Neuroscienza e Allenamento

Spesso ti ho detto cosa NON è l’allenamento funzionale.

Oggi ho deciso di presentarti un esempio pratico di cosa rappresenta per noi l’allenamento funzionale.

Ti starai chiedendo: ma allora perché il titolo dell’articolo è “NEUROSCIENZA E ALLENAMENTO”????

Continua a leggere e lo capirai.

Non ti parlerò di atleti, agonisti, sport di squadra ecc… ma di casalinghe!

Hai letto bene, CASALINGHE. Una sola parola che ne racchiude altre mille.

Quante volte hai sentito o letto in giro consigli su come accovacciarsi? Su come posizionarsi per rifare il letto, lavare il pavimento, riporre un piatto nel mobile in alto, prendere in braccio un bambino ecc?

Ma una casalinga fa soltanto questo?

Quante volte una donna in casa si ritrova ad eseguire compiti molto più ardui?

È capitato quest’anno che durante l’allenamento di una classe una giovane donna casalinga si ferma e mi dice: – ma sai che questo esercizio mi è servito? L’altro giorno ho dovuto spostare l’asciugatrice e ho eseguito lo stesso movimento e non mi sono né affaticata né fatta male la schiena. –

Il soggetto in questione mi ha poi riferito che ha spostato il suo elettrodomestico senza neppure pensarci al momento, lo ha fatto in maniera spontanea e direi automatica.

Sai che esercizio stava eseguendo in allenamento?

SLED PUSH!

Un esercizio che spesso mette paura a chi si allena, ma anche a chi allena. Nella programmazione annuale in AFI lo sled push è stato inserito nel momento che ho ritenuto più giusto, quello in cui tutti risultavano pronti ad eseguirlo senza grosse difficoltà.

Ma vediamo nel dettaglio a cosa serve un esercizio simile.

Ogni spinta che si imprime con il piede verso il suolo prevede un’estensione monolaterale completa dell’anca, attivazione del quadricipite, del gluteo e dell’intera catena posteriore. Aiuta a stabilizzare il core, nonostante l’appoggio monolaterale, e la parte superiore del corpo.

Da non sottovalutare la componente antirotazionale di questo esercizio. La slitta viene spinta in un’unica direzione, ma l’appoggio non è mai bipodalico. Il core e i glutei svolgono una funzione fondamentale nello stabilizzare il movimento.

Ricorda che il gluteo è coinvolto sia nella catena miofasciale posteriore superficiale che in quella a spirale.

Inoltre lo sled push aumenta la forza e l’accelerazione.

Ed infine, lo sforzo mentale, che molti sentono durante una spinta del genere, aiuta ad innalzare l’autostima e la consapevolezza delle proprie capacità.

Ancora una volta avrai capito quanto è fondamentale l’allenamento funzionale nella vita di tutti, atleti agonisti e non. Per cui se sei un trainer ricordati sempre di ragionare, studiare, provare e programmare con criterio.

Ma torniamo un attimo al titolo dell’articolo: NEUROSCIENZA E ALLENAMENTO.

Vorrei presentarti due concetti per cui è stato possibile che il soggetto di cui ti ho parlato ha fatto ciò che ti ho raccontato:

NEUROPLASTICITA’ E NEUROPSICOLOGIA

La neuroplasticità descrive la capacità del nostro cervello di riorganizzare la sua struttura chimica e formare nuove connessioni neurali tutta la vita. È un processo importantissimo sia in casi di danni e lesioni, che in casi in cui si vuole imparare cose nuove. Questa scienza si occupa di analizzare ed esplorare il cervello umano nel corso della vita ed evidenzia come l’esposizione ad esperienze diverse, può plasmare il cervello attuando cambiamenti.

Nomran Doidge a tal proposito si è soffermato sul modo in cui il cervello sia capace di adattarsi, imparare e acquisire nuove competnze e dar vita a nuove mappe cerebrali neurali.

La neuropsicologia invece abbraccia la biofisica e la psicologia. Riguarda, pertanto, i movimenti subconsci.

Secondo il dr. James Oschma, un noto biofisico, sarebbe la matrice fasciale, in quanto semiconduttrice, ad esserne responsabile. La fascia permette al corpo di reagire e trasmettere le informazioni più velocemente di come fanno le vie tradizionali. Questo è il motivo per cui il movimento si sente inconscio. Se la teoria di Oschmanè corretta, vuol dire che nel nostro corpo è presente un sistema di comunicazione alternativo a quello tradizionale che trasmette le informazioni in modo molto più veloce del SNC.

Ecco perché un coach non deve mai sottovalutare certe nozioni, ma soprattutto capire come sfruttarle a vantaggio suo e dei suoi clienti ai fini sì dell’allenamento, ma soprattutto al fine di migliorare la qualità di vita, il senso di benessere e ridurre a zero il rischio di infortuni, anche quando non si parla di atleti.

Nel percorso de Le Fondamenta verrai a ravvicinato contatto con questi e altri concetti. In particolare con l’internship ti sarà data la possibilità di guardare con i tuoi occhi i cambiamenti dei soggetti e come questi siano possibili.

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