo loop del cavolo! Sì, del cavolo! Un circolo vizioso dal quale difficilmente uscirai! E tutto questo perché? Perché per un dolorino ti fermi, ti imbottisci di farmaci e smetti di ascoltare quello che il tuo corpo sta suggerendo alla tua testa. È proprio così: quando la tua mente smette di voler ascoltare gli altri due cervelli che hai (cuore e pancia), il tuo corpo cerca di farle capire che deve prestare più attenzione all’introspezione. Se non ti rendi conto di questo meccanismo, se non ti interroghi sul motivo reale per cui avverti questi sintomi, corri il rischio che cambino continuamente sede ma che non vadano mai via del tutto per quanti farmaci tu possa prendere e per quanto tu possa riposare.
    Quante volte ti sei messo sul tapis roulant per la tua corsa di 20 minuti? Magari dopo soli 2 minuti ha cominciato a darti noia la caviglia… poi dopo qualche minuto, passata la caviglia, è stata la volta del polpaccio… un altro esempio di quanto i sintomi cerchino di comunicarti in modo subliminale: questi dolorini sono la tua voglia di rimanere nella zona di comfort, sono la tua protezione innata alla fatica!
    Lascia che ti racconti la mia esperienza in merito. Mi allenavo da quasi dieci anni sempre con costanza e senza mai saltare un allenamento. Era il 2005, avevo una vita molto fitta di impegni. Cominciavo a lavorare alle 6 del mattino, finivo alle 23 e poi 3-4 giorni a settimana almeno erano dedicati anche alla vita sociale, prevalentemente nelle ore serali e/o notturne. Un giorno ero in macchina con mio padre, lui al volante ed io al lato passeggeri. Ero assorto nei miei pensieri ed una frenata, nemmeno tanto brusca, mi provoca un colpo di frusta che al momento non sembrava davvero di entità importante. Dopo qualche giorno comincio ad avere la spalla destra un po’ dolorante, ma continuo ad allenarmi. Dopo qualche settimana comincio ad avere fastidi al gomito destro, ma continuo ad allenarmi. Passano un po’ di mesi con questi fastidi ai quali si erano aggiunti intorpidimento delle dita della mano destra, difficoltà nel movimento del capo. Mi sembrava di avere costantemente qualcuno che mi facesse pressione sulla zona del trapezio, spalla, testa… ed era diventato davvero difficile anche continuare ad allenarmi come facevo di solito, ma non ho mai smesso. Un giorno il mio programma di allenamento prevedeva tricipiti in isolamento, e mi accorgo che al mio braccio destro ormai non era rimasta nemmeno la metà della forza che aveva il sinistro, e la circonferenza era nettamente inferiore all’altro. A situazione precipitata comincio a fare un po’ di indagini. La diagnostica mi dice che un’ernia cervicale mi ha reciso parzialmente il plesso brachiale: avevo praticamente una lesione ad un nervo che aveva comportato una cascata di effetti a catena. Mi rivolgo quindi ad un neurochirurgo. Mi conferma la diagnosi e prescrive la sua terapia:

    • Cortisone;
    • Collare da togliere solo a letto, riposo assoluto per 2 settimane (nemmeno avrei dovuto lavorare);
    • Rimuovere l’allenamento fisico

    Ero solo a visita, esco dal suo ufficio, mi metto in macchina, scoppio in lacrime! Ero diretto verso casa, i miei genitori aspettavano con ansia di ricevere notizie. Ho impiegato molto tempo per rientrare a casa nonostante fossi a 10’ di macchina. Rischiavo la paralisi del braccio. Non potevo più allenarmi. Stavo piangendo, non per il rischio di paralisi ma perché non avrei potuto più allenarmi… e quelli erano gli anni in cui giocavo a beach volley (d’estate giravo i migliori tornei del meridione divertendomi come un matto).
    Avevo il piano B: ero disposto a rischiare il braccio per la mia felicità!
