Cosa intendi davvero per “Postura”?

Da sempre quando si parla di postura, si fa subito riferimento agli aspetti anatomici, biomeccanici e strutturali di un soggetto.

La “perfetta postura” sembra per molti raggiungibile mediante una gestione delle tensioni, delle compressioni, forze e contrappesi.

Se risulti perfettamente allineato, se rientri in tutti i gradi e in tutti i riferimenti numerici classici, allora hai una postura perfetta. 

Se durante una valutazione ti ritrovi di fronte ad uno specchio millimetrato e i tuoi assi corrispondono esattamente alle linee che hai dinanzi, allora sì che hai una postura perfetta.

Certo… se stai fermo, concentrato e sai che qualcuno ti sta analizzando, farai di tutto per sembrare quanto più allineato possibile.

Ma prova a fare qualche passo e rimettiti in piedi come se stessi di fronte ad un amico: avresti ancora lo stesso atteggiamento?

Aspetta mi sono perso, che vuol dire quindi “Postura perfetta”??? E soprattutto – ESISTE? –

Se scrivi su Google il termine “postura” uno dei primi risultati è la definizione dell’enciclopedia Treccani:

<L’atteggiamento abituale di una persona, determinato dalla contrazione di gruppi di muscoli scheletrici che si oppongono alla gravità e dal modo con il quale l’individuo comunica con l’ambiente esterno. La p. è l’adattamento personalizzato di ogni individuo all’ambiente fisico, psichico ed emozionale.>

Non starò qui a dilungarmi sulle varie definizioni di postura, ma ti basti sapere che queste nel corso degli anni sono cambiate. Appare, infatti, una certa acquisizione di consapevolezza, seppure lenta e non troppo diffusa, del fatto che la postura sia qualcosa di poco lineare e soprattutto di dinamico, una risposta globale di adattamento a un certo ambiente, una correlazione tra gli aspetti corporali e mentali del comportamento (Tribastone, 1985; Cailliet, 1977).

Convieni con me che la postura non è quindi una condizione fissa, statica e ripetibile.

È piuttosto un sistema adattivo, una strategia che il corpo mette in atto: e lui, se lo lasci fare, ne sa molto più di te.

Il corpo si adatta come meglio può, va alla continua ricerca di un equilibrio, ma anche quest’ultimo non è statico. Non è che trovato un equilibrio, allora te lo tieni per sempre.

L’equilibrio è una condizione dinamica dei sistemi biologici. Ogni parte del tuo corpo è in stretto rapporto con tutto il resto, in continuo adattamento e in continuo cambiamento.

Quindi, ricapitolando, la postura è una strategia e l’equilibrio è una condizione, entrambi sono dinamici e in continuo movimento.

Esiste dunque la “postura perfetta”?

Ragioniamo…

Se è vero ciò che ho detto fin ora, allora è anche vero che per ogni individuo la migliore postura è quella in cui i segmenti corporei sono nella condizione di minimo impegno e massima stabilità.

Ho detto migliore, non perfetta.

Dalla postura e dalla storia di un soggetto vengono fuori tutte le sue capacità di adattamento neuro-miofasciale.

L’adattamento non è altro che una risposta allo stress, un meccanismo biologico utile a ripristinare l’equilibrio e a minimizzare gli effetti interni mantenendo l’interdipendenza oscillatoria tra struttura e funzione.

Se faccio riferimento allo stress, non devi per forza pensare a qualche evento negativo. Lo stress fa parte della vita di tutti i giorni, l’uomo è fatto per vivere con stimoli sempre nuovi e sconosciuti e in una vita di continui cambiamenti.

La postura migliore per un soggetto sarà il miglior tentativo che il suo corpo, in quel preciso istante, realizzerà attraverso l’integrazione delle informazioni sensitive e la distribuzione di massa corporea, diminuendo il dispendio energetico e armonizzando le forze di compressione mediante la minima tensione legamentosa.

Esiste la “Postura perfetta”? NO! Esiste la postura migliore per un dato momento preciso.

Sto dicendo che ognuno ha la postura migliore per sé stesso?

NO! Sto dicendo che il corpo ha la capacità di adattarsi a varie situazioni.

Ma se lo stress a cui viene sottoposto diventa cronico e dura più di quanto dovrebbe allora sì che nascono veri e propri scompensi posturali.

Questi possono determinare restrizioni tissutali, risposte algiche, disfunzioni funzionali ecc.

Voglio darti un consiglio: quando stai analizzando la postura di un soggetto, ricordati di valutare non solo la posizione dei suoi piedi o l’allineamento delle sue spalle, ma studia anche e soprattutto la sua storia!

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