Claudio De Michele
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3 mesi fa no Comment

Il tessuto adiposo, ovvero il grasso, è composto da cellule chiamate adipociti. Esistono due tipi di adipociti:

  • Bianchi
  • Bruni

In quelli bianchi, il grasso viene accumulato sottoforma di gocce lipidiche, che occupano quasi tutto lo spazio della cellula. Infatti, il citoplasma con gli organelli e il nucleo viene schiacciato lungo le pareti della cellula. Questi principalmente svolgono la funzione di riserva energetica e sono pronti a cedere grasso in caso di necessità.

In quelli bruni, invece, il grasso è accumulato sottoforma di tante piccole goccioline, per cui il citoplasma è distribuito in tutta la cellula, e sono di colore scuro. Questo colore è dovuto alla presenza di più citocromi mitocondriali, i quali contengono la proteina UCP-1, detta anche termogenina. A cosa serve? Bene, questa devia il flusso protonico dalla produzione di ATP alle reazioni di termogenesi, e quindi di produzione di calore per proteggerci dal freddo. Le reazioni termogeniche sono indotte anche dagli eccessi calorici, ecco perché chi è in sovrappeso o obeso sente più caldo e suda molto di più!! Il corpo deve pur trovare un modo per dissipare l’energia in eccesso ed evitare un eccessivo accumulo di grasso!

Quindi immagina un po’, nonostante il nostro organismo sia così intelligente si diventa sovrappeso o obesi a causa delle calorie in eccesso che ingeriamo!!!

Un soggetto in sovrappeso ha adipociti più pieni e se arriva ad uno stato di obesità grave ne ha anche molti di più per quantità numerica. Questo è chiamato il fenomeno dell’iperplasia, che si sviluppa soprattutto nel periodo dell’infanzia e della pubertà! Devi sapere, che le cellule adipose possono svuotarsi ma non possono diminuire di numero. Ecco perché si dice che se sei obeso da piccolo difficilmente sarai magro da adulto!!!!

Ti dirai e va be alla fine è una scorta energetica che ho, che sarà mai!!

No no! Non è solo quello! Ad ogni azione corrisponde una reazione, è la legge della natura…e vale anche per il nostro organismo!

Non è “solo” una riserva energetica, o una fonte di calore quando fa freddo, gli adipociti bianchi agiscono come un vero e proprio organo. Quest’ “organo” ha funzione endocrina ed anche immunitaria, va ad agire su tutta l’attività metabolica del nostro organismo!!

Queste che vedi elencate nell’immagine sono solo alcune delle proteine che le cellule adipose producono o ne inducono la produzione, e che mandano in giro per il nostro corpo a svolgere funzioni!!

Analizziamone qualcuna insieme:

  • LEPTINA: anche detta ormone della fame. Questa va in circolo nel nostro sangue, fino ad arrivare al cervello dove comunica l’informazione sullo stato energetico del nostro corpo. A livelli regolari, la leptina comunica che abbiamo energia a sufficienza e il cervello non ci dà l’input di mangiare. Quando i livelli, invece, si abbassano e ne arriva poca al cervello allora abbiamo lo stimolo di fame. Ti chiederai ma allora le persone grasse non dovrebbero avere fame, come mai invece accade il contrario? Te lo spiego subito! L’eccesso di produzione di leptina, causata dall’eccesso di grasso, fa arrivare grandi quantità di questa proteina al cervello e anche in continuazione, tanto che i recettori del nostro cervello diventano resistenti e non la legano più! Ciò che accade è che il cervello “ha fame”, poiché non riceve il segnale di livello energetico sufficiente, e il corpo e sovrappeso.
  • TNF α: Tumor Necrosis Factor α= Fattore di Necrosi Tumorale α. È una citochina coinvolta nel sistema immunitario, per la precisione nella risposta infiammatoria sistemica. È in grado di causare febbre, morte cellulare. Agisce sul fegato stimolandone la risposta di fase acuta nella quale si ha un’elevata produzione della proteina C reattiva, e provocando insulino-resistenza. Agisce sul sistema cardio-circolatorio aumentando la contrattilità del miocardio e la formazione di trombi. E queste sono solo alcune delle sue funzioni.
  • APTOGLOBINA: è una glicoproteina con la funzione di trasporto, in particolare lega in maniera irreversibile l’emoglobina libera e il complesso aptoglobina-emoglobina viene degradato dai macrofagi. La funzione è quella di provvedere al ricambio dei nostri globuli rossi, quindi agisce sul nostro sistema ematico.

Queste e tante alte reazioni sono causate dal tessuto adiposo sul nostro organismo e sul nostro metabolismo.

Come mai è così difficile da eliminare?

Come saprai il principale meccanismo dal quale il nostro corpo ricava energia per svolgere le funzioni giornaliere, non è la lipolisi, ma la glicolisi. Quindi in caso di richiesta energetica la lipolisi non è il primo meccanismo che si attiva, anzi è anche il più lento, quello che si attiva maggiormente dopo un po’ di tempo. Inoltre, devi sapere che 1gr di grasso equivale a 9Kcal, mentre 1gr di proteine o carboidrati equivale a 4Kcal, pensa un po’ quanto dovresti lavorare per consumare 1gr di grasso, più del doppio!!!

Ecco perché per dimagrire ci vuole pazienza, costanza e determinazione!!!

4 mesi fa no Comment

Se mi segui sai bene che qualche giorno fa ho scritto un articolo sulle principali conseguenze del “non muoversi”. Se non lo hai ancora letto di consiglio di farlo e poi di tornare a leggere quanto segue.

Ricapitoliamo un attimo le conseguenze dell’inattività:

  1. Deficit funzionale
  2. ↑ della massa grassa
  3. Alterazioni dell’umore

E abbiamo anche notato insieme:

  • Quanto sono legate tra loro le conseguenze dell’inattività fisica
  • Quanto possano essere conseguenze, ma anche causa l’una delle altre (il famoso cane che si morde la coda)
  • Quanto tutte e tre incidano sull’alterazione del pH e del sistema respiratorio

Ed è su quest’ultimo punto che voglio puntare l’attenzione adesso.

Partiamo dalle basi: Perché respiriamo?

La respirazione è un’azione fisiologica necessaria per la sopravvivenza: respiriamo per assicurare alle cellule il giusto apporto di ossigeno e per espellere l’anidride carbonica. Azioni necessarie per far sì che il metabolismo cellulare sia continuo ed efficace.

La respirazione può essere osservata su due livelli: quello interno e quello esterno.