    Ragionai sul da farsi. Oltre a dei trattamenti manuali che mi avrebbero aiutato notevolmente, mi chiesi “cosa genera un’ernia vertebrale?”. Il disco intervertebrale fuorisesce dalla sua sede fisiologica per un effetto principalmente meccanico: se forze di compressione o di taglio a livello vertebrale si alzano oltre il fisiologico, la risposta meccanica di protezione de tuo corpo sarà un’erniazione! Gli obiettivi erano quindi chiari:

  • L’indebolimento dei tessuti altera negativamente le forze di compressione. Avere muscoli più deboli significa opporsi con più difficoltà anche alla forza di gravità, e ricorda che questa è la prima resistenza alla quale sei sottoposto dalla nascita. Puoi riposare come ti suggerisce il medico e non allenarti più ma se ti indebolisci a tal punto da far fatica anche a contrastare questa resistenza… benvenuto all’inferno!
  • Dovevo allentare la pressione esercitata su quel tratto cervicale: non sempre le strutture “bloccate” sono generate da tessuti corti! Dovevo pensare non solo a quelle zone del mio corpo che andavano allungate, ma anche a quelle che dovevano essere accorciate. Ricorda che la tua migliore efficienza biomeccanica è dettata da sinergie equilibrate tra tessuti in antagonismo: se il tuo tricipite soffre tanto in stretching ma non si libera facilmente, probabilmente hai un bicipite troppo lungo che necessita di accorciamento
  • Per capire veramente l’origine del problema non dovevo assolutamente più assumere nessun farmaco antidolorifico / antinfiammatorio. Dovevo leggere i sintomi, dovevo assolutamente seguire la strada che mi indicavano.
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    Cheat meal o non Cheat meal? Questo è il problema?

    Ti fideresti mai di un coach che non ha esperienza di quello che ti insegna?
    Quanto leggerai di me ti stupirà sicuramente.

    Ricordi quando ti ho parlato della mia prima gara e della mia prima esperienza di preparazione agonistica? Era il 21 dicembre del 1999 quando iniziai il programma per la gara che si sarebbe tenuta il 20 maggio del 2000. Non ho mangiato nulla che non fosse previsto dalla dieta settata ad hoc per me. Sono stato meticoloso anche nella grammatura, non volevo un risultato qualunque: volevo il risultato! Sapevo che se avessi beccato un fosso lungo la strada avrei potuto rompere qualche braccetto e rallentare la mia strada verso l’obiettivo. Già partivo con una serie di svantaggi come la poca anzianità di allenamento, deviare il percorso non aveva assolutamente senso. Fin qui ti sembra tutto coerente, giusto?
    Se sei stato attento hai potuto notare che ho iniziato la ima dieta pochi giorni prima di Natale. E tu hai presente come viene imbandita una tavola a Napoli in occasione del Santo Natale? Per non parlare di capodanno, dell’epifania… roccocò, baccalà fritto, spaghetti ai frutti di mare, cassate, pastiere, panettoni! Non mancava assolutamente nulla. Ed io assolutamente imperterrito ho tenuto fede alle mie prescrizioni nutrizionali ed ho glissato qualsiasi deliziosa pietanza.
    Fin qui sono ancora coerente, giusto?
    Continua a leggere e scoprirai la falla della mia coerenza…
    Ero determinato a raggiungere il mio obiettivo, ma non avevo effettuato un vero cambiamento! Avevo solo lasciato che alcune abitudini alimentare fossero sostituite da altre ma dentro di me avevo una golosità dirompente di tutto quello che mi passava sotto gli occhi ed il naso! Così inizia a comprare tutte le cose che non potevo mangiare e la cui scadenza mi permetteva di conservarle fino al momento successivo alla gara. Panettoni e colombe (perché passai anche la Santa Pasqua nelle stesse condizioni), feci a mia madre una lista di cose che avrei voluto mi cucinasse dopo quel fatidico 20 maggio. Insomma era diventata una corsa contro il tempo, non vedevo l’ora finisse tutto per mangiare ci che desideravo. Tanto qualche guru da palestra col trascorso di garette fallimentari come il loro background da atleti mi aveva detto che dopo un periodo di dieta così prolungato avrei potuto mangiare ciò che volevo per 2 giorni di fila senza incidere sull’estetica che mi ero guadagnato nel giro di 6 mesi!
