Il functional training aumenta la massa muscolare?

Cos’è il Functional Training?

Cosa vuol dire Ipertrofia?

Ma soprattutto possono coesistere?

Più di una volta ho trattato nei miei articoli questi due argomenti, ma probabilmente mai come ho deciso di fare oggi.

Spesso si crede che il Functional Training sia un insieme di esercizi a corpo libero, sistemati a caso in circuito.

È ovvio che se intendiamo per Functional Training questo, allora non penso si possa ottenere ipertrofia da allenamenti così strutturati.

Ma il Functional Training è ben altro. In un articolo tempo fa ho detto: “qualità non quantità”

E se è vero che il Functional Training è ottimizzare il movimento, sicuramente non sarà questo ad escludere un aumento della massa muscolare così come quello della forza.

Quante strade ho per l’ipertrofia? Se non lo ricordi te lo dico io:

  • Stress meccanico  
  • stress metabolico.

Nel primo posso sfruttare il danno muscolare o l’affaticamento muscolare, mentre nel secondo posso decidere di stimolare l’m-Tor o la produzione di acido lattico.

Posso sfruttare queste due strade e le relative tecniche di allenamento all’interno di un programma di allenamento di Functional Training?

Spero tu abbia ben chiara la risposta!

Chiunque si avvicini all’allenamento e per qualsiasi motivo lo stia facendo, avrà sicuramente bisogno di costruire muscoli.

Sì, muscoli, ma anch’essi funzionali.

Questo ti aiuterà a sostenere il tuo metabolismo, a liberarti da quei dolori ormai cronici e dai processi infiammatori che ormai hanno preso casa nelle tue articolazioni, a prevenire malattie future e in ultimo, ma non per questo tale, ti donerà un aspetto molto più armonico e in salute.

Non è un caso che negli anni si sia diffuso sempre più il termine di Functional Hypetrophy.

Allenandoti in questo senso stai volgendo la tua attenzione non solo al singolo muscolo, ma all’intero sistema, a unità motorie più ampie e soprattutto stai coinvolgendo l’intero sistema neuromuscolare.

Se l’ipertrofia è di per sé crescita muscolare, il termine funzionale, che spesso gli viene affiancato, sta ad indicare una crescita muscolare strategica, che mira ad un aumento della massa muscolare ma anche ad un miglioramento delle prestazioni fisiche, che siano o meno atletiche.

Di cosa sto parlando?

Fibre di tipo I e fibre di tipo II.

Detto in parole semplici, le seconde sono quelle più suscettibili ad una perdita di forza, di potenza e di dimensione con l’avanzare dell’età e sono anche quelle meno coinvolte nei gesti quotidiani. Hanno una contrazione rapida e si affaticano facilmente. Questo significa una sola cosa: se non le alleni subirai un aumento del rischio di cadute e lesioni.

Le prime invece sono le cosiddette fibre a contrazione lenta, producono meno forza e meno potenza ma sono quelle più resistenti.

In ogni gesto le prime ad essere reclutate sono quelle di tipo I, ma nel momento in cui hai necessità di eseguire un movimento meno tranquillo, di sollevare o spostare un oggetto più pesante, se il tuo corpo non sa o non ha modo di attivare le fibre di tipo II ecco che incorri in un infortunio.

Ma torniamo a noi: quanto è possibile secondo te creare i presupposti per l’ipertrofia con un programma di Functional Training?

Ti aspetto in struttura, in occasione dell’ultimo corso live di Functional Training per parlare di questo e tanto altro che nessuno ti dice mai riguardo all’allenamento funzionale.

Più forza per tutti

Quanti dopo il rientro dal lockdown ancora non hanno ritrovato la forma fisica ideale?

Quanti, nell’incertezza della ripresa dei campionati, si sono adagiati?

Ma quanti, invece, hanno approfittato di tutta questa situazione per dedicarsi ai propri punti deboli?

Ognuno ha reagito a proprio modo e questo è sicuro, ma, se sei un atleta o segui degli atleti, quello che puoi fare adesso è senza dubbio dedicarti all’allenamento.

Voglio farti una domanda:

Esiste una qualsiasi situazione di vita quotidiana o sport specifico in cui non serva forza?

Ti rispondo immediatamente: NO!

Vuoi correre più veloce? Devi essere forte

Vuoi essere potente? Devi avere forza

Vuoi accelerare in campo per prendere il pallone prima dell’avversario? Devi sviluppare forza

Vuoi evitare di incorrere in infortuni durante la stagione sportiva? Sii forte

Vuoi smettere di avvertire dolore alla schiena per il minimo movimento? Lavora sulla forza

Vuoi migliorare davvero la tua mobilità? Lavora con la forza

E potrei continuare così per giorni, ma credo che il messaggio sia arrivato forte e chiaro.

Se si tratta di agonismo qualsiasi atleta dovrebbe approfittare di questo ultimo periodo prima dell’inizio della stagione sportiva per lavorare sulla forza.

Certo per chi si è adagiato non sarà semplicissimo, ma è possibile e ti darò dei piccoli ma validi consigli:

  • Gestisci bene i volumi e le intensità, l’ideale è alternare fasi di accumulo a fasi di intensificazione
  • Assicurati che il range di movimento sia completo e copra tutte le angolazioni
  • non trattenerti dal prendere carichi alti
  • cerca di variare gli esercizi per gli stessi gruppi muscolari
  • valuta bene i tempi di recupero
  • NON dimenticare di allenarti anche a tavola (un’adeguata alimentazione e integrazione, se è necessario, saranno fondamentali)
  • Esegui gli esercizi variando i tempi sotto tensione: nella vita reale o in qualsiasi sport nessun gesto avverrà mai alla stessa velocità o con lo stesso ritmo

Ma perché diventa così importante la forza sia negli atleti che in chiunque altro?

