COVID-19: Cosa puoi fare per non morire

Voglio raccontarvi una storia.

Corre l’anno 2020 e per effetto di una diffusione incontrollata di un virus, definito dagli addetti ai lavori di alta capacità infettiva, il covid-19, l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) dichiara lo stato di pandemia.

Tra le nazioni più colpite ci sono la Cina e l’Italia. Quest’ultima, in particolare, dopo un periodo iniziale di confusione, attraverso i propri organi istituzionali decide emanare un Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri (DPCM) che costringe, tra le altre cose, i cittadini ad un periodo forzato di permanenza domestica con uscite concesse soltanto per:

  • Approvvigionamento alimentare;
  • Motivi di natura socio-sanitaria (approvvigionamento medico e assistenza a chi ne ha bisogno);
  • Motivi di lavoro, ma soltanto per categorie non obbligate alla sospensione delle attività secondo decreto.

In caso di controlli da parte delle Forze dell’Ordine c’è l’obbligo di sottoscrivere un’autocertificazione che attesti che lo spostamento sia conforme ad uno dei 3 punti sopraelencati.

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Inoltre il decreto lascia ampia libertà alle Regioni di emettere ordinanze ancor più restrittive se ritenuto opportuno. Di fatto accade che in molte regioni uscire di casa sia diventato praticamente un rischio, non solo per la questione covid-19 e per i controlli più serrati da parte delle Forze dell’Ordine, ma anche a causa del terrore e dello stato confusionale che, nel frattempo, stanno condizionando tutti i cittadini. Anche fare la spesa è diventato un continuo competere. L’approvvigionamento sembra una gara a chi arriva primo e gli occhi degli altri cittadini sono diventati vere e proprie telecamere di sorveglianza pronte a far scattare l’allarme ogni qualvolta ci sia presunzione di contravvenzione verso le norme ministeriali emanate per l’emergenza in corso.

Ora senza entrare nel merito della questione che, peraltro, merita approfondimenti adeguati data la complessità dell’argomento, e ribadendo che le leggi vanno, sebbene non condivise, comunque rispettate ho intenzione di porti una domanda.

Come ti senti?

Occhio!!..cerca di stare molto attento prima di rispondere.

Non ti ho chiesto cosa pensi, ma come ti senti?… Cosa stai effettivamente provando dentro di te?

Scommetto che anche tu come la maggior parte delle persone hai avvertito e continui ad avvertire uno o più dei seguenti stati d’animo:

  • Confusione
  • Senso di frustrazione
  • Rabbia
  • Paura
  • Sconforto
  • Ansia

Bene!… Ora stai ancora più attento.

Sto per darti una cattiva notizia.

Se non è il covid-19 a farti ammalare, stai in campana che rischi comunque un danno alla salute.

Gia più di mezzo secolo fa si ipotizzava che lo stress potesse generare il cancro o altre patologie. Tuttavia mancavano prove scientifiche che lo dimostrassero. Il primo ad occuparsi di trovare una risposta a questo quesito fu Henri Laborit, un medico biologo francese specializzato in Neurochirurgia, che concentrò le proprie ricerche scientifiche nell’ambito della neurobiologia e della neurofisiologia.

Laborit pensò di sfruttare le esperienze effettuate utilizzando topolini da laboratorio per chiarire se, in qualche modo, ci fosse correlazione tra lo stress avvertito da un essere vivente e la sua salute, al punto da farlo ammalare.

Supponi di costruire una gabbia dotata di una griglia sottostante in grado di condurre corrente elettrica; un sensore luminoso che si attiva sempre con un certo anticipo rispetto all’attivazione della scarica; una paratia che divida la gabbia in due parti con un foro per consentire l’accesso da una parte all’altra.

