Allenamento Funzionale Italia
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2 settimane fa no Comment

Da sempre quando si parla di postura, si fa subito riferimento agli aspetti anatomici, biomeccanici e strutturali di un soggetto.

La “perfetta postura” sembra per molti raggiungibile mediante una gestione delle tensioni, delle compressioni, forze e contrappesi.

Se risulti perfettamente allineato, se rientri in tutti i gradi e in tutti i riferimenti numerici classici, allora hai una postura perfetta. 

Se durante una valutazione ti ritrovi di fronte ad uno specchio millimetrato e i tuoi assi corrispondono esattamente alle linee che hai dinanzi, allora sì che hai una postura perfetta.

Certo… se stai fermo, concentrato e sai che qualcuno ti sta analizzando, farai di tutto per sembrare quanto più allineato possibile.

Ma prova a fare qualche passo e rimettiti in piedi come se stessi di fronte ad un amico: avresti ancora lo stesso atteggiamento?

Aspetta mi sono perso, che vuol dire quindi “Postura perfetta”??? E soprattutto – ESISTE? –

Se scrivi su Google il termine “postura” uno dei primi risultati è la definizione dell’enciclopedia Treccani:

<L’atteggiamento abituale di una persona, determinato dalla contrazione di gruppi di muscoli scheletrici che si oppongono alla gravità e dal modo con il quale l’individuo comunica con l’ambiente esterno. La p. è l’adattamento personalizzato di ogni individuo all’ambiente fisico, psichico ed emozionale.>

Non starò qui a dilungarmi sulle varie definizioni di postura, ma ti basti sapere che queste nel corso degli anni sono cambiate. Appare, infatti, una certa acquisizione di consapevolezza, seppure lenta e non troppo diffusa, del fatto che la postura sia qualcosa di poco lineare e soprattutto di dinamico, una risposta globale di adattamento a un certo ambiente, una correlazione tra gli aspetti corporali e mentali del comportamento (Tribastone, 1985; Cailliet, 1977).

Convieni con me che la postura non è quindi una condizione fissa, statica e ripetibile.

È piuttosto un sistema adattivo, una strategia che il corpo mette in atto: e lui, se lo lasci fare, ne sa molto più di te.

Il corpo si adatta come meglio può, va alla continua ricerca di un equilibrio, ma anche quest’ultimo non è statico. Non è che trovato un equilibrio, allora te lo tieni per sempre.

L’equilibrio è una condizione dinamica dei sistemi biologici. Ogni parte del tuo corpo è in stretto rapporto con tutto il resto, in continuo adattamento e in continuo cambiamento.

Quindi, ricapitolando, la postura è una strategia e l’equilibrio è una condizione, entrambi sono dinamici e in continuo movimento.

Esiste dunque la “postura perfetta”?

Ragioniamo…

Se è vero ciò che ho detto fin ora, allora è anche vero che per ogni individuo la migliore postura è quella in cui i segmenti corporei sono nella condizione di minimo impegno e massima stabilità.

Ho detto migliore, non perfetta.

Dalla postura e dalla storia di un soggetto vengono fuori tutte le sue capacità di adattamento neuro-miofasciale.

L’adattamento non è altro che una risposta allo stress, un meccanismo biologico utile a ripristinare l’equilibrio e a minimizzare gli effetti interni mantenendo l’interdipendenza oscillatoria tra struttura e funzione.

Se faccio riferimento allo stress, non devi per forza pensare a qualche evento negativo. Lo stress fa parte della vita di tutti i giorni, l’uomo è fatto per vivere con stimoli sempre nuovi e sconosciuti e in una vita di continui cambiamenti.

La postura migliore per un soggetto sarà il miglior tentativo che il suo corpo, in quel preciso istante, realizzerà attraverso l’integrazione delle informazioni sensitive e la distribuzione di massa corporea, diminuendo il dispendio energetico e armonizzando le forze di compressione mediante la minima tensione legamentosa.

Esiste la “Postura perfetta”? NO! Esiste la postura migliore per un dato momento preciso.

Sto dicendo che ognuno ha la postura migliore per sé stesso?

NO! Sto dicendo che il corpo ha la capacità di adattarsi a varie situazioni.

Ma se lo stress a cui viene sottoposto diventa cronico e dura più di quanto dovrebbe allora sì che nascono veri e propri scompensi posturali.

Questi possono determinare restrizioni tissutali, risposte algiche, disfunzioni funzionali ecc.

Voglio darti un consiglio: quando stai analizzando la postura di un soggetto, ricordati di valutare non solo la posizione dei suoi piedi o l’allineamento delle sue spalle, ma studia anche e soprattutto la sua storia!

1 mese fa no Comment

MIGLIORIA IL FUTURO, LAVORANDO SUL PRESENTE E AVENDO LA CONSAPEVOLEZZA DEL PASSATO.

La situazione presente la conosciamo tutti e più volte abbiamo sottolineato le conseguenze che determinati stili di vita comportano.

Ma voglio farti aprire gli occhi ancora di più.