    A riguardarmi oggi su quel palco, sorrido! Sorrido del fatto che sentivo di essere asciutto. Vedevo il pacchetto addominale per la prima volta. Avevo vene sull’addome, sulle braccia… insomma mi sembrava di aver raggiunto un grande risultato (ignaro ovviamente di quanto sarei potuto ancora cambiare).
    La gara non andò benissimo, ma finalmente era tutto finito! Potevo tornare a casa, ripulirmi della crema colorante al mallo e darmi alla pazza gioia con quello che per mesi interi avevo desiderato di mangiare.
    Ad attendermi c’era una gran bella pizza, in realtà ne mangiai due. Poi fu la volta del gelato. E fin qui sembra quasi una normale serata goliardica tra amici. In realtà, tornato a casa, non potevo non aprire un panettone ed una colomba per farli fuori insieme ad un litro di latte (non ne assaggiavo una goccia da sei mesi!!!). Il mattino seguente, al risveglio, faccio il controllo specchio e sembra che quel guru avesse avuto proprio ragione: il mio corpo non sembrava minimamente sfiorato da quell’eccesso. Così potevo continuare e la colazione fu più o meno simile allo spuntino pre-nanna della sera prima: panettoni e colombe con valanghe di latte! A pranzo mi aspettava finalmente la pasta al forno di mia madre: già mamma cucina da dio, pensa poi che preparava finalmente un piatto a modo suo al figlioletto dopo sei mesi di astinenza. Insomma, credo che quella pasta al forno avrebbe battuto anche la migliore versione di Cannavacciuolo in persona. Non so quantificare la dose che ne mangiai… ricordo solo una sensazione strana: dopo pranzo mi misi a guardare la partita del Napoli in tv seduto sul divano. Mi sentivo lievitare i muscoli: hai presente quando vedi crescere l’impasto dopo un’oretta che l’hai messo a lievitare? Ecco, io mi sentivo proprio così! Finì il primo tempo e mi alzai per andare al bagno. Noi cultori del corpo siamo un po’ fissati, se poi hai fatto 6 mesi di dieta pensando solo ed esclusivamente al giorno che potrai finalmente mangiare di nuovo liberamente non puoi non guardarti allo specchio ogni volta che ti capita l’occasione. Così al bagno scattò un nuovo controllo specchio… ancora tutto ok: addome in bella evidenza, vene ovunque, mi sembrava addirittura di essere notevolmente migliorato nei volumi. Tornai al mio divano, guardai il secondo tempo. Finita la partita ebbi la sensazione che quell’impasto si fosse bucato, mi sembrava che quell’impasto fosse decisamente meno alto di quanto precedentemente lo avevo guardato. Così scattò la nuova prova specchio: non l’avessi mai fatto! Avevo la pancia!!! Non sto scherzando, fu un vero trauma: avevo la pancia! 45 minuti prima addominali e vene, ed ora la pancia e nemmeno più una vena! Un trauma, punto!
    Per recuperare una forma decente ma nettamente inferiore a quella della gara impiegai più di due mesi, seguendo un’alimentazione molto rigida.
    Da quel momento in poi capì che avevo commesso una serie di errori, ma per anni non ho trovato la strada giusta. Ogni volta ho sicuramente trovato dei miglioramenti e fatto dei passi importanti nella scelta degli alimenti, nel timing dei macronutrienti… ma per anni ho comunque ovviato a delle abitudini con altre abitudini!