Sapevi che un programma di allenamento incentrato sulla forza tende a far aumentare lo spessore di tendini e legamenti?

Quante volte hai sentito parlare di asimmetrie: “io con la destra non riesco proprio, è la sinistra quella dove ho forza “.

E perché accontentarsi e restare in queste condizioni?

Alcune asimmetrie muscolari, che col tempo non vengono recuperate, possono accentuarsi sempre di più e creare o evidenziare deficit posturali e inefficienze funzionali. Ecco perché ancora una volta è importante il lavoro sulla forza, specie quella monolaterale.

Altro vantaggio è quello che ricevono i tessuti ossei: l’aumento dei minerali ossei dovuti agli allenamenti abbassa il rischio sì di infortuni, ma anche di osteoporosi in età avanzata.

Uno studio ha dimostrato addirittura che due donne sono arrivate all’età di 48 e 54 anni con una densità minerale ossea maggiore non solo a quella media per le donne della loro stessa età, ma al di sopra della media di donne tra i 20 e i 29 anni. Entrambe le donne prese in esame hanno sollevato ed eseguito allenamenti di forza per oltre 30 anni. Parliamo di donne che caricano seriamente quando si allenano, restando spesso vicino al massimale, senza risparmiarsi assolutamente.

(Walters, P., Jezequel, J., Grove, M. Case Study: Bone Mineral Density of Two Elite Senior Female Powerlifters. Journal of Strength and Conditioning Research. 2012.26(3), 867-72)

Ancora ti stai chiedendo perché programmare allenamenti di forza?

Piuttosto, se fin ora non lo hai fatto, chiediti perché non ci hai pensato prima.

Neuroscienza e Allenamento

Spesso ti ho detto cosa NON è l’allenamento funzionale.

Oggi ho deciso di presentarti un esempio pratico di cosa rappresenta per noi l’allenamento funzionale.

Ti starai chiedendo: ma allora perché il titolo dell’articolo è “NEUROSCIENZA E ALLENAMENTO”????

Continua a leggere e lo capirai.

Non ti parlerò di atleti, agonisti, sport di squadra ecc… ma di casalinghe!

Hai letto bene, CASALINGHE. Una sola parola che ne racchiude altre mille.

Quante volte hai sentito o letto in giro consigli su come accovacciarsi? Su come posizionarsi per rifare il letto, lavare il pavimento, riporre un piatto nel mobile in alto, prendere in braccio un bambino ecc?

Ma una casalinga fa soltanto questo?

Quante volte una donna in casa si ritrova ad eseguire compiti molto più ardui?

È capitato quest’anno che durante l’allenamento di una classe una giovane donna casalinga si ferma e mi dice: – ma sai che questo esercizio mi è servito? L’altro giorno ho dovuto spostare l’asciugatrice e ho eseguito lo stesso movimento e non mi sono né affaticata né fatta male la schiena. –

Il soggetto in questione mi ha poi riferito che ha spostato il suo elettrodomestico senza neppure pensarci al momento, lo ha fatto in maniera spontanea e direi automatica.

Sai che esercizio stava eseguendo in allenamento?

SLED PUSH!

Un esercizio che spesso mette paura a chi si allena, ma anche a chi allena. Nella programmazione annuale in AFI lo sled push è stato inserito nel momento che ho ritenuto più giusto, quello in cui tutti risultavano pronti ad eseguirlo senza grosse difficoltà.

Ma vediamo nel dettaglio a cosa serve un esercizio simile.

Ogni spinta che si imprime con il piede verso il suolo prevede un’estensione monolaterale completa dell’anca, attivazione del quadricipite, del gluteo e dell’intera catena posteriore. Aiuta a stabilizzare il core, nonostante l’appoggio monolaterale, e la parte superiore del corpo.

Da non sottovalutare la componente antirotazionale di questo esercizio. La slitta viene spinta in un’unica direzione, ma l’appoggio non è mai bipodalico. Il core e i glutei svolgono una funzione fondamentale nello stabilizzare il movimento.

Ricorda che il gluteo è coinvolto sia nella catena miofasciale posteriore superficiale che in quella a spirale.

Inoltre lo sled push aumenta la forza e l’accelerazione.

Ed infine, lo sforzo mentale, che molti sentono durante una spinta del genere, aiuta ad innalzare l’autostima e la consapevolezza delle proprie capacità.

Ancora una volta avrai capito quanto è fondamentale l’allenamento funzionale nella vita di tutti, atleti agonisti e non. Per cui se sei un trainer ricordati sempre di ragionare, studiare, provare e programmare con criterio.

Ma torniamo un attimo al titolo dell’articolo: NEUROSCIENZA E ALLENAMENTO.

Vorrei presentarti due concetti per cui è stato possibile che il soggetto di cui ti ho parlato ha fatto ciò che ti ho raccontato:

NEUROPLASTICITA’ E NEUROPSICOLOGIA

La neuroplasticità descrive la capacità del nostro cervello di riorganizzare la sua struttura chimica e formare nuove connessioni neurali tutta la vita. È un processo importantissimo sia in casi di danni e lesioni, che in casi in cui si vuole imparare cose nuove. Questa scienza si occupa di analizzare ed esplorare il cervello umano nel corso della vita ed evidenzia come l’esposizione ad esperienze diverse, può plasmare il cervello attuando cambiamenti.