Guardiamo un attimo al passato…

Nel 2010 in una delle pubblicazioni di Okkio alla SALUTE si legge: “La riduzione dell’attività fisica si accompagna di fatto ad un progressivo aumento delle attività sedentarie (utilizzo della TV, dei videogiochi e del PC) che colpisce soprattutto i bambini i quali risultano così via via più sedentari delle generazioni precedenti; per di più, il tempo trascorso davanti la TV sembra essere un predittore significativo del sovrappeso durante l’infanzia.

Anni fa l’aumento delle ore passate avanti ad una TV o avanti ai videogiochi iniziava a far preoccupare. Molti, troppi giovani tendevano ad uno stile di vita sedentario, andando incontro a tutte quelle che sono le peggiori conseguenze che l’inattività fisica comporta.

E ora???

I giovani non hanno solo aumentato le ore passate avanti ad uno schermo, i giovani oggi VIVONO avanti ad uno schermo.

Fanno scuola al PC, parlano con gli amici al PC, eseguono i compiti al PC, ascoltano la musica al PC, leggono al PC, giocano al PC…

Quello che 10 anni fa veniva visto come un pericoloso rischio oggi è la realtà.

Ma c’è una grossa differenza rispetto a 10 anni fa. Oggi i giovani NON possono scegliere di stare al PC. Sono obbligati a trascorrere delle ore quotidianamente avanti ad uno schermo. Poi resta il problema di chi sceglie di prolungare questo tempo anche successivamente per giocare, navigare in rete e guardare i social.

Ma andiamo avanti…

Nella stessa annata i Centers for Disease Control and Prevention sottolineavano quanto la scuola sia fondamentale per combattere e prevenire l’obesità nei giovani studenti. La stessa Organizzazione Mondiale della Sanità riconosce che misure politiche ed educative all’interno delle scuole rappresentano una valida opportunità per influenzare positivamente la salute dei giovani.

In questi anni ci sono state sicuramente delle iniziative da parte delle scuole, ma ad oggi sta di fatto che questi enti NON possono rendersi attivi come bisognerebbe.

Distanziamento sociale, mascherine all’aria aperta e divieto di fare attività fisica all’aperto in determinate zone e ore della giornata… Sono queste le disposizioni!

Ma ancora negli anni 10’ si leggeva: “come già emerso dalla rilevazione 2008-2009, ben il 47% delle madri di bambini in sovrappeso e l’11% delle madri di bambini obesi considerano il proprio figlio normopeso o sottopeso. Inoltre, solo il 12% delle madri di bambini obesi ne percepisce la reale condizione di obesità”

Quanti genitori ancora oggi non si rendono conto del sovrappeso dei propri figli?

“È segno di salute” “Vabbè quello poi fa lo sviluppo” “Con l’età dimagrisce” ecc ecc

E intanto i giovani vivono giornate intere a casa, seduti o sdraiati, mangiando pizze, dolci appena sfornati e piatti gourmet.

L’inattività fisica aumenta, la voglia di uscire e stare all’aria aperta diminuisce e sai cosa succede?

AUMENTA IL RISCHIO DI SVILUPPARE MALATTIE CARDIOVASCOLARI E NON SOLO.

Di seguito piccoli e semplici consigli, ma che potrebbero cambiare la vita di tuo figlio o di chi hai intorno:

  • Se ami mettere alla prova le tue capacità culinarie inizia a sperimentare la cucina fit. Inizia ad abituare tuo figlio o i tuoi familiari ad un’alimentazione equilibrata, sana e saporita. Ora che la possibilità di mangiare ai fast foods o ai ristoranti è ridotta, APPROFITTA per generare delle sane ABITUDINI
  • Crea momenti di vera attività fisica in casa, fuori al terrazzo o all’aperto se ne hai la possibilità. Sarà un’occasione di benessere per tutti oltre che di condivisione e divertimento
  • Regola le luci della casa. Già passiamo troppe ore avanti agli schermi dei PC o dei telefoni, scegli luci gialle e calde per il resto dei momenti.
6 mesi fa no Comment

Quante volte hai sentito o magari detto questa frase?

Se penso alla “moda e ossessione da palco” e soprattutto alle scelte malsane che alcuni “atleti” prendono pur di arrivare ad una condizione accettabile per il contest ammetto che non stiamo parlando di sport ma di puro egocentrismo e suicidio.

Ma, considerando che “Sport” sta per un’attività che permetta di creare aggregazione e divertimento il Bodybuilding, sia in palestra che sul palco, è a tutti gli effetti uno sport; se poi è fatto da persone che, oltre ad una cura maniacale della propria alimentazione, curano dettagliatamente il proprio allenamento stiamo parlando di un livello ancor più alto.