Introduci ora all’interno della gabbia un topo e pensa di sottoporlo ad un esperimento stressante facendo in modo che, a ritmi periodici, la metà della gabbia in cui si trova venga percorsa da corrente elettrica. Al primo tentativo il topo, colto impreparato, fa un balzo all’indietro sorpreso e spaventato. Già dopo un paio di tentativi il topo si rende conto che l’allarme luminoso anticipa l’evento della scossa. In questo modo impara velocemente a spostarsi da un lato all’altro della gabbia attraverso il foro presente nella paratia evitando sistematicamente di prendere la scossa. Nel frattempo il topo può mangiare, dormire, e fare i suoi bisogni. L’unico inconveniente è quello di spostarsi di tanto in tanto, ma a parte questo fastidio la situazione è divenuta indolore. Se dopo un po’ di tempo esegui un check up al topo così infastidito, maltrattato e stressato con buona probabilità non avrà sviluppato alcuna malattia.

Laborit fece esattamente questo. Ma non si accontentò e andò avanti con il suo esperimento applicando delle modifiche che lo rendessero ancora più stressante.

Supponi ora di mantenere tutto come nella situazione precedente ma introduci un secondo topolino. Al primo tentativo i topi subiscono la scossa passivamente, confusi e sbigottiti. Ma già a partire dalla volta seguente cominciano a lottare tra loro come se ciascuno reputasse l’altro responsabile dell’accaduto, considerandolo come un vero e proprio aggressore. Di fatto ogni volta che si accende il sensore e la corrente invade la gabbia i due topi se le danno di santa ragione senza pensare ad altro.

Se analogamente a quanto fatto prima sottoponi i due topolini ad un check up dopo un poco di tempo trascorso, aldilà delle ammaccature per le botte prese, risultano incredibilmente sani.

Ma come è possibile? Se non è stress questo…prendersi costantemente a morsi dopo aver preso una bella scossa elettrica…eppure i topi sono sani!

Così Laborit fece un ultimo tentativo.

La gabbia questa volta è percorsa per intero dalla corrente elettrica pertanto non è in alcun modo possibile trovare riparo ogni volta che scatta l’allarme. Inseriamo di nuovo il topolino all’interno e aspettiamo un po’ di tempo prima di effettuare il solito check up.

Nonostante le condizioni attuali sembrino migliori rispetto al caso precedente dove il topolino se le dava continuamente con il suo compagno di gabbia, inaspettatamente la cavia questa volta presenta segni evidenti di malattia non solo come da screening ma anche ad un esame visivo.

Il topo è davvero malato…lo stress lo sta uccidendo.

Qual è allora la differenza con gli altri casi? Perché lo stress è riuscito solo nell’ultimo esperimento a far ammalare il topo?

Nel primo caso, allo stimolo di pericolo scossa, la cavia ha come possibilità di risposta la FUGA.

Nel secondo caso, allo stimolo di pericolo scossa, la fuga, impossibilitata per mancanza di spazio, da alla cavia la possibilità di scegliere il combattimento. Quindi l’ATTACCO.

Nel terzo e ultimo caso, allo stimolo di pericolo scossa, non essendoci possibilità di fuga perché tutta la gabbia è percorsa da corrente e non avendo un compagno d’avventura contro cui inveire, la cavia sceglie di non agire. Quindi INIBIZIONE ALL’AZIONE.

La differenza sta nel livello di stress o nella capacità di risposta allo stress?

Ma torniamo al principio…

Tu che stai vivendo questo momento storico in cui il coronavirus la fa apparentemente da padrone quale tipo di cavia ti senti?

In relazione agli stressors che stai subendo che tipo di risposta stai adottando?…e soprattutto…da cosa dipende la tua risposta?

AFI è sempre attenta a tutto ciò che riguarda la sfera dell’individuo e sulle capacità di risposta che ciascuno può mettere in pratica per non trovarsi in situazioni in cui lo stress la fa da padrone. Da tempo portiamo avanti ricerche che approfondiscono temi come:

Il movimento è capacità di governare lo spazio in piena armonia.

Il movimento è strumento di gestione dello stress attraverso la consapevolezza di come funziona il nostro Sistema Nervoso Autonomo.

Il movimento è vita.

Continua a seguirci. Nei prossimi articoli ti dirò altro.

E se hai sete di conoscenza così come ne abbiamo noi non esitare a frequentare i nostri corsi di formazione. Abbiamo voglia di condividere le nostre esperienze e di arricchirle attraverso le vostre.

Alla prossima.

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