    È la seconda volta che me lo senti dire, lo so! Ti starai chiedendo:
    “ma che cavolo vuoi dire tu e queste abitudini?”
    Migliorava la mia alimentazione ma avevo sempre il pensiero verso qualcosa che non potevo mangiare. Sempre meglio ovviamente: non pensavo più ai tanti dolci che non avrei potuto più mangiare, ma solo alla pastiera. Non pensavo più di mangiare per una settimana intera pizza, ma ne sarei fatto bastare una sola.
    Sai quando ho capito veramente di aver fatto il salto di qualità? Quando tutto quello che avevo scelto di eliminare dalla mia alimentazione non era nemmeno più nella mia testa. Lì mi sono reso conto che non avevo sostituito solo delle abitudini, avevo cambiato la mia mentalità!
    Ti fideresti mai di un coach che non ha esperienza di quello che ti insegna?
    Ho sbagliato come sbagli forse anche tu! Ho lavorato sui miei errori, ho cambiato, sono cambiato!
    Ad oggi se faccio una scelta alimentare non la soffro minimamente, così come se ho voglia di mangiare qualcosa che esula dal mio regime ordinario ma che, per la lontananza dalle competizioni, potrei permettermi non nutro sensi di colpa se la mangio. Sono consapevole che rimane un episodio, e non potrà mai sostituire le mie abitudini attuali perché sono radicate nella mia mentalità: e la mentalità è difficile da scardinare quando è bella salda!
    Avere paura di cambiare è da pusillanimi!
    Tu hai un animo molto più grande di quello che credi per rinchiuderlo dentro un muffin!
    Liberati dalle abitudini sbagliate, cambia la tua mentalità!

    Staying Alive

    È passata una settimana dalla mia ultima gara, dal mio vero obiettivo: la qualificazione ai campionati italiani.

    Prima di questa gara, 15 giorni prima esattamente, sono salito su un palco per quella che sarebbe dovuta essere una competizione. Mi davano per vincitore o secondo classificato prima dei verdetti. La giuria mi ha posizionato al 4° posto della graduatoria.
    Ingiusti? Verdetto sbagliato?
    L’occhio delle persone che ti guardano percepisce benissimo anche in maniera inconsapevole tutto quello che vuoi trasmettere. Io non sono salito su quel palco con in testa quella competizione, io ero su quel palco perché per me rappresentava un passaggio d’obbligo per ottenere la forma migliore che mi avrebbe permesso di arrivare al mio obiettivo: vincere la selezione per gli italiani! Era importante per me raggiungere una condizione da palco per la gara che precedeva le selezioni e non affaticarmi troppo perché dopo 1 giorno solo di recupero avrei ripreso i miei allenamenti per la selezione.
    Non si vincono gare se non si ha in testa già la vittoria. Può darsi che la mia forma fosse da 1° o 2° posto alla prima gara ma poco importa: ai giudici salta all’occhio il muscolo di chi è li per vincere, di chi ha la fame giusta per strizzare fino all’ultima fibra e giocarsi tutto quello che ha! Io non l’ho fatto! Ed è stato giusto così! Mi mancava l’agonismo, avevo dimenticato quanto fosse brutto sentire di non aver dato tutto quello che avevo! Avevo dimenticato cosa significasse essere in competizione, essere in gara!
    Nella precedente pagina del mio diario hai letto “tutto è perfetto per te” ed è quello che mi sono detto al termine della gara. Nel pubblico c’erano le mie bimbe, mia moglie, mio padre, il mio staff, i miei amici… tutti a fare il tifo per me! Tutti a rinunciare a parte della loro giornata per me, ed io a non ripagarli con un impegno massimo su quel palco! Non era la sconfitta a bruciare, o sapere di essere stato giudicato in modo iniquo: sentire di non aver dato tutto era la cosa peggiore. Dopo un giorno di riposo non vedevo l’ora di tornare ad allenarmi. Ora sapevo quello che non poteva mancare: non è pasta frolla se non ci metti il burro! Nessun ingrediente può mancare quando prepari una ricetta di qualità, quando vuoi essere il master chef! Sono state 2 settimane di lavoro più intenso che mai. Sapevo che in allenamento non mi ero mai risparmiato e non riuscivo a perdonarmi di averlo fatto su quel palco. La mia testa era già alla selezione, non avrei lasciato quei riflettori con ancora una goccia di sudore in corpo.