Nomran Doidge a tal proposito si è soffermato sul modo in cui il cervello sia capace di adattarsi, imparare e acquisire nuove competnze e dar vita a nuove mappe cerebrali neurali.

La neuropsicologia invece abbraccia la biofisica e la psicologia. Riguarda, pertanto, i movimenti subconsci.

Secondo il dr. James Oschma, un noto biofisico, sarebbe la matrice fasciale, in quanto semiconduttrice, ad esserne responsabile. La fascia permette al corpo di reagire e trasmettere le informazioni più velocemente di come fanno le vie tradizionali. Questo è il motivo per cui il movimento si sente inconscio. Se la teoria di Oschmanè corretta, vuol dire che nel nostro corpo è presente un sistema di comunicazione alternativo a quello tradizionale che trasmette le informazioni in modo molto più veloce del SNC.

Ecco perché un coach non deve mai sottovalutare certe nozioni, ma soprattutto capire come sfruttarle a vantaggio suo e dei suoi clienti ai fini sì dell’allenamento, ma soprattutto al fine di migliorare la qualità di vita, il senso di benessere e ridurre a zero il rischio di infortuni, anche quando non si parla di atleti.

Nel percorso de Le Fondamenta verrai a ravvicinato contatto con questi e altri concetti. In particolare con l’internship ti sarà data la possibilità di guardare con i tuoi occhi i cambiamenti dei soggetti e come questi siano possibili.

I migliori test per valutare un cliente

Che test utilizzi per valutare i tuoi clienti?

Nel corso degli anni sono stati numerosissimi i test che ho studiato e sperimentato su me stesso e sui miei clienti.

Ti parlo di test relativi al movimento, alla biomeccanica, al grado di mobilità e stabilità, alla forza, ma ti parlo anche di test utili per comprendere il neurotipo, test per analizzare la condizione ormonale e metabolica ecc.

Ho sperimentato test e ritest per riuscire a comprendere a pieno il corpo umano e per riuscire a studiare un metodo per testare il maggior numero di componenti, o almeno quelle che per me determinano tutte le altre, ma nel minor tempo possibile e in maniera quanto meno invasiva.

Se un soggetto arriva in palestra è giusto che sia preso pienamente in carico, ma non deve sentirsi in un ambiente ospedaliero. Vedo in giro trainer che utilizzano test e macchinari super sofisticati, per studiare sempre meglio il particolare e perdendo di vista tutto il resto.

È giusto specializzarsi, studiare e sperimentare quanti più test possibili, ma è ancor più produttivo prendere il buono da ognuno e rendere il proprio iter di valutazione quanto più efficace ed efficiente possibile.

I test altamente specifici sono molto validi, ma, a mio avviso, solo se inseriti nel contesto giusto.

Se si tratta di atleti ad esempio o di clienti di cui conosci bene le condizioni e hai bisogno di capire qualcosa di più specifico allora è il caso di ricorrere a questo tipo di test. Altro caso in cui credo sia il caso di utilizzare test più specifici o quanto meno diversi da quelli che usi solitamente è quando il soggetto, che sia un atleta o un cliente medio, conosce bene il tipo di test che stai per proporgli perché lo ha eseguito diverse volte.

È giusto ripeterlo per capire come e se è cambiato qualcosa, ma è bene ogni tanto dare input diversi e mettere l’individuo nella condizione per cui non può barare.

Sai quanto dura solitamente il mio test preferito?

MENO DI 1’

Hai letto bene, meno di un minuto!

Ho detto che è il mio preferito, non l’unico che utilizzo.

Meno di un minuto è il tempo necessario che ti serve per capire un soggetto. Basta guardarlo nei primi 20” quando ci hai a che fare per la prima volta per farti un’idea globale di chi hai di fronte.

Sono questi i secondi più decisivi e realistici che avrai per osservare il tuo cliente.

Ti do un consiglio: NON LASCIARTELI SCAPPARE PENSANDO AD ALTRO.

Ma come? Non hai sempre detto che è fondamentale testare i propri clienti per stilare un programma ad hoc?

Certamente! E lo ripeterò ancora.

Come ti ho già detto è il test che preferisco, non l’unico che utilizzo.

È fondamentale eseguire test e raccogliere dati specifici. Questo ti darà la possibilità di capire da che punto parti.

Ma soprattutto col tempo ti sarà utile per comprendere dove e in che modo stai andando.

Credimi il tutto andrà a vantaggio dei tuoi clienti, ma anche e soprattutto a vantaggio tuo. Avere a disposizione una raccolta dati circa i risultati ottenuti è uno strumento che ti porterai dietro per il resto della vita. Potrai riguardare ciò che hai fatto, capire il perché ha funzionato o il motivo per cui non ha funzionato.

Altro consiglio che posso darti è quello di mostrare e analizzare i risultati ottenuti dalle valutazioni insieme ai tuoi clienti. È importante che anche loro abbiano la piena consapevolezza della condizione in cui sono e da cui stanno partendo.

Ancor più importante risulterà mostrare loro in maniera evidente e chiara i risultati. Spesso non tutti hanno un’adeguata percezione di sé. È più facile vedere un risultato positivo nell’altro che in sé stessi. Guardarsi in un video, in una foto e con dei dati alla mano sarà come guardare una terza persona.

Inoltre sentirsi monitorato è motivo di sprono per chiunque.