Pensi ancora che non sia uno Sport?
Se si ti comprendo, come ti ho già detto in giro c’è più gente focalizzata sul “tirarsi a qualsiasi costo” che al benessere MA, se analizziamo ogni tipo di allenamento e/o esigenza, il Bodybuilding è coinvolto in qualsiasi momento…

Mi spiego meglio: ti ho già parlato dei benefici dell’ipertrofia (se non hai ancora letto l’articolo clicca qui ma osserviamo insieme 4 tipologie di persone che, nonostante siano assolutamente disinteressate da una performance da palco di Bodybuilding, necessitano di questo sport:

1) Hai da allenare un soggetto anziano che ha difficoltà a fare anche piccoli movimenti come alzarsi dalla sedia e rischia, seriamente, di cadere e rompersi il femore alla prima occasione.
Se pensi che in Italia il 65% della popolazione sopra i 60 anni soffre di osteoporosi puoi renderti conto che questo è un esempio che, in realtà, ti capiterà almeno 15 volte all’anno.
Come puoi aiutare questa persona? Sicuramente iniziare con un allenamento leggero è fondamentale (soprattutto se prima non ci sono della basi forti) ma subito dopo sarà necessario un ispessimento delle fibre muscolari per ridurre la sarcopenia

2) Arriva una persona in palestra che non vuole diventare enorme ma comunque avere un aspetto estetico di qualità superiore rispetto alla media.
Cosa devi fare? Utilizzare allenamento di pura ipertrofia per incrementare la massa muscolare del soggetto.

3) DIMAGRIMENTO, il 90% dei tecnici crede che basti inserire dai 4 ai 6 esercizi con 12/15 reps in un circuito per poter permettere il dimagrimento di una persona ma in realtà, l’unico modo funzionale per perder peso e grasso (funzionale sta anche per lungo termine) è convertire il grasso in accesso in muscolo e puntare a variare la composizione corporea a favore della massa magra, ecco dei numeri che possono aiutarti:
-Un uomo deve raggiungere il 10% di grasso
-La donna il 15%
NB Puoi raggiungere queste percentuali solo con una buona percentuale di massa magra!

4) PERFORMANCE, per quanto ci siano ancora persone che criticano l’allenamento di forza per gli atleti questo, negli ultimi 20 anni, è stato un fattore importantissimo per tutti gli atleti che si sono differenziati per le loro prestazioni. Allenamenti specifici di Bodybuilding per soggetti del genere sono fondamentali non solo per un fattore estetico ma anche per individuare i punti di forza e debolezza.

Ora, dopo tutto quello che ci siamo detti fino a questo momento, credi ancora che il BodyBuilding non sia uno sport?

6 mesi fa no Comment

Da non confondere con IPERPLASIA, la quale indica: “Aumento delle dimensioni di un organo o di un tessuto, dovuto ad anormale moltiplicazione delle cellule che lo compongono”:

La crescita muscolare è un processo complesso, che si può ottenere grazie all’allenamento e tramite l’uso di innumerevoli tecniche, tutto organizzato secondo una specifica programmazione fatta ad hoc per ogni soggetto. Il volume dei muscoli è regolato da tantissimi fattori biologici come: geni, ormoni, cellule macro e micronutrienti, recettori, tipo di fibre; esterni come: programmazione, frequenza di allenamento, tipo di allenamento svolto, livello di carichi usati, alimentazione ed integrazione, livelli di stress, livelli di infiammazione etc..

TUTTI questi elementi appena elencati sono controllabili, sono modificabili; puoi gestire ogni minimo particolare affinché avvenga crescita muscolare, sì anche quelli biologici!!

In un articolo di circa un mesetto fa, in AFI MEMBERSHIP, parlai della tecnica del danno muscolare per creare rottura delle fibre e conseguente ipertrofia. Un elemento in particolare interveniva quando c’era una rottura delle fibre: le CELLULE SATELLITE!!

Scrissi: “..vengono richiamate in loco si replicano formando cellule “dormienti” e cellule che proliferano. Quelle proliferanti possono formare una nuova fibra muscolare, ripristinarne una danneggiata o migrare e cedere il proprio sostegno altrove.”

Approfondiamo di cosa parlavo!

Nel 1961, Alexander Mauro e Bernard Katz, scoprirono l’esistenza di cellule satellite nel muscolo scheletrico; cellule miogeniche, ovvero che formano tessuti muscolari, multinucleate che si trovano sulla superficie delle fibre muscolari tra il sarcolemma e la membrana basale. Hanno capacità di auto-rinnovamento e di differenziazione multipla. Sono cellule silenti, che hanno la funzione di cellule di riserva e sono capaci di riprodursi qualora ci siano danni alle fibre da riparare; proprio come dopo un allenamento di ipertrofia. Danno così origini alla rigenerazione delle fibre e di altre cellule satellite.

L’aumento numerico di queste cellule inizia durante lo sviluppo postnatale unendosi alle fibre muscolari in crescita, per cui sono molto numerose alla nascita e diminuiscono con l’avanzare dell’età. Si parla che sono circa il 32% nel periodo postnatale e 1-5% in un adulto; ma questo è più declino funzionale per un adulto che non le sfrutta, che non si allena e quindi non stimola la loro proliferazione.

Come agiscono queste cellule?

Sono attivate da stimoli fisiologici o patologici come: l’esercizio fisico, la denervazione, l’invecchiamento, la sarcopenia, le ustioni, la vasocostrizione prolungata in caso d’ipotermia o la distrofia muscolare di Duchenne; proliferano e si fondono tra di loro andando a formare miotubi, che diventano miofibre, oppure si uniscono ai segmenti lesionati delle fibre. Sono delle vere e proprie cellule staminali per i muscoli.