    Finalmente arriva il giorno del “The Best Natural In Show” la competizione in cui poter staccare il mio biglietto per gli italiani. Arrivo il giorno prima a Vicenza, mi riposo come non mai, una passeggiata per il centro mi aiuta. La gestione dei pasti è perfetta, l’ansia da gara è ai livelli giusti, non è facile prendere sonno ma dormo profondamente.
    Il giorno della gara è finalmente arrivato. La mia uscita è prevista intorno alle 18e30 così ho tutto il tempo per fare una passeggiata, tornare in stanza, guardare un film e riposare.
    “STAYING ALIVE”, questo esattamente il film che guardo.
    Come mai questa scelta? Tony Manero, il protagonista del film è un ballerino sfigato che non trova parte in nessuno spettacolo di Broadway. Poi finalmente viene selezionato in un corpo di ballo e stanno preparando una scena quando capisce di poter sostituire il primo ballerino che non brillava agli occhi del coreografo. Ottiene la parte, è tutto pronto, tutto programmato nei minimi dettagli, si va in scena. Nulla deve essere lasciato al caso, Tony Manero è in un sistema perfetto: la coreografia del suo capo! Ma l’artista può essere definito tale se padroneggia il sistema e riesce ad uscirne quando ne trova la possibilità rendendolo ulteriormente grande. È questo quello che farà Manero: nell’ultima scena, allontana la ballerina co-protagonista e si crea un assolo per poi proporre un finale col botto!
    Quando sali su un palco è tutto studiato: ogni tua posizione, come mettere il piede, a che altezza deve trovarsi il gomito, se ruotare di 30° o più, inclinare il tronco… tutto viene precedentemente deciso. E tu sul palco dovresti eseguire quello che è stato stabilito, quello che è stato “sistemato”. Ma devi sentirti te stesso, devi sentire che in quel momento stai dando tutto quello che hai, tutto quello che puoi, devi governare quel sistema e se puoi, uscirne per fare emergere tutto di te.
    Pochi istanti prima di entrare nel teatro dove mi sarei esibito carico uno stato sui social: “STAYING ALIVE”.
    Eh sì! Non mi importava di nulla in quel momento: volevo solo sentirmi vivo su quel palco, fare arrivare tutta la mia personalità, tutta la mia energia, tutte le mie scelte! E così è stato!
    Mi sono riscaldato, ero teso, le mani fredde nonostante il riscaldamento fosse ormai inoltrato. Mancava poco che chiamassero la mia categoria… le mie mani non erano più fredde! Ero io, non avevo più nessun blocco, potevo liberare quello che l’ansia la paura la preoccupazione tengono bloccato dentro di te: potevo far vedere quello che 2 settimane prima avevo nascosto! E boooooommm!!! È posing dal primo istante all’ultimo, sorrido, competo, mi diverto, guardo i giudici negli occhi… e non per cercare approvazione ma perché avessero l’opportunità di leggere!
    Primo posto: sono soddisfatto, sono felice di aver vinto, di essere arrivato primo. La più grossa soddisfazione è uscire da un’arena sapendo di aver lasciato tutto lì dentro, sapendo che non avrei potuto fare di meglio!
    Quando ho deciso di rientrare in pista avevo 7 settimane per prepararmi alla selezione per gli italiani. Mimmo De Luca mi lancia una sfida che mi motiva a palla: sarà difficile ritrovare le cosce che avevi in così poco tempo! Era quello che volevo sentirmi dire: non mi piacciono le cose facili, sono un neurotipo particolare! Poco GABA, tanta ADRENALINA! Lanciami una sfida e mi faccio il culo!