Perché ti ricordo che al di là dei test le migliori valutazioni le puoi fare in campo e durante gli allenamenti: quando il soggetto si muoverà nello spazio in maniera spontanea senza pensarci troppo.

OSSERVA OSSERVA OSSERVA

Anche come ripone un carico o come e se si ferma durante il tempo di recupero è un dato da raccogliere.

Di non meno importanza sarà avere feedback riguardo alle ore successive al workout.

Probabilmente da questo articolo ti aspettavi la spiegazione pratica di un test. Ciò che invece tengo a passarti oggi è il seguente concetto:

Qualsiasi test è valido se vai al di là di ciò che il singolo test ti impone di osservare e di valutare.

Nel percorso delle Fondamenta imparerai numerosi test di valutazione, ma ti saranno presentati in maniera pedissequa e alla maniera AFI.

Io preferisco la seconda e tu?

Scelta degli esercizi: Primo o ultimo step?

Quando inizi a programmare un piano di allenamento a medio/lungo termine da cosa parti?

Mi è capitato spesso di vedere trainer partire dalla scelta degli esercizi.

Cercare quello più strano e figo da inserire qua e là, quello che secondo la propria esperienza e secondo le proprie sensazioni in allenamento “si sente di più”.

Non capirò mai il criterio di certe scelte ma posso darti dei consigli per evitare che anche tu le faccia.

Se devi programmare un piano di allenamento l’ultimo step sarà quello della scelta degli esercizi.

E quando dovrai scegliere quali esercizi inserire nei vari allenamenti non farti guidare dall’ego, dai tuoi allenamenti o da ciò che in passato ha funzionato con qualcun altro.

Pensa solo ed esclusivamente al tuo soggetto, che sia o meno un atleta, sarà comunque una persona completamente diversa da qualsiasi altra e, per questo, avrà sicuramente esigenze diverse.

Hai mai pensato di scegliere gli esercizi in base alle leve meccaniche? Sai come procedere con questo approccio, ma soprattutto sai cosa cambia negli esercizi a seconda delle leve meccaniche?

Non sarà questa la sede in cui ti parlerò di ciò, ma se decidi di iscriverti a Le Fondamenta affronteremo questo e altri modi per approcciare alla scelta degli esercizi.

Ritorniamo agli step per programmare un piano di allenamento.

Se l’ultimo è la scelta degli esercizi, il primo quale sarà?

Se diamo per scontato che, prima di sederti a tavolino e prendere la penna in mano, tu abbia:

  • eseguito dei test specifici
  • fatto un’attenta e approfondita anamnesi
  • analizzato e studiato i risultati di entrambi
  • stabilito un obiettivo comune
  • stabilito le priorità

A questo punto, specie se sei alle prime armi, il primo step sarà suddividere il piano in blocchi.

Hai idea di cosa sto parlando?

Sapere che ritmi ha il tuo soggetto, che tipo di giornate vive e quanto tempo può dedicare all’allenamento ti aiuterà a organizzare gli allenamenti, a sapere quanto e quando può spingere il soggetto.

Ti faccio un esempio pratico: programmare una fase decisiva del piano di allenamento proprio in concomitanza con il periodo degli appelli universitari, diventa un grosso problema se il tuo cliente è uno studente.

Lo stesso vale per le fasi dei campionati se hai a che fare con atleti agonisti.

Conoscere i tempi è fondamentale!

Una volta diviso in blocchi passerai a scegliere come lavorare alle priorità che precedentemente hai stabilito e assegnare ad ogni blocco i suoi singoli obiettivi.

Dopo aver deciso e organizzato tutte le fasi, i tempi, i giorni, le progressioni e il loro timing, allora e solo allora potrai proseguire verso l’ultimo step. Arrivato a quel punto avrai così chiaro il planning che sarà quasi spontanea la scelta finale.

Non perdere mai la visione globale, avere un’idea dell’intera programmazione, delle sue basi e del perché sono state strutturate in un certo modo ti darà la possibilità di poter apportare modifiche in qualsiasi momento, di capire se stai andando nella giusta direzione e di avere quell’autorità di cui ti ho parlato in qualche articolo fa.

Se stai riuscendo a capire ciò che ti sto dicendo e hai una minima idea di cosa voglia intendere, allora sei su una buona strada. Ma se ti senti spaesato e non riesci a seguire il filo del discorso tranquillo. Probabilmente fino ad ora non hai incontrato sul tuo percorso formativo persone che ti dessero le giuste informazioni.

Non è colpa tua per il momento, lo diventerà se scegli di ignorare tutto ciò e continuare a programmare senza criterio, “a sensazione”.

L’intuito per un trainer è importantissimo, ma solo quando viene sostenuto da altre competenze.

Vuoi diventare uno Specialista dell'Allenamento Funzionale?

L’allenamento funzionale, negli ultimi 10 anni, si è diffuso ad una velocità stratosferica. Ormai 9 palestre su 10 hanno aggiungi, tra i propri servizi, la dicitura “allenamento funzionale”.

La domanda che devi farti è “ma che significa allenamento funzionale?”

Circa 2 anni fa, durante un summit di Functional Training, dopo aver illustrato una scheda di allenamento mi fu chiesto “scusa ma di funzionale cosa c’è?”

La domanda mi fu fatta perché nell’elenco di esercizi non c’era nessuna tavoletta magica, nessuno squat su swissball o altri sgorbi… avevo mostrato una scheda con un riscaldamento altamente specifico, una parte centrale di forza e ipertrofia e una parte finale con del condizionamento.