Quando un muscolo scheletrico è sottoposto a stress, come in allenamento, o subisce una lesione dopo un trauma, le cellule satellite stimolate da una famiglia di proteine miogeniche: MRFs, Myf-5, MyoD escono dallo stato di quiescenza e si attivano. Iniziano a proliferare, l’80% di queste si differenzia e si fonde andando a creare nuovi mionuclei; mentre il restante 20% ritorna ad essere silente per mantenere il pool progenitore.

Creando nuovi mionuclei o donando i propri alle fibre muscolari, viene aumentata l’attività di sintesi di proteine contrattili che vanno a rigenerare le fibre riparando le lesioni che si sono create.

Se queste si fondono con le fibre già esistenti, andando a riparare le lesioni, si parla di ipertrofia, se invece si fondono tra di loro dando origine a nuove fibre muscolari, si parla di iperplasia.

La fase di infiammazione, post lesione, è fondamentale affinché si attivi questo meccanismo!! Se l’infiammazione viene inibita, come quando le persone che non sopportano il dolore post allenamento  prendono l’oki, tutto ciò non avviene e non si ha ipertrofia.

6 mesi fa no Comment

Che test utilizzi per valutare i tuoi clienti?

Nel corso degli anni sono stati numerosissimi i test che ho studiato e sperimentato su me stesso e sui miei clienti.

Ti parlo di test relativi al movimento, alla biomeccanica, al grado di mobilità e stabilità, alla forza, ma ti parlo anche di test utili per comprendere il neurotipo, test per analizzare la condizione ormonale e metabolica ecc.

Ho sperimentato test e ritest per riuscire a comprendere a pieno il corpo umano e per riuscire a studiare un metodo per testare il maggior numero di componenti, o almeno quelle che per me determinano tutte le altre, ma nel minor tempo possibile e in maniera quanto meno invasiva.

Se un soggetto arriva in palestra è giusto che sia preso pienamente in carico, ma non deve sentirsi in un ambiente ospedaliero. Vedo in giro trainer che utilizzano test e macchinari super sofisticati, per studiare sempre meglio il particolare e perdendo di vista tutto il resto.

È giusto specializzarsi, studiare e sperimentare quanti più test possibili, ma è ancor più produttivo prendere il buono da ognuno e rendere il proprio iter di valutazione quanto più efficace ed efficiente possibile.

I test altamente specifici sono molto validi, ma, a mio avviso, solo se inseriti nel contesto giusto.

Se si tratta di atleti ad esempio o di clienti di cui conosci bene le condizioni e hai bisogno di capire qualcosa di più specifico allora è il caso di ricorrere a questo tipo di test. Altro caso in cui credo sia il caso di utilizzare test più specifici o quanto meno diversi da quelli che usi solitamente è quando il soggetto, che sia un atleta o un cliente medio, conosce bene il tipo di test che stai per proporgli perché lo ha eseguito diverse volte.

È giusto ripeterlo per capire come e se è cambiato qualcosa, ma è bene ogni tanto dare input diversi e mettere l’individuo nella condizione per cui non può barare.

Sai quanto dura solitamente il mio test preferito?

MENO DI 1’

Hai letto bene, meno di un minuto!

Ho detto che è il mio preferito, non l’unico che utilizzo.

Meno di un minuto è il tempo necessario che ti serve per capire un soggetto. Basta guardarlo nei primi 20” quando ci hai a che fare per la prima volta per farti un’idea globale di chi hai di fronte.

Sono questi i secondi più decisivi e realistici che avrai per osservare il tuo cliente.

Ti do un consiglio: NON LASCIARTELI SCAPPARE PENSANDO AD ALTRO.

Ma come? Non hai sempre detto che è fondamentale testare i propri clienti per stilare un programma ad hoc?

Certamente! E lo ripeterò ancora.

Come ti ho già detto è il test che preferisco, non l’unico che utilizzo.

È fondamentale eseguire test e raccogliere dati specifici. Questo ti darà la possibilità di capire da che punto parti.

Ma soprattutto col tempo ti sarà utile per comprendere dove e in che modo stai andando.

Credimi il tutto andrà a vantaggio dei tuoi clienti, ma anche e soprattutto a vantaggio tuo. Avere a disposizione una raccolta dati circa i risultati ottenuti è uno strumento che ti porterai dietro per il resto della vita. Potrai riguardare ciò che hai fatto, capire il perché ha funzionato o il motivo per cui non ha funzionato.

Altro consiglio che posso darti è quello di mostrare e analizzare i risultati ottenuti dalle valutazioni insieme ai tuoi clienti. È importante che anche loro abbiano la piena consapevolezza della condizione in cui sono e da cui stanno partendo.

Ancor più importante risulterà mostrare loro in maniera evidente e chiara i risultati. Spesso non tutti hanno un’adeguata percezione di sé. È più facile vedere un risultato positivo nell’altro che in sé stessi. Guardarsi in un video, in una foto e con dei dati alla mano sarà come guardare una terza persona.