    Nella prossima pagina ti racconto quale è stata la strada e quali le scelte che mi hanno permesso di ridare alle mie gambe la muscolatura di qualche anno addietro in sole 7 settimane.
    A presto

    Tutto è Perfetto per Te!

    Sono nato in una famiglia di operai.
    Il mio papà si alzava alle 2 di notte per andare a lavoro e quando andava bene riusciva a tornare intorno alle 14; nei periodi pre-festivi poi non aveva orari e spesso tornava solo per una doccia e usciva di nuovo a lavoro.

    La mia mamma invece insegnava alle scuole elementari ma, dopo la nascita di mio fratello, fece una scelta in accordo con mio padre: abbandonare il lavoro per dedicarsi esclusivamente alla famiglia! Erano di certo altri tempi, ma fu una scelta importante. Ebbe mio fratello a 23 anni, e le cose da un punto di visto economico familiare erano abbastanza tranquille.
    Un evento significativo, unito al fatto che papà non avesse più la forza fisica per reggere quei ritmi di lavoro, costrinse mia mamma a lavorare a 50’anni.
    Io e mio fratello abbiamo sempre studiato e lavorato allo stesso tempo.
    Avevo 14 anni quando in estate, nella settimana di ferragosto, mentre tutti gli altri miei amici si organizzavano per feste e festini , io lavoravo al bar del paese dove eravamo in villeggiatura in modo da accumulare un po’ di soldini per la vacanza ed anche dopo.
    Grazie ai miei genitori ho avuto sempre un enorme rispetto e considerazione per il denaro ed il lavoro.
    Quando chiesi al mio primo istruttore di arrivare al corpo di Stallone in Rocky III in 10 anni, ero convinto che ci volessero una serie di sacrifici fisici ed alimentari, sapevo che allenarsi in una palestra anziché in soffitta comportava  una spesa mensile. Quello che non avevo considerato riguardava quanto avrebbe inciso economicamente la mia scelta di avere quel corpo sulla gestione del mio portafoglio.
    I miei si facevano in 4 per farmi sostenere l’alimentazione non facendomi mancare nulla né tantomeno accettavano il mio contributo: per loro significava non essere capaci di contribuire alla crescita del figlio, per me significava semplicemente aiutarli in qualcosa che andava decisamente oltre la richiesta insita nella crescita di un figlio. Mio fratello, che ha 7 anni in più a me, lavorava in modo più assiduo e mi ha sempre pagato la retta in palestra non facendomi mai pesare nulla.
    Abbiamo iniziato insieme questo cammino ed ancora lo condividiamo: questa cosa è veramente meravigliosa per me!
    Prendemmo appuntamento per il primo test sulla composizione corporea in funzione del quale il nostro istruttore (GianFranco) avrebbe programmato il nostro allenamento ed elaborato la nostra alimentazione per raggiungere i risultati sperati.
    Al giorno del test avevo un berretto blu della Champion (ricordo come se fosse ieri), e GianFranco, parlandomi di quello che il programma sarebbe stato in termini di impegno in palestra e fuori mi disse che avrei dovuto fare delle scelte: sapeva che provenivo da una famiglia modesta e che Salvio (mio fratello) mi pagava la retta, che frequentare ancora le scuole superiori non mi permetteva di lavorare. GianFranco mi disse “ci saranno momenti in cui probabilmente dovrai scegliere tra un cappello di marca ed un integratore, momenti in cui dovrai rimanere a casa a riposare mentre i tuoi amici sono fuori a divertirsi, momenti in cui dovrai chiedere alla tua fidanzata di cenare a casa piuttosto che andare in pizzeria”. In quel momento mi stava passando una lezione di vita: la SCELTA!
    Se VUOI veramente qualcosa devi fare di tutto per guadagnartela!
    Nel weekend spesso rimanevo a casa, affinchè la paghetta che ricevevo potesse servire per le esigenze dell’allenamento. Dopo poco, vedendo i miei genitori in grossissima difficoltà economica, capì che non era giusto continuare a pesare sulle loro spalle e rinunciai alla paghetta che puntualmente, nonostante mille difficoltà, mio padre veniva a darmi ogni fine settimana. Ricordo che una volta stavamo passeggiando insieme ed io vidi delle scarpe, lui sapeva quanto mi piacessero e mi chiese di fermarci a comprarle. Significava svuotarsi completamente le tasche, ma era disposto a farlo! Io rifiutai abbracciandolo, per me quelle scarpe non erano nulla rispetto al gesto che lui aveva fatto per me ed oltretutto da quando mi allenavo la mia scala di priorità era completamente cambiata.
    Invece di rimanere a casa nel fine settimana, iniziai a lavorare! Ovunque! Pizzeria, ristorante… qualsiasi momento di sosta scolastica era buono per me per cercare un lavoro temporaneo.
    Volevo perseguire il mio obiettivo, volevo il corpo che sognavo e sapevo che fosse mia responsabilità provvedere a tutto ciò che questa scelta comportava.
    Ci saranno momenti in cui i risultati negativi ti sembreranno dei fallimenti talmente grossi che sarai tentato dall’abbandonare il percorso che hai deciso di intraprendere e quindi rinunciare al tuo sogno.
    Un mio caro amico mi ha insegnato un motto che mi porto dietro per la vita: “TUTTO è PERFETTO PER TE!”
    Sai quante persone di successo hanno conosciuto il fallimento? Praticamente tutti! A cominciare da Sylvester Stallone che dovette vendere il suo cane per 40 dollari (se lo andò a riprendere appena guadagnò i suoi primi soldi per qualche migliaia di dollari), condivideva un monolocale con un solo letto insieme al fratello Frank e facevano a turno per chi dormiva sul pavimento e chi sul letto!
    Sul tuo percorso capiteranno tante cose belle che ti aiuteranno a perseguire il tuo sogno con più convinzione… e fin qui è tutto semplice!
    Ma incontrerai anche tantissime difficoltà, intoppi, cadrai, fallirai! E sarà in questi momenti che dovrai trovare la forza per riprendere il tuo cammino ancora più determinato di prima!
    Fai le tue SCELTE e ricorda che
    “TUTTO è PERFETTO PER TE”

    Vuoi il corpo che sogni? …Scegli chi vuoi essere davvero!

    Vuoi il corpo che sogni?
    Vuoi dimagrire o mettere su un bel po’ di muscoli?
    Vuoi semplicemente stare in salute?
    La strada è semplice: DEVI FARE DELLE SCELTE.
    Qualsiasi obiettivo tu voglia raggiungere devi essere pronto a scegliere tra una cosa e l’altra, tra quello che è consono al tuo percorso e quello che non lo è!

    Dalla mia ultima gara erano passati ben 3 anni e mezzo, e neanche per un momento mi è sfiorata l’idea di abbandonare l’agonismo. Per diversi motivi, ma primo fra tutti perché sono un soggetto adrenalico: non sono uno che ama la competizione perché gli provoca piacere a prescindere ma sono uno che trova la sua grande soddisfazione se si rende conto di essere capace di raggiungere gli obiettivi prefissati e superare anche le aspettative. Come adrenalico sono tendenzialmente stimolato da tutte le cose nuove, essere inerte mi infastidisce tremendamente, mi innervosisce, mi “stressa”! Lo stress è tuo nemico qualunque sia l’obiettivo che vuoi raggiungere: occhio però, non usare da paraculo quanto ho appena detto! Non rifuggire qualsiasi cosa scomoda semplicemente perché credi comporti stress! Devi sapere che ci sono due tipologie di stress (un po’ come il colesterolo), quello buono e quello cattivo.
    Cosa differenzia il primo dal secondo?
    Entrambi inducono risposte fisiche che portano ad una fase di riduzione (ossia una risposta fisiologica depotenziante rispetto alla condizione iniziale): se lo stress non è eccessivo ma è uno stimolo ben tollerato, alla fase di riduzione ne segue una di rigenerazione in cui ripristini i valori iniziali e puoi anche migliorarli (stress buono). Se lo stress è eccessivo invece peggiora la tua situazione basale (stress cattivo).
    Non sono uno di troppe parole, mi piace il silenzio, mi piace ascoltare, adoro i paesaggi tersi e soleggiati.
    Non mi piacciono le persone logorroiche, mi infastidisce tantissimo il rumore ed il frastuono, la pioggia ed il vento sono miei acerrimi nemici.
    In passato ho sofferto di allergie varie: da piccolo avevo una orticaria gigante, poi asma bronchiale, poi rinite. Quest’ultima arrivava così forte che non riuscivo a fare nulla, e più lavoravo mentre avevo la crisi o ero impegnato a fare altro e più la crisi aumentava. L’unica cosa che mi faceva stare bene, non erano nemmeno i farmaci, ma solo sdraiarmi sul letto al buio.
    Crescendo mi sono reso conto di una cosa fondamentale: ogni volta che c’era qualcosa che mi stressasse eccessivamente il mio corpo rispondeva così, a prescindere da quale fosse la stagione e se fossimo o meno in fase di impollinazione.
    Lo stress, quello negativo, ti alza i livelli di cortisolo. Il cortisolo è un ormone immesso in circolo dal corpo per effettuare una richiesta energetica. La logica vorrebbe dunque che il cortisolo venisse rilasciato solo in seguito ad uno sforzo fisico o in prossimità di eseguire uno sforzo fisico. Invece stress di natura psicologica e/o emozionale contribuiscono ugualmente ad elevare i livelli di cortisolo. Nonostante non ci sia un bisogno effettivo di energia, il corpo legge il segnale dato dalla presenza del cortisolo ed immette zuccheri nel torrente ematico. Si innesca un meccanismo a catena che conduce a diverse strade tra cui quella che vede la depressione del sistema immunitario per cercare di risparmiare energia.
    Qual è il nesso?
    Ogni volta che il tuo sistema immunitario si deprime diventi vulnerabile dove sei geneticamente meno forte.
    Ecco spiegate le mie reazioni allergiche! E sai da quanto non me ne viene una? Da quando ho capito che i fattori eccessivamente stressanti sono deleteri alla salute oltre che da intralcio a qualsiasi obiettivo. Immagina quanto possa incidere una fortissima rinite in un giorno di allenamento in vista di una competizione.
    Sicuramente non sarà semplice per te affrontare in modo positivo dal punto di vista psicologico ed emozionale tutti gli stressors ma devi fare la tua SCELTA!
    Cosa vuoi dalla vita?
    Vuoi sentirti causa od effetto?
    Alla fine è tutto lì! La prima volta che ho gareggiato sono rimasto deluso dal risultato e me la sono presa con il mondo intero sentendomi effetto della preparazione sbagliata, della alimentazione rigorosa, dell’allenamento eccessivo… cosa mi è successo nel breve periodo? Sono peggiorato! Ho iniziato a mangiare tanto e male, ad allenarmi seguendo questo e quel programma, ho fatto i miei errori! Per fortuna sono rinsavito talmente presto da ritornare sulla strada giusta e sentirmi causa dei miei risultati. Ho cominciato ad interrogarmi più che ad accusare e chiedermi “cosa ho sbagliato?” “potevo fare di più?”!
    Qualsiasi obiettivo tu voglia raggiungere devi assolutamente fare questo primo passaggio: prenditi la responsabilità di ogni tua azione e sentiti causa dei tuoi risultati!