Negli ultimi 3 anni mi sono reso conto che, quando l’allenamento funzionale dagli USA è arrivato in Italia qualcosa è andato storto, probabilmente (anzi, sicuramente) sono state fatte delle modifiche per adattarlo al mercato del nostro paese.

Ed è così che è nato Il Functional Training all’Italiana che praticamente, secondo il personal trainer comune, è un’insalata mista di esercizi “belli da vedere e senza pesi” inseriti in un circuito

MA NON E’ COSI’!

Purtroppo lavorare in questo modo rende invivibile quella che altrimenti sarebbe la professione più bella, nobile e produttiva del mondo dell’allenamento.

Tanti vedono “Il Personal Trainer di Funzionale” solo come “il piano B” dei non laureati che non riescono a trovare un “vero lavoro”.

Operare nelle vesti del PT da 4 soldi, non aiuta a mantenere alta la reputazione dei veri Allenatori.

Tu NON dovresti nella maniera più assoluta danneggiare le persone con allenamenti funzionali di basso livello.

Vedi, presentarti senza preparazione o scegliere esercizi da una lista a caso NON è allenare. In gergo si chiama “rompere la schiena a persone a caso”, nella speranza che, dopo una lista infinita di “io ti abbandono per i dolori alla schiena”, tu riesca a portare a casa una cliente privato.

Cosa succede quando lavori così?

Ti ritrovi di fronte a persone che ti vedono come un “tizio che fa circo”, piuttosto che come una persona professionale che è davvero in grado di risolvere un loro problema, soddisfare un loro bisogno o realizzare un loro sogno.

In questo modo le persone non si fidano di te fin dal principio. Non desiderano farsi allenare da te e, soprattutto, non ti considerano un punto di riferimento per la risoluzione di un loro problema.

In altre parole, ai loro occhi non hai né il permesso, né l’autorità e né il potere per star lì davanti a spiegargli un esercizio, un consiglio alimentare e tutto il resto.

Sai una cosa?

L’allenamento riguarda l’autorità.

Pensa a quando vai dal medico.

Non viene lui a suonarti al campanello, giusto?

Quando ti senti male prendi la macchina e vai in studio a farti visitare.

È esattamente l’autorità che devi avere TU quando alleni le persone.

Devi avere il potere dalla tua parte durante una sessione e questo lo fai solo conoscendo alla perfezione i dettagli di ogni esercizio.

Sembra difficile, ma non sarà più così dopo che avrai assimilato tutte le informazioni del percorso – da cominciare a casa! – che ho preparato per te!

Le tue ore lavorative saranno molto più semplici. Arriverai davanti ai clienti con la stessa autorità del loro dottore. E potrai averla senza portare il camice bianco.

Non solo.

Ti svelerò le tecniche avanzate da inserire nella programmazione per atleti avanzati, in modo da poter lavorare anche con persone di alto livello.

Prenditi questo potere. Impara a non essere più il “tizio che fa circo” ma l’“autorità sul campo”.

Inizia il tuo percorso come specialista dell’Allenamento Funzionale qui: https://afifunctionaltraining.it/

Non è solo una questione di progressioni e regressioni

C’è una grossa differenza se non un abisso tra il trainer di turno che sceglie un corso per riuscire ad ottenere il diploma e IL TRAINER che sceglie un corso dimenticandosi del diploma e concentrandosi sul valore formativo.

Ciò che divide queste due categorie di trainer fondamentalmente è il criterio utilizzato perla scelta della formazione:

  • Il primo sceglierà un corso.

< La cosa fondamentale è che mi rilascino il diploma, così posso lavorare e magari, perché no, con il materiale che mi danno avrò delle sequenze di esercizi belle e pronte per farmi i clienti >

  • Il secondo sceglierà un percorso.

 Ciò che più interessa a questa categoria è il contenuto. La qualità del materiale da cui studiare e da cui prendere spunto per approfondire, la qualità e la trasparenza del docente, la possibilità di mettere in pratica, la possibilità di confrontarsi e mettersi alla prova continuamente.

Ecco perché Le Fondamenta dell’Allenamento è stato pensato come percorso, ma soprattutto, ecco perché è stato pensato in tre precisi fasi. Ti ho parlato di quanto sia importante l’osservazione e ti ho detto che non era un caso che l’avessi scelta come prima fase. Oggi ti dico che non è un caso che la seconda fase preveda un periodo di assistenza.

In che consiste?

Partiamo dal presupposto che chiunque decida di seguire il percorso de Le Fondamenta sarà affidato ad un tutor disponile 24h.

È proprio a questo tutor che sarai affiancato nelle varie fasi. In particolare, nella seconda fase lo affiancherai in tutte le sue attività. Lo assisterai e al momento opportuno inizierai sempre più ad entrare nel vivo della palestra.

A che serve?

A capire che non sempre è solo ed esclusivamente una questione di progressioni e regressioni. Quelle vanno studiate e applicate sicuramente, ma soltanto con l’esperienza puoi arrivare a capire davvero di cosa ha bisogno una persona. Quando ti trovi ad allenare delle classi è possibile che una stessa regressione non sia quella adatta a due persone diverse.

Frequentare i corsi di formazione per avere accesso agli innumerevoli esercizi e alle relative regressioni e progressioni non significa che hai dei programmi in mano.

Che sia per te stesso, per un cliente o per un parente, non fare l’errore del “copia e incolla”.