Inoltre sentirsi monitorato è motivo di sprono per chiunque.

Perché ti ricordo che al di là dei test le migliori valutazioni le puoi fare in campo e durante gli allenamenti: quando il soggetto si muoverà nello spazio in maniera spontanea senza pensarci troppo.

OSSERVA OSSERVA OSSERVA

Anche come ripone un carico o come e se si ferma durante il tempo di recupero è un dato da raccogliere.

Di non meno importanza sarà avere feedback riguardo alle ore successive al workout.

Probabilmente da questo articolo ti aspettavi la spiegazione pratica di un test. Ciò che invece tengo a passarti oggi è il seguente concetto:

Qualsiasi test è valido se vai al di là di ciò che il singolo test ti impone di osservare e di valutare.

Nel percorso delle Fondamenta imparerai numerosi test di valutazione, ma ti saranno presentati in maniera pedissequa e alla maniera AFI.

Io preferisco la seconda e tu?

7 mesi fa no Comment

C’è una grossa differenza se non un abisso tra il trainer di turno che sceglie un corso per riuscire ad ottenere il diploma e IL TRAINER che sceglie un corso dimenticandosi del diploma e concentrandosi sul valore formativo.

Ciò che divide queste due categorie di trainer fondamentalmente è il criterio utilizzato perla scelta della formazione:

  • Il primo sceglierà un corso.

< La cosa fondamentale è che mi rilascino il diploma, così posso lavorare e magari, perché no, con il materiale che mi danno avrò delle sequenze di esercizi belle e pronte per farmi i clienti >

  • Il secondo sceglierà un percorso.

 Ciò che più interessa a questa categoria è il contenuto. La qualità del materiale da cui studiare e da cui prendere spunto per approfondire, la qualità e la trasparenza del docente, la possibilità di mettere in pratica, la possibilità di confrontarsi e mettersi alla prova continuamente.

Ecco perché Le Fondamenta dell’Allenamento è stato pensato come percorso, ma soprattutto, ecco perché è stato pensato in tre precisi fasi. Ti ho parlato di quanto sia importante l’osservazione e ti ho detto che non era un caso che l’avessi scelta come prima fase. Oggi ti dico che non è un caso che la seconda fase preveda un periodo di assistenza.

In che consiste?

Partiamo dal presupposto che chiunque decida di seguire il percorso de Le Fondamenta sarà affidato ad un tutor disponile 24h.

È proprio a questo tutor che sarai affiancato nelle varie fasi. In particolare, nella seconda fase lo affiancherai in tutte le sue attività. Lo assisterai e al momento opportuno inizierai sempre più ad entrare nel vivo della palestra.

A che serve?

A capire che non sempre è solo ed esclusivamente una questione di progressioni e regressioni. Quelle vanno studiate e applicate sicuramente, ma soltanto con l’esperienza puoi arrivare a capire davvero di cosa ha bisogno una persona. Quando ti trovi ad allenare delle classi è possibile che una stessa regressione non sia quella adatta a due persone diverse.

Frequentare i corsi di formazione per avere accesso agli innumerevoli esercizi e alle relative regressioni e progressioni non significa che hai dei programmi in mano.

Che sia per te stesso, per un cliente o per un parente, non fare l’errore del “copia e incolla”.

Fai attenzione agli esercizi che proponi, programma con criterio e sfrutta il vero valore delle progressioni, ovvero quello di creare miglioramenti, di patterns, di stabilità, di forza ecc. Evita lo stallo e l’accomodamento, ma fallo con consapevolezza e non perché al corso ti è stata data la lista degli esercizi.

  • Tanto dopo questo esercizio viene quest’altro –

Non funziona esattamente così, non se vuoi diventare un coach, non se vuoi far stare bene le persone, non se vuoi portare i tuoi atleti ad alti livelli.

Fai anche tanta attenzione agli atleti giovani: una specializzazione troppo precoce può privarli di un alto livello di allenabilità in futuro e questo vuol dire solo una cosa, carriera out.

Specie nelle fasi di sviluppo la crescita dei tessuti ossei risulta più veloce dei tessuti molli, caricare in modo incosciente un soggetto in queste fasi può indurlo all’infortunio e può precludere, come già detto, la sua allenabilità in futuro.

Al momento probabilmente non te ne accorgi se non hai sviluppato una fine osservazione, addirittura potresti sentirti orgoglioso di ciò che è capace di fare il tuo atleta, ma a lungo andare fidati che non è funzionale.

Girano spesso video di bambini fenomeno che alzano carichi notevoli o che si danno alle alzate olimpiche. È sbagliato che un bambino impari il gesto delle alzate olimpiche o che lavori di forza? No, ma attento a gestire il carico e a far allenare soggetti simili in linea con le fasi di sviluppo che stanno vivendo. Non puoi gestire il programma di allenamento di un giovane come faresti con quello di un adulto.

Inizi a comprendere ora il senso del termine progressione e regressione?

È un discorso che non si limita al singolo esercizio, né tanto meno al breve termine.

È importante sapere come portare la signora Maria con il dolore al ginocchio a fare uno squat, conoscere ma soprattutto capire da dove è necessario che parta e con quali esercizi.

Diventa fondamentale la conoscenza degli esercizi per capire nell’immediato che modifiche attuare ad un esercizio affinché un cliente inserito in una classe di 20 persone non si senta in difficoltà.

È altresì importante capire come programmare nel lungo termine per la preparazione di un atleta e come, quando e quali progressioni o regressioni inserire.

8 mesi fa no Comment

“Siamo quello che mangiamo”

hai sentito questa frase più di 1000 volte nella tua vita.

Se spesso ti capita di pensare: “Ormai è un anno che mi alleno sodo, ma continuo a non vedere risultati” continua a leggere perché posso esserti di aiuto.

Inizio subito con una domanda: sapevi che 2milioni e 130mila bambini in Italia sono sovrappeso/obesi? Praticamente il 25% della popolazione italiana ha evidenti abitudini non idonee al proseguimento di una vita sana.

Sto parlando solo di bambini… ok che questi sono influenzati anche dall’ambiente esterno, come la scuola, ma principalmente le cattive abitudini sono acquisite dalla propria famiglia (altrimenti non si spiegherebbe che il 42,4% della popolazione italiana abbia problemi di peso di cui il 50% proveniente dalla Campania).

Se ti stai allenando questo è già un punto a tuo favore e sicuramente ti starai allontanando da tutte le problematiche che può creare un peso non controllato, come: disturbi del sonno, problematiche tiroidee, insufficienza cardiaca, stanchezza cronica, tumori e, in casi gravi, morte (in Italia muoiono 57mila persone l’anno per eccesso di peso).

Cosa puoi fare?
Sicuramente iniziare con delle piccole abitudini è la cosa migliore, ma attento a non scivolare nel burrone della “dieta fai da te”

Fioretto dei carboidrati, 3kg di petto di pollo per un giorno, gente che beve 12 litri di bevande diuretiche… ormai sono più di 20 anni che si gioca a chi esagera di più.

Iniziare una dieta non è semplice, ed è comprensibile, proprio per questo devi procedere per piccoli step e affidarti a professionisti. Quali sono questi step?

  1. Conoscere la tua composizione corporea, per fartela semplice massa magra, grassa e liquidi del tuo corpo (ma in maniera altamente specifica!)
  2. Analizzare gli impegni giornalieri e programmare un piano alimentare che si incastri perfettamente alla mia agenda (ecco perché non puoi fare la dieta di tuo cugino che ha perso 30kg)
  3. Monitorare quotidianamente i risultati e analizzare ogni mese i progressi (con dati scientifici)

Per avere risultati duraturi (e non di sole 3 settimane) quello che devi fare è affidarti a qualcuno che abbia giusti strumenti per poterti aiutare a creare, insieme, un consiglio alimentare su misura per te.

AFI da sempre è in possesso della strumentazione di ultima generazione e puoi affidarti a noi per abbandonare i rischi di una cattiva alimentazione o per ottenere risultati ancor più grandi.

Contattaci per una consulenza:

8 mesi fa no Comment

Cosa ti viene in mente alla parola “osservazione”???

Guardare, vedere, occhi, neuroni specchio, concentrazione, studiare, valutare, testare, foto, video, fotocamera, leggere, quadro…

Potrei continuare e riempire intere pagine, ma penso che basti per farti capire quello che intendo.

Alla parola osservazione possono passarti per la testa migliaia di immagini e pensieri, ma se sei un coach e stai allenando un atleta, allora devi sapere esattamente COSA e COME osservare, ma soprattutto PERCHé.

Partiamo dal COSA!

Il primo consiglio che mi sento di darti è di non puntare l’attenzione su distretti specifici e di non ridurre tutto il tuo potenziale di buon osservatore ad una sola parte. Inizia ad allenarti a guardare il tutto. Avere una visione dell’insieme ti darà la possibilità di capire. Puntare gli occhi sull’appoggio dell’alluce va bene, ma solo dopo aver osservato bene il movimento dell’intero corpo e solo dopo aver capito che il problema reale è l’alluce. Se fai il contrario, cioè guardare soltanto come si comporta l’alluce, avrai perso tutto il resto e se il problema non è realmente l’alluce, ma è solo una tua supposizione priva di basi concrete, mi dispiace ma HAI SOLO PERSO TEMPO.

Nello specifico quante persone muovono perfettamente il primo dito del piede? Credo di non doverti neppure dare una risposta.

Capirai bene che risulta più importante osservare per capire come il corpo si muove nello spazio nella sua globalità, qual è il timing che segue e come trasmette le forze nelle varie sequenze fasciali.

Passiamo ora al COME!

Che tu porta o meno gli occhiali non interessa, l’importante è che tu sia in grado di utilizzare i tuoi occhi. Sono degli strumenti favolosi e fortuna vuole che ne abbiamo 2.

Per avere una visione globale ti sarà sicuramente utile e vantaggioso scegliere una posizione da cui guardare. Se stai troppo vicino rischi di non guardare tutto, se stai troppo lontano potresti perderti qualcosa… la soluzione? Scegli un’angolazione che ti faccia avere la visione più completa ed efficace possibile.

Ma poniamo il caso che tu stia ad una partita, una gara o comunque che tu sia spettatore di una performance. La tua posizione dalla panchina, dagli spalti o da qualsiasi altro punto non è ottimale? Organizzati per una ripresa video. Durante la prestazione osserva attentamente i movimenti del tuo atleta relativamente alle azioni di gioco e se non sei soddisfatto ricorri ai video.

E ora viene la domanda più attesa: PERCHé?

Perché è così fondamentale osservare? Sarò abbastanza diretto.

Sviluppare una buona osservazione significa:

  • guadagnare tempo
  • riuscire a trovare soluzioni immediate
  • capire immediatamente dove dover andare a parare
  • riuscire a risolvere un problema in meno di 5 minuti
  • comprendere sin da subito chi si ha di fronte
  • sapere come entrare in empatia

Fin ora ti ho parlato per lo più di atleti è vero, ma l’osservazione è utile in qualsiasi campo.

Hai notato gli ultimi punti quali sono stati? “comprendere sin da subito chi si ha di fronte” “sapere come entrare in empatia”.

Mi potresti dire: “e cosa c’entra?”

Che sia un atleta o una persona comune che entra nella tua palestra è chiaro che voglia qualcosa da te, o meglio vuole che tu le dia una mano a migliorare o a risolvere dei problemi.

Entrare in empatia e capire di cosa esattamente ha bisogna la persona che hai di fronte ti faciliterà ogni cosa. Lei si fiderà di te e ti lascerà fare.

Non è un caso che il percorso per entrare a far parte di AFI prevede una fase di internship relativa al percorso Le Fondamenta in cui si OSSERVA.

Hai letto bene, la fase iniziale del tirocinio è “semplicemente” ed esclusivamente l’osservazione. È la fase a cui tendo a dare più importanza e più valore in assoluto. Ho sempre pensato che spesso i preparatori atletici tendono a tenersi i “loro segreti” e i “loro trucchi” per sé e l’ho sempre trovato un modo di fare stupido e poco proficuo. Avere la possibilità di osservare dei coach lavorare, osservare come vivono le giornate in palestra, come si rapportano alle persone, agli atleti, alle squadre, come gestiscono i propri allenamenti, come mangiano, come lavorano in staff e avere la possibilità di osservare così tante persone diverse muoversi… lo trovo un enorme vantaggio e di fondamentale importanza per poter cogliere dettagli e veder fare cose che sui libri non ci sono, che quando studi non ti dicono, che spesso sono anche fuori dagli schemi. E farti aprire un mondo nuovo.

9 mesi fa no Comment

Quando una persona si affida a te da dove parti per programmare il suo allenamento?

Quali sono le tue priorità?

Il programma che prepari è a breve o lungo termine?

Con gli atleti come gestisci la situazione in season e off season?

Che tecniche di progressione utilizzi e perché?

Ma soprattutto HAI MAI PROGRAMMATO PIANI DI ALLENAMENTO A LUNGO TERMINE?

  • Se sei un tecnico e hai già frequentato dei corsi di preparazione atletica e ti sei trovato in difficoltà nel leggere questi quesiti allora questo è l’articolo che fa per te.
  • Se sei un tecnico ma non hai mai frequentato altri corsi di formazione sulla preparazione atletica e ti fai queste domande quando sei davanti ad un foglio bianco, allora sei capitato nel posto giusto.
  • Se vuoi capire perché è importante programmare e quali sono i concetti fondamentali da seguire allora continua a leggere.

Quando si tratta di prendere a carico una persona o un atleta o un’intera squadra la prima cosa da fare è capire chi si ha di fronte. Valutazioni e test possono essere validi strumenti nelle tue mani, e lo sono ancor di più se impari a padroneggiarli con la consapevolezza di chi ha acquisito le conoscenze adeguate, in merito a tutto ciò che è necessario sapere, per gestire nel migliore dei modi la meravigliosa macchina umana.

Dopo che hai imparato ad usare questi strumenti potrai passare al resto.

Sai quali sono i punti che non devi assolutamente sottovalutare?

Ecco un rapido elenco:

  • Stabilisci degli obiettivi, ma senza esagerare. Porre infiniti obiettivi è un modo per perdere il focus e ti manderà in confusione. Stabilire delle priorità sarà un buon modo per iniziare a programmare. Il mio consiglio è quello di programmare per il medio/lungo termine. ATTENZIONE, questo non vuol dire che una volta messo nero su bianco non si cambierà più una virgola.
  • Sii flessibile e sempre attento. È possibile che durante gli allenamenti tu possa notare qualcosa di diverso rispetto a quanto programmato o che possa succedere un imprevisto. È proprio in questi frangenti che devi essere pronto a rivedere qualcosa del tuo programma. Se lo fai con criterio e intelligenza non ci vorrà molto tempo a rientrare e ristabilire un nuovo equilibrio affinché il programma sia ancora valido e ti consenta raggiungere l’obiettivo iniziale.
  • Crea miglioramenti e sviluppi visibili nel lungo periodo. È importante che i tuoi atleti possano godere dei vantaggi di un buon programma nel lungo termine, non soltanto nel breve. Questo vale ancor di più se lavori con i giovani. Gettare le basi, dando loro una formazione ed una preparazione fisica che li renda pronti ad affrontare qualsiasi tipo di performance e soprattutto integri dal punto di vista strutturale, è ciò che di meglio tu possa fare per loro.
  • Non mettere in difficoltà gli atleti. Una cosa è cercare di portarli fuori dalla loro zona di confort, un’altra è sottoporli a esercizi o tecniche troppo difficili per loro. Rischi di generare una pressione ed una tensione da prestazione non indifferente, calare la loro autostima e rischiare di compromettere l’intero programma.
  • Scegli esercizi che abbiano ampia trasferibilità e ripetibilità. È fondamentale che gli allenamenti del planning siano scelti in funzione dello sport praticato dall’atleta e in funzione delle valutazioni iniziali. Stabilire le progressioni può essere un aiuto in questo. La scelta degli esercizi deve essere pensata e valutata attentamente e deve essere tale per cui l’atleta sia in grado di trarne beneficio durante la performance e sia in grado, pertanto, di trasferire ciò che ha assimilato nei workout anche in altre situazioni. Anche in questo caso devi ricordare di restare flessibile e non affezionarti troppo agli esercizi: nel caso in cui ti accorgi che è necessario un cambiamento, non aver timore di farlo in itinere.
  • Punta al benessere per la performance. Non sempre “fare di più” significa “fare meglio”. Ci sono momenti in cui dovrai spronare il tuo atleta a spingere di più e altre volte in cui questo non sarà necessario. Ciò di cui devi assicurarti è che il tuo atleta stia bene e in salute. Sei tu al timone della nave, ricordalo, e devi essere tu a rendere le condizioni favorevoli per un buon approdo nel porto.

E ora probabilmente avrai soltanto più domande di prima che ti frullano in testa.

OTTIMO!!! È proprio questo che deve fare un buon coach, non smettere di chiedersi “perché” e agire nel benessere dei propri atleti.

AFI offre nei suoi corsi di formazione le risposte ai tuoi quesiti mettendo a disposizione casi studio ed esperienze decennali in vari campi della preparazione atletica.

Ricorda…la conoscenza ti consente di padroneggiare con consapevolezza ogni strumento di cui ti sei dotato.

Perciò oltre a dotarti degli strumenti necessari per lavorare con grande efficienza ed affidabilità, AFI attraverso il percorso di formazione de Le Fondamenta, ti mette a disposizione tutta la conoscenza e l’esperienza acquisita in quasi 25 anni.

9 mesi fa no Comment

A causa della chiusura di tutte le palestre, per ridurre i rischi di contagio da Coronavirus, numerosi trainer si trovano in una situazione veramente difficile.

Se analizzi quanto tempo sarai costretto a stare fermo è evidente come la perdita di risultati (economica e prestativi) oscilla tra il 40 e il 50%.
Dopo il rinvio delle Olimpiadi e degli Europei di calcio è arrivata anche l’ufficialità dello stop definitivo di tutti i campionati italiani di Basket, Pallavolo e di tutti i settori calcistici giovanili, ma la realtà è che tutte le attività sportive rischiano di subire una battuta d’arresto.

Non spetta a me entrare nel merito delle disposizioni sanitarie. Riguardo al virus posso solo invitarti alla calma.

Ma c’è qualcosa che posso fare per aiutarti davvero, ed è darti qualche buon consiglio in ambito di allenamento per riprendere al meglio le sessioni in palestra dopo questo periodo e subire meno danni possibile da questo stop forzato.

La via più efficace per rendere produttivo questo momento difficile è continuare a comunicare con i tuoi clienti attraverso i tuoi allenamenti. Devi mantenere vivo il dialogo con loro e soprattutto potergli offrire strumenti validi che facciano veramente la differenza regalandogli un sorriso in un momento critico come questo.

Puoi usare i molteplici mezzi online a tua disposizione:  video, social network, whatsapp etc.. insomma, fai come ti pare ma continua ad allenarli.

Ma la vera questione è: dopo come li allenerai?

Lo strumento giusto per riprendere al meglio è una programmazione mensile che permetta ai tuoi allievi di alzarsi dal divano, mandare via i kg cumulati durante la quarantena e raggiungere risultati straordinari

Comprendo la situazione ed è per questo che voglio darti una mano allegandoti la prima settimana di allenamento:

Se hai fatto partecipato ad uno dei nostri corsi di Bodybuilding creare le dovute progressioni non sarà un problema.. anzi diventerà anche divertente!

Ti assicuro che, mettendo in pratica le istruzioni contenute in questo corso, vedrai un immediato miglioramento nel tuo lavoro. Reagisci a questo imprevisto e usa con saggezza questo periodo di pausa, arricchendo il tuo bagaglio di competenze. Qui trovi tutte le informazioni per iniziare subito a studiare