Nel livello esterno guardiamo il passaggio di aria dall’ambiente che ci circonda all’apparato respiratorio, mentre nel livello interno ci soffermiamo sull’aspetto biochimico.

Il livello esterno è solitamente regolato dall’attività metabolica, ma non solo. Vedremo più avanti cosa sta a significare.

Intanto resta concentrato e seguimi.

Abbiamo capito che per vivere è necessario respirare e che l’ossigeno deve arrivare alle cellule, per far funzionare i processi metabolici che ne richiedono la presenza.

Ma come arriva l’ossigeno alle cellule, se lo scambio gassoso avviene sostanzialmente nei polmoni?

I responsabili del trasporto sono gli eritrociti, che contengono l’emoglobina. Il 98% dell’ossigeno presente nel sangue è legato all’emoglobina, mentre meno del 2% è disciolto nel plasma.

La reazione di legame dell’emoglobina (Hb + O₂ ↔HbO₂) segue la legge di azione di massa.

Se la concentrazione di ossigeno aumenta, la quantità di ossigeno legata all’emoglobina aumenta, mentre se la concentrazione di ossigeno diminuisce, l’emoglobina rilascia una parte dell’ossigeno legato e la quantità di ossiemoglobina diminuisce.

Un ingranaggio perfetto insomma!

La quantità di ossigeno che si lega all’emoglobina dipende da due fattori: dall’ossigeno libero disponibile a legarsi (indicato come Po₂ del plasma) e dal numero di potenziali siti di legame dell’emoglobina disponibili all’interno degli eritrociti.

Ricordi i due livelli? Prima ti ho detto che ti avrei spiegato cosa significa che quello esterno può essere determinato dall’attività metabolica, MA NON SOLO.

Ed ecco, ci siamo.

Sai cosa si intende per ventilazione?

Un processo ritmico che solitamente si verifica in assenza di pensiero cosciente o di consapevolezza e comprende atti di inspirazione e di espirazione.

Potresti dirmi “ma allora funziona come il battito del cuore?”.

Non esattamente.

I muscoli scheletrici, a differenza delle fibre muscolari cardiache autoritmiche, non sono in grado di contrarsi spontaneamente. È necessario, infatti, che la contrazione del muscolo venga innescata dai motoneuroni somatici, controllati dal Sistema Nervoso Centrale.

“Quindi se non ci penso non respiro?”

Assolutamente no! Se così fosse saremmo tutti morti.

Semplicemente la contrazione del diaframma e dei muscoli intercostali è indotta dall’attività spontanea sì, ma in questo caso di una rete di neuroni localizzati nel tronco encefalico.

La respirazione ha, dunque, un doppio controllo da parte del sistema nervoso: riflesso e volontario.

Una serie di complesse interazioni sinaptiche tra i neuroni creano cicli ritmici di inspirazione ed espirazione che sono continuamente influenzati da informazioni sensoriali, provenienti in modo particolare dai chemorecettori per la CO₂, l’O₂ e l’H⁺.

Che succede se i livelli di CO₂ ad esempio sono più alti del normale?

E se invece sono i H⁺ ad essere in quantità maggiori?

L’anidride carbonica può essere trasportata dalle cellule ai polmoni attraverso tre strade:

  • Circa il 7% si diffonde liberamente nel sangue
  • Circa il 23% si lega alle proteine del sangue
  • Il restante 70% reagisce con l’acqua e viene trasportata sotto forma di ione bicarbonato verso gli alveoli.

Fermiamoci un attimo a quest’ultimo punto.

L’anidride carbonica, quindi, una volta uscita dalle cellule, reagisce con l’acqua, formando acido carbonico. Questo si divide poi in uno ione bicarbonato e uno ione idrogeno.

Gli ioni idrogeno (H+) sono i responsabili dell’acidità o dell’alcalinità della sostanza in cui sono presenti.

Siamo finalmente tornati al concetto di pH.

Capisci bene che abbiamo trovato un altro fattore che incide sul pH: la quantità di anidride carbonica presente nel sangue.

Sicuramente è ancora un ingranaggio perfetto, ma serve, come per tutti gli ingranaggi, il giusto equilibrio.

Per raggiungere quest’ultimo il nostro corpo utilizza fondamentalmente tre meccanismi:

  • i tamponi chimici
  • il metabolismo dei reni
  • la respirazione.

Tra i più veloci troviamo sicuramente la respirazione. Se gli ioni idrogeno aumentano, ci sarà un aumento degli atti respiratori per poter espellere più anidride carbonica e ripristinare il pH fisiologico.

Se invece sono i livelli di anidride carbonica ad essere alterati?

Si dice ipercapnia quando questa è in eccesso nel sangue. Questa condizione è solitamente determinata da ipoventilazione, malattie polmonari o dallo stare per molto tempo in ambienti chiusi senza alcun ricambio di aria.

Se la condizione persiste il soggetto tende ad andare in iperventilazione. La frequenza degli atti respiratori aumenta e con essa anche la frequenza cardiaca, come se gli mancasse l’aria.

L’iperventilazione, invece, spesso determinata da uno stato di ansia e forte stress, è causa di ipocapnia, ovvero riduzione dei livelli di anidride carbonica oltre i livelli fisiologici. Una delle conseguenze di questa situazione è sicuramente l’aumento dei livelli di pH, che alla stessa stregua dei livelli bassi, può causare danni al nostro organismo.

Se tutto questo è vero, è vero anche il contrario.

A volte non ce ne rendiamo conto, ma stati di stress, ansia, pressioni e mal umori incidono sulla nostra respirazione e, di conseguenza sulla regolazione degli equilibri interni.

La concentrazione nel sangue di anidride carbonica e di conseguenza il pH del sangue sono legati alla frequenza del respiro.

Sarebbe buona abitudine concentrarsi sulla respirazione, anche solo pochi minuti al giorno, per effettuare un reset e per dare una mano a questo meraviglioso ingranaggio, che è il nostro corpo, a ritrovare il suo equilibrio.

4 mesi fa no Comment

La settimana scorsa ti ho invitato a informarti prima di giudicare qualsiasi cosa. Questo è un consiglio che vale sia quando devi effettuare una scelta semplice come un capo di abbigliamento o un auto, sia per scelte più complicate e importanti che riguardano la tua salute e il tuo benessere (un dottore, un nutrizionista, un personal trainer) o anche quando devi effettuare una scelta politica.

Ogni giorno, in ogni momento della giornata noi compiamo scelte, che queste siano volontarie o meno. Le scelte ci portano a costruire il nostro futuro e ad essere ciò che siamo. Per questo è importante che sia TU a scegliere e non qualcun altro, è importante che tu sia a conoscenza di cosa comporta ogni scelta e che ne sia consapevole. Solo così sei padrone della tua vita e raggiungi ciò che ti sei prefissato.

Ho fatto questa premessa perché voglio affrontare un argomento molto critica e giudicato dalla maggior parte delle persone. L’INTEGRAZIONE!!!!

Non c’è argomento più demonizzato al giorno d’oggi, nonostante siamo nel 2021!

Prima di tutto diamo una definizione al termine “integrazione”.

Se cerchi sul vocabolario Treccani, la prima definizione per questo termine è: “In senso generico, il fatto di integrare, di rendere interno, pieno, perfetto ciò che è incompleto o insufficiente a un determinato scopo, aggiungendo quanto è necessario o supplendo al difetto con mezzi opportuni.” Può riguardare l’integrazione di un insegnamento aggiungendo materie specifiche, di uno stipendio dando uno stipendio aggiuntivo, o di un alimento per aggiungere fattori nutritivi carenti. E quest’ultimo è quello che ci interessa.

Il nostro corpo è una macchina quasi perfetta, e la più efficiente. Tutti i movimenti, i segnali e i cambiamenti si integrano in tempi brevissimi e in spazi microscopici dando come risultato la vita. Il corpo è in grado di autoregolarsi, rigenerarsi e autodifendersi; ma quando noi, con le nostre scelte quotidiane, lo danneggiamo, si creano deficit o eccessi che portano all’inceppamento di questi meccanismi.

E mi dirai va be e quindi? E quindi se ci sono meccanismi disfunzionali, i disequilibri che si vengono a creare, portano all’insorgenza di sintomi che possono andare da un lieve mal di testa, mal di pancia, fino ad arrivare a malattie più serie come tumori, diabete etc…

Capirne la causa principale e ristabilire l’equilibrio è la soluzione giusta per essere in salute.

È qui che interviene l’integrazione, assumere qualcosa per colmare i deficit o per abbassare gli eccessi nel nostro organismo. Avrai sicuramente preso almeno una volta in vita tua un integratore di Sali minerali per affrontare il caldo o gli allenamenti intensi, o di vitamina C per il sistema immunitario, o di vitamina D e calcio per rafforzare le tue ossa.

Anni e anni di cattiva alimentazione, sedentarietà etc… hanno causato tanti squilibri; ti faccio un esempio:

Ogni cellula del tuo corpo è formata da una barriera fosfolipidica, i fosfolipidi sono grassi, grassi buoni eh!!!! Rifletti un attimo, se tutti i giorni tu mangi sempre dolci (nutella, cioccolata, gelati, caramelle, crepes, torte…), snack salati (patatine, taralli, pizzette..) e alimenti fritti, a discapito di pesce, olio extravergine di oliva, noci, mandorle etc…che tipo di grassi stai fornendo al tuo corpo???

Grassi cattivi ovviamente!!! Quindi ora puoi dedurre che le cellule avranno una composizione di grassi di pessima qualità! E come non può alterarsi la funzione cellulare se la materia di cui sono composte è pessima?!

Ecco, in questo caso, un’integrazione di omega-3, accompagnata da attività fisica e da un’alimentazione corretta, è importante per ristabilire l’equilibrio nel tuo organismo. Questo è solo uno dei benefici che apportano gli omega-3.

Altro esempio:

Come ben sai le donne vanno incontro ad un ciclo mestruale con cadenza mensile, e spesso può capitare che un mese salti. Ma ancora più spesso capita che il ciclo salti per più di qualche mese, e concorderai con me che ciò non è fisiologico. Ora il motivo può anche essere psicologico, relativo a stress ad esempio, ma il ciclo è un evento fisiologico; per cui se ad un certo punto scompare vuol dire che qualcosa a livello fisiologico è in disfunzione.

E come si risolve questo problema? Eh, bella domanda!

Il medico sicuro ti propone 2 soluzioni: cura ormonale e pillola per controllarlo. Ecco fatto, veloce veloce e ti ha riempito di ormoni in eccesso che al tuo corpo non servono!!!! Individuare la vera causa della scomparsa del ciclo è ciò che conta di più! Se anche ci fosse un problema di ipo-iperproduzione ormonale la domanda da porsi è: “Ma parchè accade ciò?”, e non spegnere il sintomo con due compresse!!

E qui interviene l’integrazione! Eseguendo dei test si capisce qual è la causa, un esempio potrebbe essere una disfunzione del surrene. Integrare con un adattogeno o del te matcha biologico potrebbero ristabilire l’equilibrio e riportare il ciclo alla sua normalità.

Per ogni scompenso che noti nel tuo corpo, c’è uno squilibrio da risolvere. Il ruolo dell’integrazione è questo! Che sia un’integrazione atta a risolvere determinati sintomi, o ad aiutare il dimagrimento, o ad aumentare la produzione di massa muscolare. Fatta con criterio e logica è una delle prime cose che devi inserire nella tua routine quando vuoi cominciare a stare bene.

4 mesi fa no Comment

“Ma come si spiega? Ho dolori come se avessi scalato una montagna. Eppure non ho fatto nulla”

Ti è mai capitato di pronunciare o ascoltare queste parole?

Diciamoci la verità… capita spesso, anche solo di sentire, frasi simili in giro.
La prima cosa che viene da pensare è che queste persone si lamentino troppo e che esagerino, ma non è così. Loro realmente soffrono e vivono condizioni simili e se continui a leggere ti spiego in che modo il “non fare nulla” ha le sue conseguenze.

Ebbene sì, l’inattività fisica è causa di numerosi problemi.
Le prime tre grandi conseguenze dell’inattività fisica, da cui derivano le innumerevoli restanti, sono le seguenti:

  1. Deficit funzionale
  2. Aumento della massa grassa
  3. Alterazioni dell’umore

Sei ancora più confuso vero?

Ti assicuro che ne verremo a capo.
Partiamo dal primo punto. Per deficit funzionale intendo in questo caso una perdita di mobilità e stabilità. Un mancato controllo del movimento può determinare l’insorgenza di dolori e la difficoltà a muoversi, che andrà via via aumentando fino al punto di impedire l’esecuzione di alcuni gesti quotidiani.