Fai attenzione agli esercizi che proponi, programma con criterio e sfrutta il vero valore delle progressioni, ovvero quello di creare miglioramenti, di patterns, di stabilità, di forza ecc. Evita lo stallo e l’accomodamento, ma fallo con consapevolezza e non perché al corso ti è stata data la lista degli esercizi.

  • Tanto dopo questo esercizio viene quest’altro –

Non funziona esattamente così, non se vuoi diventare un coach, non se vuoi far stare bene le persone, non se vuoi portare i tuoi atleti ad alti livelli.

Fai anche tanta attenzione agli atleti giovani: una specializzazione troppo precoce può privarli di un alto livello di allenabilità in futuro e questo vuol dire solo una cosa, carriera out.

Specie nelle fasi di sviluppo la crescita dei tessuti ossei risulta più veloce dei tessuti molli, caricare in modo incosciente un soggetto in queste fasi può indurlo all’infortunio e può precludere, come già detto, la sua allenabilità in futuro.

Al momento probabilmente non te ne accorgi se non hai sviluppato una fine osservazione, addirittura potresti sentirti orgoglioso di ciò che è capace di fare il tuo atleta, ma a lungo andare fidati che non è funzionale.

Girano spesso video di bambini fenomeno che alzano carichi notevoli o che si danno alle alzate olimpiche. È sbagliato che un bambino impari il gesto delle alzate olimpiche o che lavori di forza? No, ma attento a gestire il carico e a far allenare soggetti simili in linea con le fasi di sviluppo che stanno vivendo. Non puoi gestire il programma di allenamento di un giovane come faresti con quello di un adulto.

Inizi a comprendere ora il senso del termine progressione e regressione?

È un discorso che non si limita al singolo esercizio, né tanto meno al breve termine.

È importante sapere come portare la signora Maria con il dolore al ginocchio a fare uno squat, conoscere ma soprattutto capire da dove è necessario che parta e con quali esercizi.

Diventa fondamentale la conoscenza degli esercizi per capire nell’immediato che modifiche attuare ad un esercizio affinché un cliente inserito in una classe di 20 persone non si senta in difficoltà.

È altresì importante capire come programmare nel lungo termine per la preparazione di un atleta e come, quando e quali progressioni o regressioni inserire.

Come far perdere 1kg a settimana al tuo cliente

Ecco le 4 regole da seguire per ottenere un dimagrimento funzionale

Partiamo da un presupposto: perdere 1 kg a settimana senza compromettere la salute del tuo cliente è possibile!

Ovviamente non stiamo parlando di un soggetto leggermente sovrappeso o con una percentuale di grasso molto vicina al 15% ma di persone obese che sono già al 30% di massa grassa

Quali sono le strategie per poter ottenere un dimagrimento funzionale?

Innanzitutto, per “dimagrimento funzionale” intendo una perdita di peso e grasso monitorata con strumenti di alta qualità che garantiscano il perfetto status organico e strutturale del tuo allievo

E’ molto difficile che una persona che necessita di dimagrimento si trovi a suo agio in palestra, per questo è importantissimo che possa avere immediatamente dei riferimenti per costruire della solide basi e non mollare gli allenamenti e la dieta dopo 2 settimane.

Ma perché un cliente abbandona le sani abitudini dopo 2 settimane?
Le statistiche ci dicono che solo il 3% di chi si iscrive in palestra è veramente “un caso perso”, per il 97% delle volte la sua costanza è nelle tue mani.

E’ proprio per questo che ho deciso di forniti 4 regole da seguire più un regalo che troverai al termine dell’articolo.

C’è un errore comune che il 75% dei tecnici commette: non monitorare.

Il concetto è molto semplice: se non misuri la condizione iniziale del tuo atleta non saprai mai se questo sta migliorando! Anche se hai una grande capacità di osservazione e un occhio super allenato a notare tantissimi fattori difficilmente riuscirai a individuare i dettagli senza l’utilizzo di strumentazioni specifiche

Quindi, come prima regola c’è:

1. MONITORA IL PUNTO DI PARTENZA

Dopo aver valutato l’inizio è fondamentale capire le abitudini della persona, se stiamo parlando di un soggetto obeso e con una percentuale di grasso del 33% possiamo esser sicuri del fatto che il suo pranzo tipo non sia insalata senza condimento e petto di pollo grigliato ma capire quali sono le sue abitudini tipo farà la differenza nel 3 step

Prese le misure puoi passare, immediatamente, alla seconda regola:

2. CONOSCI LE ABITUDINI DEL TUO ALLIEVO

Ora che sai nei minimi dettagli come poterlo aiutare prepara un consiglio alimentare e di integrazione che possa esser di supporto al vostro obiettivo, ricorda che non parlo di una dieta ma di un consiglio:

3. CONSIGLIA DEGLI ALIMENTI E INTEGRATORI CHE POSSANO ESSER DI SUPPORTO ALLO SCOPO FINALE

Il punto 4 è il più delicato: come allenare la persona, prima di procedere ti dico che alla fine di quest’articolo troverai una scheda di allenamento che usata per il tuo cliente ti garantirà risultati e non sono io a dirlo ma le testimonianze che vedi qui sotto:

Occhio però, la scheda che trovi in quest’articolo presenta una sola settimana di allenamento, sta a te come Coach, attuare i giusti correttivi e progressioni/regressioni.

Se hai frequentato il nostro corso di BodyBuilding non sarà un problema se, invece, ancora non lo hai fatto stai tranquillo, puoi contattare in qualsiasi momento tramite mail a info@allenamentofunzionaleitalia.it oppure attraverso la pagina facebook Allenamento Funzionale Italia per avere un supporto tecnico.

