Scuse o Risultati

Oggi mi fa male la spalla, non mi alleno!

Oggi il ginocchio proprio non va, non mi alleno!

Oggi questa cervicale mi sta ammazzando, non mi alleno!

Quante volte hai ascoltato queste cazzate? E quante volte te le sei dette da solo queste cazzate?

FA: Le Fondamenta dell'Allenamento

Ti sto per svelare un segreto sul mio carattere: sono diventato praticamente intollerante a queste scuse!

E l’organizzazione sanitaria di certo non ti aiuta. Pensa un attimo a quello che il medico ti consiglia non appena gli manifesti un malanno fisico: “riposa!”, “evita l’attività per qualche giorno, magari qualche settimana!”. E perché no? Associa al tuo buon riposo anche una bella e sana dose di antinfiammatori, e se la situazione è davvero grave ed i fans non ti fanno più effetto puoi passare ai cortisonici. A cosa ti porta tutto questo? L’effetto finale a cui aspira la farmacologia è la scomparsa del sintomo! Hai letto bene: il sintomo! Tutti i dolori che avverti non sono altro che sintomi, che campanelli! A cosa serve un campanello? Se pensi a quello di casa, ti serve affinchè tu possa aprire la porta ad un ospite: ma il suono non è nella porta! Se pensi al campanello di un albergo, ti serve per chiamare il personale: ma il personale non porta indosso il campanello! Solo due banali esempi per farti capire che i campanelli sono sempre ben lontani dai punti di interesse, sono fisicamente lontani dal fine per cui vengono utilizzati. Lo stesso vale per il tuo dolore: la comparsa di un dolore è sempre il sintomo di una causa che affonda le sue radici a monte o a valle del dolore stesso.

Cosa ti succede a livello emozionale quando il medico ti consiglia di riposare, di non muoverti, di non giocare, di non allenarti? Ti senti una merda! Ecco la realtà delle cose. E se non ti sembra davvero così è solo perché non hai il coraggio di guardare in fondo dentro di te. Non muoversi, ridurre il movimento, mettersi a riposo non fa altro che abbassare il tuo tono emozionale, e se le tue emozioni tendono al negativo non potrai che peggiorare anche la tua situazione fisica. Forse il farmaco manderà via il sintomo, ma appena ricomincerai a muoverti riaffiora lo stesso dolore oppure un nuovo dolore dislocato in una zona diversa: benvenuto nel tuo loop del cavolo! Sì, del cavolo! Un circolo vizioso dal quale difficilmente uscirai! E tutto questo perché? Perché per un dolorino ti fermi, ti imbottisci di farmaci e smetti di ascoltare quello che il tuo corpo sta suggerendo alla tua testa. È proprio così: quando la tua mente smette di voler ascoltare gli altri due cervelli che hai (cuore e pancia), il tuo corpo cerca di farle capire che deve prestare più attenzione all’introspezione. Se non ti rendi conto di questo meccanismo, se non ti interroghi sul motivo reale per cui avverti questi sintomi, corri il rischio che cambino continuamente sede ma che non vadano mai via del tutto per quanti farmaci tu possa prendere e per quanto tu possa riposare.

Quante volte ti sei messo sul tapis roulant per la tua corsa di 20 minuti? Magari dopo soli 2 minuti ha cominciato a darti noia la caviglia… poi dopo qualche minuto, passata la caviglia, è stata la volta del polpaccio… un altro esempio di quanto i sintomi cerchino di comunicarti in modo subliminale: questi dolorini sono la tua voglia di rimanere nella zona di comfort, sono la tua protezione innata alla fatica!

Lascia che ti racconti la mia esperienza in merito. Mi allenavo da quasi dieci anni sempre con costanza e senza mai saltare un allenamento. Era il 2005, avevo una vita molto fitta di impegni. Cominciavo a lavorare alle 6 del mattino, finivo alle 23 e poi 3-4 giorni a settimana almeno erano dedicati anche alla vita sociale, prevalentemente nelle ore serali e/o notturne. Un giorno ero in macchina con mio padre, lui al volante ed io al lato passeggeri. Ero assorto nei miei pensieri ed una frenata, nemmeno tanto brusca, mi provoca un colpo di frusta che al momento non sembrava davvero di entità importante. Dopo qualche giorno comincio ad avere la spalla destra un po’ dolorante, ma continuo ad allenarmi. Dopo qualche settimana comincio ad avere fastidi al gomito destro, ma continuo ad allenarmi. Passano un po’ di mesi con questi fastidi ai quali si erano aggiunti intorpidimento delle dita della mano destra, difficoltà nel movimento del capo. Mi sembrava di avere costantemente qualcuno che mi facesse pressione sulla zona del trapezio, spalla, testa… ed era diventato davvero difficile anche continuare ad allenarmi come facevo di solito, ma non ho mai smesso. Un giorno il mio programma di allenamento prevedeva tricipiti in isolamento, e mi accorgo che al mio braccio destro ormai non era rimasta nemmeno la metà della forza che aveva il sinistro, e la circonferenza era nettamente inferiore all’altro. A situazione precipitata comincio a fare un po’ di indagini. La diagnostica mi dice che un’ernia cervicale mi ha reciso parzialmente il plesso brachiale: avevo praticamente una lesione ad un nervo che aveva comportato una cascata di effetti a catena. Mi rivolgo quindi ad un neurochirurgo. Mi conferma la diagnosi e prescrive la sua terapia:

  • Cortisone;
  • Collare da togliere solo a letto, riposo assoluto per 2 settimane (nemmeno avrei dovuto lavorare);
  • Rimuovere l’allenamento fisico

Ero solo a visita, esco dal suo ufficio, mi metto in macchina, scoppio in lacrime! Ero diretto verso casa, i miei genitori aspettavano con ansia di ricevere notizie. Ho impiegato molto tempo per rientrare a casa nonostante fossi a 10’ di macchina. Rischiavo la paralisi del braccio. Non potevo più allenarmi. Stavo piangendo, non per il rischio di paralisi ma perché non avrei potuto più allenarmi… e quelli erano gli anni in cui giocavo a beach volley (d’estate giravo i migliori tornei del meridione divertendomi come un matto).

Avevo il piano B: ero disposto a rischiare il braccio per la mia felicità!

Ragionai sul da farsi. Oltre a dei trattamenti manuali che mi avrebbero aiutato notevolmente, mi chiesi “cosa genera un’ernia vertebrale?”. Il disco intervertebrale fuorisesce dalla sua sede fisiologica per un effetto principalmente meccanico: se forze di compressione o di taglio a livello vertebrale si alzano oltre il fisiologico, la risposta meccanica di protezione de tuo corpo sarà un’erniazione! Gli obiettivi erano quindi chiari:

  • L’indebolimento dei tessuti altera negativamente le forze di compressione. Avere muscoli più deboli significa opporsi con più difficoltà anche alla forza di gravità, e ricorda che questa è la prima resistenza alla quale sei sottoposto dalla nascita. Puoi riposare come ti suggerisce il medico e non allenarti più ma se ti indebolisci a tal punto da far fatica anche a contrastare questa resistenza… benvenuto all’inferno!
  • Dovevo allentare la pressione esercitata su quel tratto cervicale: non sempre le strutture “bloccate” sono generate da tessuti corti! Dovevo pensare non solo a quelle zone del mio corpo che andavano allungate, ma anche a quelle che dovevano essere accorciate. Ricorda che la tua migliore efficienza biomeccanica è dettata da sinergie equilibrate tra tessuti in antagonismo: se il tuo tricipite soffre tanto in stretching ma non si libera facilmente, probabilmente hai un bicipite troppo lungo che necessita di accorciamento
  • Per capire veramente l’origine del problema non dovevo assolutamente più assumere nessun farmaco antidolorifico / antinfiammatorio. Dovevo leggere i sintomi, dovevo assolutamente seguire la strada che mi indicavano.

Non te la faccio più lunga. Tutto questo accadeva nei mesi invernali. In estate ero in piena forma sui campi a divertirmi come un pazzo, con braccia spalla e collo perfettamente funzionanti, ed un volume muscolare nettamente recuperato e simmetrico.

Non voglio sminuire il ruolo del medico ma voglio ringraziarli per la passione con cui compiono la loro missione. Hanno fatto un giuramento, quello di Ippocrate: si sono impegnati a vita a tutelare la tua salute. Li ammiro tanto. Mi piacerebbe solo che ascoltassero il cuore dei pazienti di più di quanto la scienza chieda loro di fare. Ingabbiarmi dentro un collare, relegarmi a guardare gli altri giocare ed allenarsi, mi avrebbe ucciso più di una paralisi al braccio. Spesso la strada senza farmaci è quella più difficile, quella più complessa: comporta una relazione tra diverse figure professionali senza eguali. Se non avessi fatto quella consulenza dal neurochirurgo e non lo avessi tempestato di domande per chiarirmi i dubbi che già mi frullavano nella testa pensando al da farsi. Se non avessi avuto un terapista di riferimento durante questo percorso… Se non avessi avuto un buon programma di allenamento… per quanti sforzi avrei potuto fare non avrei mai raggiunto il mio obiettivo.

Le figure specializzate sono fondamentali ma chiedetevi sempre quanto vi abbiano realmente ascoltato quelli che hanno fatto valutazioni su di voi e quanto si siano realmente immedesimati nella vostra situazione per aiutarvi col cuore in mano!

Qualsiasi sia il tuo sintomo, il movimento sano ed orientato non ha mai fatto male a nessuno.

Muoviti spesso, muoviti bene, vivi meglio!

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