Oltre a tutto questo devi aggiungere il cambiamento del tessuto connettivale, che da uno stato di salute passerà ad uno stato di sofferenza. Il cambiamento interessa soprattutto la consistenza del tessuto, la sua trama, la sensibilità alla palpazione e/o la sensibilità in generale alterata.
Sapevi che è stato supposto che la fascia può contrarsi in modo simile ad un muscolo liscio? (Schleip et al., 2005).

Al di là del tono del muscolo scheletrico, ciò è dovuto probabilmente alla presenza di cellule muscolari lisce trovate nel tessuto fasciale e alla capacità contrattile dei miofibroblasti fasciali dovuta all’alfa-actina intracellulare del muscolo liscio (Hinz&Gabbiani, 2003).

In cosa si traduce tutto questo?

Se il tessuto fasciale va incontro a tali alterazioni, ne pagheranno le conseguenze tutti gli altri sistemi, ma soprattutto verrà a mancare un efficiente coordinamento neuromuscolare, necessario al corretto funzionamento del nostro organismo. Da semplici sintomi potresti passare più o meno velocemente a conclamate patologie muscolo-scheletriche.
Passiamo al secondo punto. L’aumento della massa grassa è inevitabile per chi non fa attività fisica. Anche se una persona può sembrarti in peso forma, questo non vuol dire assolutamente che abbia una percentuale di massa grassa bassa. Ad essere bassa sarà sicuramente la sua massa magra

Sai che succede se la percentuale di grasso è al di sopra dei valori fisiologici?

Non sarò qui a farti l’elenco delle conseguenze, ma ti basti sapere che una condizione simile è il presupposto per l’instaurarsi di processi infiammatori in tutto il corpo e questi sono alla base delle principali malattie degenerative.

Inoltre capirai bene che i tessuti infiammati non sono di certo un aiuto alla condizione del tessuto connettivale di cui parlavamo sopra. L’alterazione colpisce infatti anche il sistema linfatico, che andrà in sofferenza per le troppe scorie da metabolizzare e inizierà ad essere tutto, letteralmente, INTASATO.

Quando si pensa alla massa grassa e ai suoi livelli si pensa subito ad una persona notevolmente in sovrappeso. Eppure non è sempre così. Spesso le manifestazioni sono altre ed una delle tante è l’aspetto della pelle, che appare impura e malnutrita, o nel caso delle donne un ciclo mestruale alterato e spesso doloroso.

Passiamo al terzo punto. Sempre a più persone capita di arrivare ad un punto della giornata con forti mal di testa, sensazioni di stanchezza estrema, debolezza, mancata concentrazione e dolori come se avessero scalato una montagna con 20kg sulle spalle.

Questo ai più mette agitazione, ansia di non riuscire, tensione per la paura di non riuscire a portare a termine i programmi della giornata e soprattutto spinge a restare fermi e inattivi.

Più stai fermo, più ti abitui a stare fermo e più il tuo copro capirà che quello è il suo compito: RESTARE FERMO. Poi non lamentarti se non riesci ad alzare bene il braccio per i dolori o affanni dopo una rampa di scale, sei tu che hai insegnato al tuo corpo a stare fermo.

Inoltre la condizione di agitazione e ansia costante porterà ad una eccessiva attivazione del sistema nervoso simpatico e questo può indurre la contrazione involontaria dei miofibroblasti dei tessuti fasciali modulandone la rigidità. Il sistema nervoso autonomo ha, infatti, un ruolo importante nella modulazione del dolore. Esso contribuisce, mediante l’attivazione di alcune fibre afferenti primarie, allo sviluppo di sindromi croniche di dolore miofasciale

Hai capito cosa intendo vero?

Detto in altre e semplici parole, ancora una volta qualcosa incide sul tessuto fasciale ed è il tuo umore. Quest’ultimo manda alcuni segnali al SNA, che ne manderà altri alla fascia, determinando dolore e rigidità.
È una vita che mi chiedo il motivo per cui le palestre si riempiono di sera e non alle 6 del mattino. La mattina è perfetta per allenarsi o fare una passeggiata all’aperto. Con tutte le endorfine che si producono, altro che macchinetta di caffè. Avrai una carica di energia che ti basterà per arrivare a fine giornata soddisfatto e soprattutto in forma e di buon umore.

Ora voglio farti notare alcune cose:

  • Quanto sono legate tra loro le conseguenze dell’inattività fisica
  • Quanto possano essere conseguenze, ma anche causa l’una delle altre (il famoso cane che si morde la coda)
  • Quanto tutte e tre incidano sull’alterazione del pH e del sistema respiratorio.

…Ma di quest’ultimo punto ne parleremo in uno dei prossimi articoli.

4 mesi fa no Comment

ESCI DALLA ZONA DI COMFORT

ESCI DAI PRECONCETTI

INFORMATI, APPROFONDISCI DA PIU’ FONTI, FILTRA LE NOTIZIE, CHIEDI AD ESPERTI DEL CAMPO…E TRAI LE TUE CONCLUSIONI!!!

Oggi siamo in un mondo dove tutti giudicano ed emettono sentenze, e la cosa più grave è che ciò avviene nella più totale ignoranza.

Aspetta non sentirti offeso! Ignoranza significa ignorare i fatti, non essere stupidi!

Basta che ti guardi intorno! In questo momento di pandemia tutti passiamo molto più tempo sui social e lì, ogni giorno non puoi far altro che leggere giudizi, critiche e commenti sui fatti che avvengono.

Un giorno sono tutti virologi, un giorno sono tutti esperti di calcio, un giorno sono tutti economisti, un altro giorno ancora sono tutti esperti di fitness e di diete. Ah sì, perché con questa pandemia si sono improvvisati tutti personal trainer, tutti esperti coach e tutti nutrizionisti!

Aaaaaahhhh ma forse nei mesi di lockdown si sono dedicati allo studio e alla lettura?! Mha non credo, però lascio il beneficio del dubbio!

Ora più che mai, in un periodo di crisi come questo, ognuno cerca di risparmiare…ma come si dice a Napoli “ ’O sparagno nun è maje guaragno!”, ovvero il risparmio non porta mai al guadagno.

Perché?

Quanti meme hai visto sui social simili a questo? Bhe loro ci scherzano su ma il concetto è proprio questo! Se veramente tu per risparmiare riparassi la ruota della tua auto in questo modo e continuassi a viaggiare, non solo dopo dovresti comprare una nuova gomma, ma cambiare anche tutto il cerchione e il resto che si è rovinato! E il risparmio dove sarebbe?

Ecco la stessa cosa vale per la tua salute! Dopo un anno difficile, dove siamo stati costretti all’inattività che ci ha portato a mangiare di più, e dopo le feste natalizie tutti vogliono iniziare a rimettersi in forma. E la cosa più sbagliata da fare è il fai da te!!! “Programmi” di allenamento fatti di ore e ore di corsa, di allenamenti sfiancanti che durano 3 ore, diete “elaborate” con un solo concetto in mente “Faccio la fame così dimagrisco!”, “Mi prendo queste pillole che mi aiutano a dimagrire prima”. GENIALI!!

Ma non sanno che danni enormi creano alla propria salute ed al proprio corpo. Leggere le informazioni su un sito internet a caso o sui social e farle passare per verità imprescindibili è la cosa più errata dei giorni nostri.

È così che ci fanno credere a qualsiasi cosa e ci raggirano a loro piacimento!

È così che ti dicono: “E ma questa dieta con così poca pasta non va bene!” e tu ci credi, ma non pensi che quando vai a mangiarti il panino con doppio hamburger, bacon, formaggio, patatine e mozzarella o alla vigilia di natale ti sei mangiato la fetta di panettone, il roccocò, il mustacciolo, gli struffoli e pure la fettina di cassata, tutti nella stessa sera, hai mangiato una quantità di zuccheri e grassi deleteria per il tuo organismo.

Oppure

“E ma tutte queste proteine ti devi mangiare in un solo pasto? Fanno male al fegato!” e tu ci credi, ma non pensi che quando decidi di andare a mangiare una bella grigliata di carne e ti mangi una fiorentina da 1kg, insieme a 1 salsiccia paesana e alla tracchiullella ti sei mangiato la quantità proteica di tutta la giornata in un solo pasto. E no, li nessuno ti dice che fa male!

Ti lascio con questa vignetta…rifletti! Prenditi cura di te, informati, chiedi sempre il meglio, affidati ad un espero e sii consapevole di ciò che ti viene dato e che ti viene chiesto di fare! Sempre! Investire su te stesso è la miglior scelta che tu possa mai fare!

4 mesi fa no Comment

Come sono andate queste festività?

Ti sei rilassato?

Ti sei divertito?

Hai mangiato vero? E chissà QUANTO hai mangiato e COSA?!

Si sa le festività si festeggiano a tavola, con grandi mangiate insieme a tutta la famiglia. Quest’anno forse non ti sarai riunito con tutti i tuoi parenti facendo quelle tavolate da 20/30 persone, ma sono sicuro che la grande mangiata te la sei fatta lo stesso! Come si dice: “Le tradizioni vanno rispettate!”

E pure hai ragione, anzi forse quest’anno più che mai era un forte simbolo di “normalità”.

Però c’è stato un piccolo inconveniente, immediatamente nei giorni post festività ti ha preso un forte mal di testa da costringerti a stare a letto! Mannaggia oh sta cavolo di umidità!!

Ma ti sei mai chiesto come mai il mal di testa viene solo a te e non anche agli altri della tua famiglia? Se è colpa dell’umidità perché colpisce solo te?

Ti sei mai chiesto se quella è solo una scusa che ti racconti? Magari il motivo potrebbe essere un altro?

Ti rispondo io, si!!

In uno studio pubblicato nel 2019 è stato stimato che la prevalenza globale del mal di testa, o meglio dell’emicrania o cefalea primaria, nella popolazione è del 14,4%. L’emicrania è stata classificata come uno dei fattori principale che contribuiscono alla disabilità nelle persone inferiori ai 50 anni. Le donne ne soffrono 2 o 3 volte in più rispetto agli uomini, e vengono colpite da attacchi molto più disabilitanti e di durata maggiore. [1]

Mannaggia oh quest’umidità ce l’ha con le donne!

Ti dirò non è così!! E soprattutto la causa è qualcosa su cui puoi agire per risolvere ed eliminare il problema!!!

Nella maggior parte dei casi la causa principale è l’infiammazione da cibo. Si, esatto! Quello che mangi ti può causare il mal di testa!

Partiamo dal principio. Il mal di testa è uno stato infiammatorio che causa vasodilatazione delle arterie craniche e contrazione dei muscoli cranici. La reazione infiammatoria è mediata dall’istamina, un composto azotato coinvolto non solo nella risposta infiammatoria ma anche in meccanismi digestivi e in diverse funzioni cerebrali dove si comporta come neurotrasmettitore. I recettori di questa molecola sono 4: H1, H2, H3 e H4. Questi sono sparsi un po’ in diverse zone del corpo: nei vasi sanguigni, sulla muscolatura liscia (cuore e bronchi), sulla corteccia surrenale, sulle cellule delle pareti gastriche, sulla milza, sui neutrofili; e soprattutto sai i recettori H3 dove sono collocati? Indovina un po’? Esatto! Si trovano a livello del SNC = Sistema Nervoso Centrale. Nel processo di risposta infiammatoria uno dei ruoli dell’istamina è proprio quello di creare vasodilatazione, questo in causo di trauma è un processo importante poiché il “rallentamento” del flusso sanguigno e l’aumentata permeabilità dei vasi permette ai globuli bianchi di passare e svolgere il loro compito. Ma, quando non si è in presenza di un trauma, la vasodilatazione ha effetti negativi.

Altre molecole responsabili del mal di testa sono i radicali liberi, molecole molto reattive che sono prodotte dalle reazioni di ossidazione del nostro organismo. Essendo molecole molto instabili, poiché contengono un elettrone spaiato nell’orbitale più esterno, tendono a ritornare allo stato di equilibrio cercando di prendersi un elettrone da molecole vicine, innescando così una reazione a catena che può danneggiare le strutture cellulari, se non mantenuta a livelli fisiologici. Non fraintendermi, i radicali liberi in piccole quantità hanno funzioni necessarie nel nostro organismo, non sono del tutto negativi e da eliminare; è l’eccesso quello che causa danni. Troppi radicali liberi in giro vuol dire che i processi di ossidazione sono in eccesso e questo danneggiano i nostri tessuti, causando anche l’emicrania nel migliore dei casi. Si, perché se i radicali liberi colpiscono le proteine, le proteine glicosilate che ne derivano aderiscono alla superficie interna delle arterie e dei capillari e possono costituire un rischio per infarti, ictus o arteriosclerosi. O ancora, se ossidano gli acidi grassi essenziali (e no non significa che ci fanno dimagrire) che compongono le cellule del nostro cervello vengono alterate le funzioni cerebrali.

Ma perché si scatena quest’infiammazione? O questo eccesso di radicali liberi?

Colpa di quelli che mangi! Le diete di oggi sono ricche di carboidrati super raffinati e complessi, con un altissimo indice glicemico, e di grassi saturi. Questi alimenti sono la causa principale.

Te lo spiego in termini molto semplici: ad esempio, per quanto riguarda i radicali liberi, quando mangi molti carboidrati, devi sapere che il processo finale della loro degradazione è la fosforilazione ossidativa, che avviene nei mitocondri, e porta alla produzione di radicali liberi. Quindi più carboidrati mangi, più avviene la fosforilazione ossidativa e più ci sono radicali liberi in giro.

Parlando dell’istamina invece, proprio a causa di una pessima alimentazione la salute del nostro intestino non è per niente ottimale. I villi intestinali sono così infiammati e degradati che, invece di svolgere il loro ruolo e di filtrare le sostanze dirette nel sangue, lasciano passare tutte le molecole senza essere prima degradate. Tra queste, ad esempio, anche il glutine. Se nel sangue arrivano molecole non degradate il nostro organismo non le riconosce e fa partire la risposta infiammatoria mettendo in circolo l’istamina.

Mamma mia quanti guai che provocano questi carboidrati! Allora è meglio eliminarli del tutto? No, non sto dicendo questo, ma bisogna limitarne il consumo, soprattutto se la tua percentuale di grasso è eccessiva. Infatti, in diversi studi, tra cui uno del 2014 [2] e uno del 2019 [1], è stato verificato che donne che soffrivano di mal di testa molto forti e molto frequenti, seguendo una dieta chetogenica o a basso contenuto di carboidrati, hanno ridotto i loro mal di testa e l’uso di medicinali per contrastare gli attacchi forti. Negli ultimi decenni studiosi Drexel University College of Medicine di Philadelphia, stanno raccogliendo dati provenienti dall’analisi di oltre 22.000 partecipanti di età compresa tra i venti e cinquantacinque anni. La ricerca sta evidenziando come il grasso addominale in eccesso sia associato ad un aumento significativo dell’emicrania, e ciò nelle donne si traduce in un 30% di probabilità in più.

Il grasso addominale si comporta come una vera e propria ghiandola ormonale, infatti secerne sostanze pro-infiammatorie che danno origine a numerose manifestazioni di infiammazione in tutto il corpo, emicranie comprese. [3]

Prenditi cura di te stesso, dai importanza a ciò che mangi, alle tue abitudini. Non scaricare sempre la colpa su fattori esterni su cui non puoi avere il controllo.

  1. https://thejournalofheadacheandpain.biomedcentral.com/articles/10.1186/s10194-019-1057-1
  2. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/25156013/  
  3. https://www.thesautonapproach.it/mal-di-testa-errata-alimentazione/
6 mesi fa no Comment

Ho sempre trattato e affrontato l’argomento della “Fascia” da un punto di vista meccanico. Ho più volte ribadito quanto sia fondamentale che la fascia sia in una condizione di benessere. Questo vale se ti alleni, se sei un atleta agonista, se non ti alleni, se sei un bambino, se sei adulto o anziano: vale per chiunque voglia semplicemente muoversi e farlo senza fastidi, dolori o blocchi articolari.

Un tessuto connettivo in salute è il presupposto per il movimento e viceversa: se è vero che lo stato della fascia condiziona i movimenti, è altrettanto vero che, per mantenere questo tessuto in una condizione ottimale, diventa prioritario allenarsi e soprattutto farlo in maniera orientata e funzionale.

Ma ti sei mai chiesto quanto incida l’alimentazione su tutto questo?

Eh sì, mi riferisco all’alimentazione vera e propria: A CIO’ CHE MANGI!

Esistono infatti strade alimentari che stimolano l’insorgenza di processi infiammatori, che sai bene essere alla base di qualsiasi malattia degenerativa e non.

Molto spesso non ci rendiamo conto che ci propongono ovunque alimenti “pro infiammatori”.

Se fai un giro per gli scaffali dei supermercati, ti renderai sicuramente conto di quanto prevalgano le azioni pubblicitarie e promozionali su alimenti a base di carboidrati semplici e raffinati, su bevande zuccherate, gassate e alcoliche ecc.

Ma cosa succede se seguo, senza saperlo, una dieta ricca di cibi pro-infiammatori?

Sicuramente non ne vedrai gli effetti subito. Quello che succede puoi immaginarlo come una fontana che perde acqua: una goccia ogni 5 secondi circa cade nel lavello. Non oggi, non domani, ma col passare del tempo, se non sai come togliere il tappo al lavello o non sai come aggiustare la perdita, l’acqua si sarà accumulata e inizierà a fuoriuscire riempendo l’intera stanza.

Stiamo parlando di tessuto connettivo, che ti ricordo essere presente ovunque nel tuo corpo.

Un gruppo di patologi della New York University nel 2018, dopo aver definito il tessuto connettivo come un vero e proprio organo, che mette in relazione e comunicazione tutti i distretti corporei, ha dichiarato che è proprio all’interno di questo tessuto che hanno luogo le infiammazioni croniche e, di conseguenze, le malattie degenerative.

Ma se la fascia viene sempre citata relativamente al movimento e una cattiva alimentazione può destabilizzarla così tanto, cosa succede se subisco un trauma?

Mi spiego meglio: se subisco un infortunio e mi faccio male al ginocchio, che c’entra l’alimentazione?

Sull’infortunio probabilmente nulla, ma sui tempi e la qualità della guarigione la salute dei tessuti incide tantissimo. Se ho un tessuto infiammato, intossicato, riteso ecc. e a questo ci aggiungo un’infiammazione acuta da trauma, quanto sarà veloce il processo di guarigione?

Oltre a dover fronteggiare i soliti sintomi da infiammazione acuta, dovrò fare i conti con un’infiammazione cronica che mi condiziona l’intero organismo.

E chi ti dice a questo punto che l’infortunio non sia arrivato per un cattivo funzionamento del tessuto fasciale?

È proprio l’infiammazione di tipo cronico che, tramite citochine, cortisolo, insulina, fenomeni di resistenza ormonale ecc., altera la regolazione allostatica dell’organismo favorendo l’insorgere delle malattie moderne e accelerando l’invecchiamento (de Punder e Pruimboom 2015; Guarner e Rubio-Ruiz 2015; Rohleder 2015). Ed è proprio questo tipo di infiammazione la più “difficile” da evidenziare, perché spesso non coinvolge modifiche strutturali, bensì si manifesta come un’alterazione funzionale, il che comporta una difficoltà diagnostica, in quanto buona parte degli esami svolti mira a cercare alterazioni strutturali.

La fascia, infatti, gestisce la trasmissione di forze attraverso le linee fasciali e un cambiamento della sostanza fondamentale potrebbe alterare non solo il metabolismo da un punto di vista biochimico, ma anche e soprattutto la gestione dei movimenti e dei gesti atletici.

Non è raro trovare persone che lamentano dolori alla schiena, alle ginocchia, alle anche ecc. e già solo l’abbinamento di alimentazione e trattamento miofasciale è in grado di riportare la situazione ad una condizione accettabile.

D’altro canto la fascia risulta essere il sistema tampone più grande ed efficiente del corpo, un cestino capace di filtrare e metabolizzare ciò che non serve e che potrebbe generare danni. Ma se il cestino si riempie e otturiamo i filtri, sarà quasi impossibile che assolva al suo compito.

Sapevi che per la formazione del collagene è fondamentale il processo di glicosilazione dell’idrossilisina? Se però la glicosilazione è eccessiva, come in caso di iperglicemia, il collagene manifesta una struttura inadatta a svolgere le sue funzioni e sia il tessuto connettivo sia le ossa ne possono risentire nella loro elasticità e robustezza (Dominguez et al. 2005).

Ecco perché è importante nutrire bene il tessuto fasciale e per farlo hai solo un modo: curare e dedicarti alla tua alimentazione. Spesso leggo in giro la frase: siamo ciò che mangiamo.

Bhè non è del tutto sbagliata.

Quando la matrice extracellulare è piena di tossine e il pH diventa acido quello che succede è il passaggio da sol a gel. Questo vuol dire che il tessuto diventa più denso, quasi solido e determina un’importante compressione di arterie e vasi sanguigni, oltre che a una compressione dei centri linfatici.

Se il pH resta acido le conseguenze negative sono innumerevoli, tra le più importanti ricordiamo:

  • Il non funzionamento degli enzimi
  • La riduzione dell’affinità dell’ossigeno per l’emoglobina
  • L’alterazione del sistema di trasporto mediante proteine trasportatrici

Tutto questo vuol dire che le cellule e, di conseguenza i tessuti e gli organi, non possono ricevere il giusto nutrimento, che viene a generarsi una condizione di ipossia e di vasocostrizione.

In altre parole: SOFFERENZA CELLULARE.

6 mesi fa no Comment

Quando in passato si presentava una situazione che metteva in allerta e in tensione, la modalità di risposta era spontanea e naturale:

  • Se il predatore era più forte  fuga
  • Se il predatore era più debole  attacco

Purtroppo o per fortuna l’essere umano è andato avanti e le cose sono un po’ cambiate.

Spesso succede che le situazioni, percepite come pericolose e senza rimedi, mettono sì in allerta e tensione, ma, durando troppo a lungo, generano uno stress perenne.

Non dipende dalle situazioni, da ciò che ti succede intorno, ma da come scegli di viverlo e da come scegli di gestirlo.

Uno stress prolungato può sfociare in ipocondria, depressione, attacchi di ansia o di panico.

E non solo…

Un soggetto che va incontro alle situazioni che ti ho appena elencato, sicuramente sarà un soggetto sedentario, tendenzialmente poco incline ad uscire e passeggiare all’aria aperta, così come sarà poco spronato a seguire dei programmi di allenamento. Parlo di un soggetto che passerà la giornata immerso in un mondo non reale, spesso di videogiochi o serie tv. Molto probabilmente a tutto questo va aggiunta una cattiva alimentazione: sappiamo bene ormai che molte persone vanno a ricercare nel cibo ciò che non viene loro soddisfatto nella vita di tutti i giorni.

Un’insoddisfazione e una depressione generale che avrà varie e sicure conseguenze, oltre a quelle già citate:

  • aumento della massa grassa
  • aumento dello stato infiammatorio dei tessuti, alla base di ogni malattia cronico degenerativa
  • riduzione della Vitamina D
  • depressione del funzionamento del sistema immunitario
  • scarsa mobilità delle articolazioni e disfunzioni funzionali nei movimenti, anche quelli più semplici
  • difficoltà di concentrazione
  • alterazione del sonno

Colpa del Covid? Colpa delle restrizioni che ci impone il governo?

La mia risposta è NO.

La colpa è tua che da troppo tempo non ti prendi cura di te stesso.

Il Covid è diventata soltanto l’ennesima scusa da aggiungere all’elenco di quelle che fin ad oggi hai collezionato e ti sei raccontato.

I Sistemi di sorveglianza Passi (Progressi delle Aziende Sanitarie per la Salute in Italia) e Passi d’Argento 2016-2019, coordinati dall’Istituto Superiore di Sanità (Iss) hanno registrato nel la fascia di età 18-69 anni, il 40% in eccesso di peso, di questi il 30% sono in sovrappeso e il 10% obeso.

Parliamo di dati precedenti al Covid, che probabilmente tra qualche anno risulteranno peggiori, se non inizi a fare qualcosa per prenderti cura di te stesso.

9 mesi fa no Comment

Cos’è il Functional Training?

Cosa vuol dire Ipertrofia?

Ma soprattutto possono coesistere?

Più di una volta ho trattato nei miei articoli questi due argomenti, ma probabilmente mai come ho deciso di fare oggi.

Spesso si crede che il Functional Training sia un insieme di esercizi a corpo libero, sistemati a caso in circuito.

È ovvio che se intendiamo per Functional Training questo, allora non penso si possa ottenere ipertrofia da allenamenti così strutturati.

Ma il Functional Training è ben altro. In un articolo tempo fa ho detto: “qualità non quantità”

E se è vero che il Functional Training è ottimizzare il movimento, sicuramente non sarà questo ad escludere un aumento della massa muscolare così come quello della forza.

Quante strade ho per l’ipertrofia? Se non lo ricordi te lo dico io:

  • Stress meccanico  
  • stress metabolico.

Nel primo posso sfruttare il danno muscolare o l’affaticamento muscolare, mentre nel secondo posso decidere di stimolare l’m-Tor o la produzione di acido lattico.

Posso sfruttare queste due strade e le relative tecniche di allenamento all’interno di un programma di allenamento di Functional Training?

Spero tu abbia ben chiara la risposta!

Chiunque si avvicini all’allenamento e per qualsiasi motivo lo stia facendo, avrà sicuramente bisogno di costruire muscoli.

Sì, muscoli, ma anch’essi funzionali.

Questo ti aiuterà a sostenere il tuo metabolismo, a liberarti da quei dolori ormai cronici e dai processi infiammatori che ormai hanno preso casa nelle tue articolazioni, a prevenire malattie future e in ultimo, ma non per questo tale, ti donerà un aspetto molto più armonico e in salute.

Non è un caso che negli anni si sia diffuso sempre più il termine di Functional Hypetrophy.

Allenandoti in questo senso stai volgendo la tua attenzione non solo al singolo muscolo, ma all’intero sistema, a unità motorie più ampie e soprattutto stai coinvolgendo l’intero sistema neuromuscolare.

Se l’ipertrofia è di per sé crescita muscolare, il termine funzionale, che spesso gli viene affiancato, sta ad indicare una crescita muscolare strategica, che mira ad un aumento della massa muscolare ma anche ad un miglioramento delle prestazioni fisiche, che siano o meno atletiche.

Di cosa sto parlando?

Fibre di tipo I e fibre di tipo II.

Detto in parole semplici, le seconde sono quelle più suscettibili ad una perdita di forza, di potenza e di dimensione con l’avanzare dell’età e sono anche quelle meno coinvolte nei gesti quotidiani. Hanno una contrazione rapida e si affaticano facilmente. Questo significa una sola cosa: se non le alleni subirai un aumento del rischio di cadute e lesioni.

Le prime invece sono le cosiddette fibre a contrazione lenta, producono meno forza e meno potenza ma sono quelle più resistenti.

In ogni gesto le prime ad essere reclutate sono quelle di tipo I, ma nel momento in cui hai necessità di eseguire un movimento meno tranquillo, di sollevare o spostare un oggetto più pesante, se il tuo corpo non sa o non ha modo di attivare le fibre di tipo II ecco che incorri in un infortunio.

Ma torniamo a noi: quanto è possibile secondo te creare i presupposti per l’ipertrofia con un programma di Functional Training?

Ti aspetto in struttura, in occasione dell’ultimo corso live di Functional Training per parlare di questo e tanto altro che nessuno ti dice mai riguardo all’allenamento funzionale.

10 mesi fa no Comment

-IO NON POSSO FARE SQUAT HO DOLORI AL GINOCCHIO-

Sfatiamo il mito che lo squat faccia male alle ginocchia.

Tutt’altro: uno squat eseguito in maniera corretta rafforza i muscoli delle cosce e delle anche. In questo modo non farai altro che proteggerti da eventuali disfunzioni o dolori.

Se provi a fare uno squat avverti dolore? No problem. Inizia con un lavoro monolaterale, ma inizia a capire perché avverti dolore e risali alla causa.

Sicuramente per un neofita dell’allenamento lo split squat diventa fondamentale. Lo aiuterà a rafforzare le gambe e il core, a lavorare sul movimento e sulla sua flessibilità, necessari per passare poi a tempo debito ad uno squat completo.

Eh sì, perché lo squat non può mancare negli allenamenti di chiunque.

“resta al parallelo o non superare la punta dei piedi con le ginocchia”

Ti risulta familiare questa citazione?

Ti svelo una cosa: NON FUNZIONA COSì

Ci si preoccupa che accovacciarsi oltre un certo grado sia dannoso per le ginocchia così come oltrepassare la punta dei piedi con le stesse.

Proviamo a ragionare:

  • Quando Sali e scendi su e giù per le scale il tuo ginocchio è necessariamente oltre la punta dei tuoi piedi
  • Quando durante il giorno ti trovi accovacciato per qualsiasi motivo sei sicuramente con la coscia oltre il parallelo
  • I nostri antenati o ancora oggi i contadini e gli artigiani lavorano spesso accovacciati, addirittura i primi che ti ho citato restavano accovacciati in quello che oggi chiamiamo sumo squat per riposarsi data l’inesistenza all’epoca delle sedie

Sapevi che la forza di taglio è maggiore sul ginocchio ad un quarto del movimento completo dello squat, mentre in completa accosciata sono i muscoli del gluteo e della parte posteriore delle gambe che vengono maggiormente coinvolti?

Abbiamo capito che lo squat è fondamentale per la vita di TUTTI, ma non lasciare che un deficit di mobilità ti impedisca di eseguirlo correttamente.

Innanzitutto è necessaria una sufficiente mobilità e un buon controllo motorio delle anche.

Basterà questo per accovacciarti fino in fondo?

Assolutamente no!

Le caviglie sono un altro punto cruciale.

Una mancanza di mobilità in queste articolazione necessariamente porterà ad un compenso, di cui vittima saranno le tue ginocchia.

Ecco che poi lo squat “fa male”. Eseguirlo senza criterio o senza le condizioni giuste sì che ti porterà problemi. Ma la questione non è lo squat in questo caso, ma come e quale stai eseguendo.

Infatti, come accennato precedentemente, è importantissimo capire quando e quali modifiche apportare all’esercizio in sé, ma soprattutto alla fase precedente a questo. Inserire pochi ma mirati esercizi di riscaldamento sarà più efficace che fare 30 minuti di stretching o mobilità.

Non mi riferisco solo ai classici esercizi, mi riferisco anche e soprattutto a lavori concentrati su fasi eccentriche del movimento stesso.

Sono innumerevoli ormai gli studi che dimostrano che eseguire lavori di eccentrica con carichi importanti aumenta la mobilità e il controllo dell’intero movimento, e non solo, ad aumentare è anche la forza.

Come si dice? 3 piccioni con una fava. Ah no, quelli erano due.

Inoltre, anche se sei un avanzato, non dimenticare di cambiare stimoli nel corso del tuo programma: fare solo back squat per tutto il piano annuale non mi sembra proprio una buona idea.

Ma torniamo a chi si approccia all’allenamento e ha dolori al ginocchio.

Voglio darti pochi e semplici consigli.

Innanzitutto il primo obiettivo sarà ridurre ed eliminare il dolore, non lo squat.

Sono tante le varianti di questo esercizio che basterà capire quella più adatta a te o al tuo cliente.

In ogni caso segui le indicazioni che sto per darti e fammi sapere come va:

  • Lavora in fase di riscaldamento sulla mobilità e la stabilità delle anche e delle caviglie, ma non dimenticare la zona toracica
  • Attiva il core
  • Miniband walk e step up sono validi esercizi per attivare la parte inferiore

Non dimenticare, soprattutto se hai un soggetto con dolori o recidivo da infortuni, di lavorare molto sulle fasi eccentriche del movimento scelto e di inserire l’isometria ai gradi in cui risulta meno forte.