4. PREPARA UN PROGRAMMA DI ALLENAMENTO SU MISURA PER IL TUO CLIENTE

Ricorda che non siamo tutti uguali e che ogni persona necessita di curare i propri dettagli.

Se vuoi veramente far perdere 1kg a settimana al tuo allievo senza rischi segui queste 4 regole:

  1. MONITORA IL PUNTO DI PARTENZA
  2. CONOSCI LE ABITUDINI DEL TUO ALLIEVO
  3. CONSIGLIA DEGLI ALIMENTI E INTEGRATORI CHE POSSANO ESSER DI SUPPORTO ALLO SCOPO FINALE
  4. PREPARA UN PROGRAMMA DI ALLENAMENTO SU MISURA PER IL TUO CLIENTE

Aspetto un tuo feedback!

Perchè fare corsi di formazione post laurea?

Ti sei appena laureato o ti mancano pochi esami alla laurea e stai già cercando in giro qualcosa che ti permetta di ampliare il tuo bagaglio di conoscenze?

Bene, continua a leggere.

Sapevi che, per quanto riguarda scienze motorie, solo il 51% trova lavoro entro un anno dalla laurea (DATI ISTAT)?

Ti sembra poco? In realtà è una delle percentuali più alte se consideri che per alcune facoltà la percentuale scende al 36%… ti dirò, a noi è andata meglio.

In pratica 1 studente su 2, subito dopo la festa di laurea che hai programmato o che ricordi alla perfezione, trova lavoro.

Ma in che modo?
Ricordo ancora che una volta un mio allievo, durante un corso di aggiornamento, mi raccontava con frustrazione come erano andati i suoi colloqui di lavoro post-laurea: “ok, 20 ore a settimana per 3€ l’ora” o “fantastico! 110 e lode, wow… ok se vuoi 12 h a settimana per 7€ l’ora” (e ti dirò, 7€/h è una delle cifre più alte che ho sentito)

Il problema sta nel fatto che, il 36% di cui ti parlavo prima (facoltà giuridica), riceve nozioni molto più importanti e trasferibili di chi frequenta Scienze Motorie.

ATTENZIONE! Non sto dicendo che la facoltà di Scienze Motorie è inutile, io stesso sono laureato ma penso che i dati siano chiari e condivisibili: su 213195 intervistati nel 2018 solo il 54% considera la propria laurea efficace al lavoro.

Ti ripeto, non voglio che abbandoni l’università perché “inutile e poco produttiva”… anzi, se stai leggendo quest’articolo significa che hai capito che in realtà, la differenza tra il 51% che trova lavoro e chi invece resta a casa a guardare Serie TV su Netflix fino a 30 anni per poi trovarsi a cercare un occupazione in altri ambiti, sta nel fatto che c’è chi decide di formarsi e continuare a conoscere.

Il mondo delle Scienze Motorie è in continua evoluzione, ogni settimana ci sono nuovi studi che possono aiutarti tantissimo al raggiungimento dei tuoi obiettivi e in quanto Operatore delle Scienze Motorie devi restare in continua evoluzione.

Non conosco il tuo desiderio più grande ma immagina di averlo già realizzato: probabilmente vedi una Tecnico super preparato con un’agenda così colma da chiedere aiuto ad un assistente o un Docente che ispira ogni giorno centinaia di ragazzi a fare attività fisica.

Ma qual è l’unico modo per arrivare ad un livello così alto?
-STUDIO DI QUALITA’

Ti sarà capitato sicuramente di aver visto in giro locandine di corsi di formazione per istruttore di sala o allenamento funzionale della durata di 48h dove viene dato molto risalto ad un concetto: “Con rilascio di Diploma riconosciuto dal CONI”

La vera domanda da farsi è: “ok, sarà anche riconosciuto e probabilmente mi darà la possibilità di poter lavorare veramente in una palestra MA, se questo può portarmi solo ai 3€/h o/e ad un lavoro di poca qualità, ne vale veramente la pena?”

LA FORMAZIONE NON E’ UN CORSO MA UN PERCORSO

Se mi segui da più di 6 mesi lo avrai sicuramente già letto e non mi stancherò mai di dirlo perché è la verità.
Un corso di formazione non può avere come scopo, se non vuoi ritrovarti a fare il cameriere in una taverna da quattro soldi a 33 anni, rilasciare solo un diplomino e qualche concetto rubato altrove e incollato sulle slides.

Devi dedicare del tempo allo studio e soprattutto poter osservare e provare direttamente tutto quello che impari: un vero e proprio investimento di tempo prima che di denaro!
Ed è quello che facciamo continuamente con la nostra Scuola di Formazione AFI ACADEMY! E non lo dico io, guarda tu stesso leggendo questa testimonianza

Davide, come tanti altri, è uno studente che ha frequentano l’AFI ACADEMY tra cui il CORSO DI ISTRUTTORE DI BODYBUILDING che, a differenza dei tanti corsi sull’allenamento che puoi trovare online, che ti spingono a studiare teoria su teoria (divisa in diversi “livelli”) senza una vera e propria utilità, ti permetterà di studiare come la crescita muscolare possa influenzare, positivamente, qualsiasi soggetto.

Se vuoi accedere a questo importantissimo corso, vai subito su www.afibodybuilding.it e scopri tutti gli strumenti ti aiuteranno a diventare un VERO Operatore delle Scienze Motorie.

Cortisolo: Tutto quello che devi sapere

Allenare qualcuno non significa solo scrivere una scheda che gli permetta di raggiungere un risultato estetico accettabile al giudizio della spiaggia.

Se hai frequentato almeno uno dei nostri corsi di formazione sai benissimo che Allenamento Funzionale Italia è sinonimo di benessere e quello che passiamo durante i nostri percorsi formativi è proprio il creare uno status di equilibrio ottimale nel cliente facendogli raggiungere condizioni di benessere estremo.

Mi rendo conto, però, che questo non sia semplicissimo…. ma sai, curare il dettaglio soprattutto in un mondo come questo dove tra una pagina Instagram e Linkedin sbocciano Personal Trainer manco fossero funghi, è troppo importante.

Oggi voglio parlarti di uno dei tanti punti trattati nel Corso di Istruttore di Bodybuilding: il cortisolo

Il cortisolo è un ormone prodotto dalle ghiandole surrenali derivante dal colesterolo.

Viene spesso categorizzato come “ormone dello stress” e se leggi per la prima volta questa cosa penserai subito “stiamo sicuramente parlando di qualcosa di cattivo e negativo” ma non è così. Personalmente lo definisco “ormone della reazione”… perché? se devo fare qualcosa ho bisogno di energia e quindi di attivazione!

Quali sono i vantaggi del cortisolo?

  • E’ l’ormone della mobilizzazione energetica;  il cortisolo richiede alle surrenali di produrre noradrenalina e adrenalina quindi, se hai bisogno di esser focalizzato sullo studio, questo farà la differenza nella tua prestazione.
  • Aumento della frequenza cardiaca e della gittata cardiaca; tutti gli elementi nutritivi vengono trasportati tramite il flusso ematico e questo ti permetterà di pompare più sangue ad ogni battito
  • Maggiore mobilizzazione energetica; C’è un aumento della glicemia che sarà strettamente correlata ad una risposta dell’insulina (che avrà come compito quello di ri-creare un equilibrio fisiologico)
  • Inibizione del sistema immunitario, anche se può sembrare negativo è fondamentale durante l’allenamento.. perché? Quanto ti alleni tutte le tue energie devono esser indirizzate al movimento in modo che questo sia funzionale al tuo benessere… è proprio per questo motivo che dopo l’allenamento senti sempre una sensazione di benessere
  • Maggiore equilibrio dei livelli ematici di glucosio

Ma perché allora il cortisolo vien definito “ormone dello stress” e quindi indicato come “ormone cattivo”?

La risposta è molto semplice… il cortisolo, in condizione croniche (quindi una produzione superiore ai livelli fisiologici) genera diversi fattori negativi:

  • Aumento della miostatina; enzima che, per varie reazioni, inibisce l’ipertrofia e quindi non ti permette di costruire muscoli oltre a “danneggiare il metabolismo”
  • Minore sensibilità insulinica… se il cortisolo è elevato lo sarà anche la richiesta energia e quindi ci saranno più zuccheri, un aumento della glicemia e una maggiore richiesta di insulina ma, dato che il cortisolo è già alto e di conseguenza anche la glicemia, sarà difficile aumentare l’insulina dato che i recettori di questa si satureranno con conseguente desensibilizzazione dei recettori e aumento degli zuccheri (è così che si forma il diabete
  • Maggiore ritenzione idrica

ATTENTO PERO’ ..  Non vedere il cortisolo solo come negativo… ricorda che i 3 punti appena indicati si manifestano solo in caso di ipercortisolemia.

Per fartela più semplice vedila così: il cortisolo ti permette di fare tutto quello che desideri con il massimo del focus e quindi il massimo della qualità.

“Ok ma come posso controllare i livelli di cortisolo?”

Eccoti un elenco di cosa puoi fare:

  1. Riduci il volume allenamento, questo ti permetterà di ridurre la richiesta energetica
  2. Riduci l’intensità del tuo allenamento; meno sforzo intenso meno cortisolo
  3. Riduci gli stress psicologici, come? fai qualcosa che ti crea piacere!
  4. Riduci gli stress neurali da esercizio, se devi allenare le gambe preferisci un esercizio con minor controllo motorio come la leg press invece di un back squat
  5. Consuma un pasto pre workout per non allenarti in deficit calorico e incrementare ancor di più i livelli di cortisolo
  6. Consuma un pasto intra workout a base di amminoacidi essenziali o di proteine idrolizzate per evitare cali energetici (ti consiglio: MAS PEP – Net Integratori o Whey 104 Net integratori)  
  7. Non aver paura dei Carbo e consumali anche durante la giornata
  8. Assumi Vitamina D per aumentare i livelli di testosterone
  9. Assumi Magnesio(Glicinato, taurato, treonato) fondamentale per la diminuzione del colesterolo e Glicina nel post workout

ASPETTA! Ora non correre subito a comprare tutti gli integratori del mondo… ricorda che l’85% dei progressi puoi ottenerli dall’allenamento mentre puoi curare i dettagli tramite l’integrazione.

Purtroppo, come hai visto, ancora in molti denigrano il cortisolo definendolo solo ed esclusivamente “l’ormone dello stress” ma solo in pochi conoscono la vera funzione e come questo possa fare la differenza nella tua vita e nei tuoi allenamenti.

Sei un tecnico che vuole studiare al meglio questi concetti per fornire un servizio superiore alla media?

Iscriviti al corso per conseguire la certificazione AFI Bodybuilding: