Affina la Skill, Allena la Forza

Hai osservato come ti ho chiesto la meccanica dello sprint?
Sei andato a rivedere in video, e magari in slow motion, quello che accade ad un atleta impegnato in uno sprint?

Se non lo hai fatto, prenditi un attimo di tempo per guardare un video qualsiasi di una gara sui 100m e poi riguardalo al termine della lettura.
La forza delle braccia e delle spalle è indispensabile per elevare la frequenza degli arti superiori e mantenere allo stesso tempo altissimo il momento generato da questi ultimi.
La corsa è generalmente ritenuta un’azione motoria in cui la dominanza del movimento viene dalle gambe. Lo swing delle braccia è di solito considerato un’azione secondaria rispetto a quella delle gambe e solo una conseguenza del correre. Per fortuna una marea di studi hanno fatto apprezzare il vero ruolo che le braccia svolgono nella corsa ed hanno fatto comprendere il grandissimo contributo che esse offrono al gesto finale.
Nella sperimentazione di un uso più efficiente dell’oscillazione delle braccia, poni l’attenzione su quanto l’avambraccio possa guadagnarne in profondità piuttosto che pensare alla tradizionale spinta in alto verso il petto. In quest’ultimo gesto oscillatorio puoi ritrovare similitudini con le aste che guidano le ruote di una locomotiva a vapore. L’avambraccio, quando spinto verso il petto, non ha un vero e proprio movimento circolare e questa direzione che prende non è di sicuro quella ottimale. Puoi capire immediatamente come l’avambraccio che si muove in questo modo generi un momento di forza molto meno efficiente. La segmentalizzazione prodotta dalla tecnica che richiede questo movimento dell’avambraccio deficita della velocità necessaria per produrre un momento importante, cosa che un movimento circolare invece riesce a creare con più facilità.
Il movimento tradizionale dell’avambraccio che parte con la mano all’altezza della spalla comincia con un colpo secco, veloce ed efficiente diretto verso il basso. L’oscillazione all’indietro del braccio combinata all’apertura dell’angolo al gomito riporta rapidamente la direzione verso il basso in un movimento posteriorizzato. La velocità con cui si sposta l’avambraccio è il maggiore contributo per la generazione del momento di forza del braccio nella sua oscillazione posteriore. Nota che qualsiasi cambio di velocità di qualsiasi arto (superiore o inferiore) generalmente comporta un cambiamento del momento di forza più intorno ad un asse che agli altri. Ma, qualsiasi diversità ci sia nel momento di forza prodotto intorno all’asse Z sarà ben accolto.
Prova a fare quanto descritto sopra, e benchè non sembri un esperimento che conduci con successo, non sarà assolutamente una perdita di tempo. Ti fornirà parecchie informazioni. Ti farà capire quanto sia veramente importante massimizzare il momento del braccio durante la sua oscillazione posteriore in modo da compensare il momento generato dall’oscillazione anteriore della gamba. Capire questa cosa sulla tua pelle, ti porterà ad uno sviluppo efficiente dell’uso delle mani. Usare bene le mani durante la corsa significa enfatizzare l’estensione delle dita piuttosto che tenerle in flessione, ed anche ti farà capire che la mano diventa elemento determinante per l’efficiente uso dell’avambraccio affinchè si produca il momento di forza desiderato. Se hai voglia di capire meglio quello che ti ho appena detto presta molta attenzione a quanto scrivo di sotto.
Se usi la mano e le dita in modo rilassato o morbido, svilupperai la tendenza a lasciarle indietro quando l’avambraccio comincia la sua spinta in basso e poi indietro. Tu devi usare la spinta repentina dell’avambraccio per guadagnare in maniera istantanea il più alto momento di forza che tu possa generare nell’oscillazione posteriore dell’arto superiore. Il momento di forza viene prodotto in pieno se e solo se la mano e le dita seguono immediatamente l’avambraccio. Dovrai dunque tenere mani e dita completamente irrigiditi e preferibilmente del tutto estese così da diventare il degno proseguimento dell’avambraccio e possono essere “lanciate” insieme ad esso.
La tua mano deve essere leggermente fuori dalla linea del polso mentre le dita devono essere gentilmente rientrare piuttosto che essere tenute completamente dritte. Ciò ti consentirà di avere uno stile di corsa “rilassato” ed allo stesso tempo ti offro un modo per mantenere le dita estese in linea con l’avambraccio. Questo è un passaggio intermedio che ti mantiene inconsapevolmente lontano dal perdere l’uso tecnico delle mani. Una volta che riesci a gestire senza problemi questa tecnica, puoi proseguire al passo seguente.
Come ti ho detto sopra, le dita devono essere mantenute belle ritte ma in linea con l’avambraccio. Questa tecnica ti assicura che manterrai la punta delle dita quanto più distante possibile dall’articolazione del gomito. Ti garantisce inoltre che le dita possano muoversi all’unisono con la mano piuttosto che essere lasciate indietro quando la mano accelera repentinamente nella direzione che le sta offrendo l’azione del braccio. Nella pratica, la mani e le dita possono essere mantenute rigide senza assolutamente mettere in tensione eccessiva il resto del corpo. Questi dettagli ti permetteranno di guadagnare un momento di forza leggermente maggiore per le braccia. È stato infatti dimostrato che questa tecnica di controllo delle mani apporta molti più vantaggi rispetto alla tecnica della mano “abbandonata”. La tecnica del controllo della mano è stata il “plus” di Carl Lewis all’apice della sua carriera.
In più, se tieni il polso leggermente piegato come ti ho spiegato le mani e le dita disegnano un arco di movimento nettamente superiore rispetto a quello che effettuano quando mantieni il polso dritto. Devi piegare il polso verso il basso nell’istante in cui il braccio è in oscillazione verso il basso e devi piegarlo in alto nell’istante in cui il braccio è in oscillazione verso l’alto. Questo movimento più ampio delle mani generato dalla posizione del polso fa in modo che la tua mano viaggi ad una velocità maggiore su una distanza maggiore, che ti ritornerà come momento di forza superiore durante ogni oscillazione delle braccia. Questa tecnica riesci ad incorporarla subito nello stile di corsa iniziando ogni oscillazione delle braccia dal movimento delle mani. È come se tu stessi dicendo alla tua mano di dover controllare il tuo avambraccio che a sua volta andrà a controllare il braccio che produce di conseguenza il suo swing. Michael Marsh ad esempio traeva vantaggio da questa tecnica.
Il momento di forza in generale che riesci a produrre incide notevolmente sulla frequenza del passo. Quando parliamo di queste tecniche non pensare di essere focalizzato su elementi inutili se il tuo obiettivo è migliorare la tua velocità. L’uso di una tecnica di movimento oscillatorio più circolare prevede il richiamo all’azione di molti più muscoli del braccio, ma il dispendio che viene fuori dall’uso di più fibre è ripagato ampiamente dalla quantità maggiore di momento generato. Eroga potenza dalle braccia come se fosse libera; una volta sviluppata diventa efficiente e la sua erogazione non ti comporta costi aggiuntivi.
Facciamo 2 ipotesi che includono diverse altezze del polso (controllato attraverso l’angolo al gomito) nell’oscillazione posteriore: Leggi l'articolo

Braccia e Velocità – parte 3

Ricordi quanto ti ho detto a proposito della biomeccanica dello sprinter e del gioco di forze?
Ti ho parlato di momento di forza e fatto menzione alle rotazione cui è soggetto lo sprinter per via del movimento dei suoi arti. Ti ho introdotto al concetto di momento di forza in relazione al movimento umano e parlato di assi di rotazione.

Se non hai letto gli articoli precedente o vuoi rinfrescarti la memoria puoi trovarli qui:
Braccia e Velocità – parte 1
Braccia e Velocità – parte 2
Supponi di osservare un runner in movimento di media velocità. Gambe e braccia si muovono oscillando alternativamente ed ognuno di essi generando il suo momento di forza. Durante ogni oscillazione, il momento di forza combinato delle gambe produrrà una rotazione del tronco in una direzione. Allo stesso tempo, il momento di forza combinato delle braccia produrrà una inferiore rotazione del tronco nella direzione opposta. Puoi ben capire che durante ogni oscillazione, il movimento di ogni arto e la sua velocità cambiano. Ciò comporta di conseguenza cambiamenti continui nei momenti di forza che essi generano.
Per semplificare il tutto, prendi in considerazione il momento di forza totale generato dalle gambe ed il momento di forza generato dalle braccia all’interno di una oscillazione in un’unica direzione. Non è un modo meno accurato di ragionare ed ha il vantaggio di essere più facile da controllare. Lo studio sulla rotazione indotta dall’oscillazione degli arti introduce la teoria del momento di inerzia ed anche  del raggio di inerzia. Ma non voglio complicarti troppo la vita con la fisica (che dovresti conoscere per comprendere perfettamente il comportamento del nostro corpo nello spazio), pertanto continua a prendere in considerazione solo e soltanto il momento di forza.
Per semplificarti ulteriormente il ragionamento, supponi che su un’oscillazione completa degli arti il momento di forza generato dagli arti superiori sia esattamente la metà di quello generato dagli arti inferiori. Adesso richiama la formula del momento di forza (M=mv) mentre il nostro runner ha iniziato ad aumentare la sua velocità attraverso una frequenza maggiore. Il momento di forza delle braccia e delle gambe aumenterà progressivamente così come progressivamente sta aumentando la velocità il nostro runner (la variabile della formula che stiamo considerando in questo istante è “v”). Tuttavia, siccome le braccia pesano notevolmente di meno delle gambe, generano un momento sicuramente maggiore al precedente ma pure sempre la metà di quello delle gambe.
Guarda la figura 1 e segui il mio discorso.

Figura 1

Il momento di forza generato dalle gambe è rappresentato dalla retta rossa, mentre quello generato dalle braccia è rappresentato dalla retta gialla. Come puoi notare, all’aumentare della frequenza aumenta anche il momento che gli arti rispettivamente generano. Ma comunque sia, in ogni punto di riferimento lungo l’asse della frequenza puoi notare che sull’altro asse, quello del momento di forza, trovi valori per le braccia sempre pari ad ½ del momento generato dalle gambe. Se per il tronco risulta agevole equilibrare quest’asimmetria di momenti di forza a velocità medie, ad alte velocità, siccome le braccia sai che possono continuare a generare solo la metà del momento di forza di quello che generano le gambe, ti aspetti che anche il tronco conservi la sua capacità di soddisfare questo disequilibrio.
Tuttavia, sebbene entrambi i momenti di forza aumentino all’aumentare della velocità, puoi bene notare in figura 2 che anche la differenza tra loro aumenta considerevolmente.
Figura 2

Quello che sto cercando di farti capire semplificando un po’ la fisica applicata al movimento è che quando questa differenza di momenti di forza generati da arti inferiori e superiori diventa importante il tronco non riesce più ad accomodarla se non iniziando ad oscillare intorno all’asse Z. Questo rappresenta il momento critico in cui cominciano i problemi relativi alla corsa. Il nostro corridore inizia ad utilizzare altri muscoli, sia del tronco che delle gambe, nel tentativo di controllare questa oscillazione e comincia a “legarsi”.
Ora ti devi proiettare in quel corridore!
Sai di avere molta più forza nei tuoi muscoli, sai di avere molta più velocità nelle tue gambe, tuttavia ti senti incapace di erogare la potenza che sai di avere. Appena provi ad accelerare, a correre più veloce, spenderai solo un quantitativo di energia superiore per controllare la tendenza del tronco ad oscillare in funzione dello sbilanciamento dei momenti degli arti. Non c’è guadagno in termini di velocità. A questo punto, hai raggiunto il tappo che la natura ha posto sulla tua velocità di corsa.
Ovviamente maggiore sarà il peso delle tue braccia e delle tue gambe e maggiore sarà la differenza tra i loro momenti di forza.
Lo so, lo so… mi vuoi chiedere
“gambe e braccia più pesanti potrebbero raggiungere il punto critico nella differenza dei loro momenti di forza prima rispetto ad arti più leggeri?”
A gambe e braccia più pesanti normalmente corrisponde anche un tronco più pesante che normalmente è capace di controbilanciare un disequilibrio maggiore tra i momenti dagli arti.
L’alta frequenza dei tuoi arti in corsa porta ad un cambiamento anche del loro momento di forza. Affinchè il tuo tronco possa essere efficiente nello svolgere il suo compito di stabilizzatore, devi percepirlo nello spazio come un’entità solida ed abbastanza “rigida”. Ciò consentirà al suo peso di essere immediatamente disponibile nell’annullare la differenza tra i momenti di forza generati dagli arti. Per essere efficiente al massimo, il tronco deve assecondare le oscillazioni come un blocco unico e non come un insieme di parti che si cercano di bilanciare in random la rotazione. Ogni eccesso di peso del tronco non gli permetterà di accomodare rapidamente l’alternanza dei momenti di forza proveniente dagli arti.
La stabilità inerziale del tronco previene qualsiasi oscillazione in risposta al normale disequilibrio di momenti di forza proveniente dagli arti. La stabilità inerziale del tronco non dipende soltanto dal suo peso, ma anche dalla sua taglia e dalla sua forma. In particolar modo la forma del tronco è quella che maggiormente condiziona la risposta oscillatoria che ha rispetto ai momenti degli arti. Quando aumenta la frequenza del passo e con essa lo squilibrio dei momenti di forza degli arti, si raggiunge il punto in cui la stabilità del tronco viene sopraffatta. A quel punto avrai raggiunto la massima frequenza di passo che puoi tollerare senza che il tronco compensi.
Per caso ti è mai capitato di vedere una lucertola che nel tentativo di scappare perdesse la sua coda? Se la coda non potesse più esercitare il suo effetto stabilizzante, la parte posteriore della lucertola oscillerebbe avanti e indietro; i movimenti delle sue zampe sarebbero allentati e la vedresti correre in modo davvero sgraziato. Di contro, la lucertola che conserva la coda, nonostante debba trasportare un peso sicuramente maggiore, corre davvero bene. La coda fa un lavoro eccellente di assorbimento delle forze che provengono dai momenti prodotti dalle zampe posteriori principalmente. In quest’ultimo esempio, la parte posteriore della lucertola è molto più stabile e quindi le consente una frequenza di passo sicuramente maggiore. Le leggi della fisica sono universali, vengono applicate nello stesso modo a tutte le cose, sia lucertole che persone.
Cosa ti fa pensare quanto sopra?
C’è nulla che possiamo fare per migliorare la nostra velocità superando il punto oltre il quale le leggi fisiche ci indicano che non possiamo andare?
Dopo aver riflettuto a lungo, ti dico che tutto quello che puoi fare per cercare di superare i limiti che la fisica impone sul miglioramento della tua velocità di corsa, riguarda le gestione del momento di forza. Questa discriminante è ritenuta di massima influenza per sbloccare il potenziale di corsa che hai per raggiungere la velocità più elevata a cui puoi ambire. Meglio controlli e coordini il momento generato dai 4 arti, più elevata sarà la frequenza di passo alla quale puoi arrivare, e, ovviamente, maggiore sarà la tua capacità di sviluppo della velocità.
Ora voglio che tu porga molta attenzione a quello che è il momento prodotto dagli arti che devi essere in grado di gestire. Pensa al braccio ed alla gamba dello stesso lato. Pensa al momento che ognuno di essi genera e considera il modo migliore in cui puoi minimizzare la differenza di forza prodotta da entrambi. Pensa prima alla gamba. Il momento di forza più elevato viene prodotto dalla gamba nel punto in cui viene slanciata frontalmente. La gamba non ha una vera e propria oscillazione posteriore ma solo frontale. Pianti il piede al suolo e porti il tuo corpo a passarci sopra. Non fraintendere questo passaggio; la gamba anche in questo istante genera un momento di forza. Certamente non è grande quanto quello che ha nell’istante in cui sta oscillando frontalmente. Visto che la gamba è la più pesante tra gli arti, la chiave di volta per gestire al meglio della stabilizzazione il momento di forza più importante che essa genera è proprio cercare di ridurre al minimo il momento nella sua oscillazione frontale. La riduzione del momento verrà accomodata attraverso un gesto tecnico: più il ginocchio avrà un angolo chiuso nel punto massimo dell’oscillazione frontale e minore risulterà il momento di forza. Utilizzare una flessione maggiore del ginocchio al fine di minimizzare il momento di forza significa che la porzione bassa della gamba si avvicinerà davvero tanto all’anca. di conseguenza, ci sarà un momento di forza nettamente inferiore intorno a quell’articolazione. Puoi ben notare che il momento di forza ridotto riguarda principalmente l’asse Y. Tuttavia, siccome la gamba viene portata più vicina all’anca, viaggerà un po’ più lentamente rispetto a quando viene eseguita un’oscillazione frontale con un’estensione maggiore. Viaggiando con maggiore lentezza, genererà un momento inferiore intorno a tutti e 3 assi. Inoltre, puoi adottare una tecnica di corsa che limiti l’oscillazione della gamba cercando immediatamente di portare su il ginocchio. Questo farà in modo che l’arto inferiore abbia una distanza minore da coprire durante l’oscillazione frontale. Grazie a questa tecnica, la coscia può anche muoversi più lentamente e raggiungere comunque il suo punto di arrivo nel tempo giusto. Questo rallentamento si traduce in un momento di forza inferiore intorno ai 3 assi, e principalmente intorno all’asse Z che era il tuo principale interesse.
Siccome la velocità di movimento degli arti inferiori ha un effetto diretto sul momento di forza da essi prodotto, queste tecniche devono diventare tue e dovrai incorporarle in modo inconsapevole nel tempo nella tua forma di corsa. La riduzione del momento di forza degli arti inferiori intorno all’asse Z riduce a sua volta drasticamente la differenza di momento che si crea tra arti superiori ed inferiori.
Nella gestione dei momenti di forza, devi ovviamente guardare anche a quelli generati dagli arti superiori. Come puoi usare al meglio le braccia (anche se più leggere) per generare un contro-momento che bilanci adeguatamente quello prodotto dalle gambe? Hai una libertà maggiore quando lavori con le braccia rispetto alle gambe. Le braccia non sono costrette periodicamente nel ciclo del passo ad ancorarsi al suolo così come fanno le gambe per supportare e guidare il corpo in avanti. Visto che l’istante più critico per il tronco nella stabilizzazione intorno alle Z è rappresentato nel punto in cui siamo in oscillazione frontale, devi determinare ciò che fa il braccio durante questo stesso istante. Il braccio si muove con un’oscillazione posteriore. Questo è il movimento che dà al braccio l’opportunità più grande per colmare la differenza dei momenti di forza esistente tra arti superiori ed arti inferiori. Sto cercando di dirti che se da un lato, attraverso la tecnica, devi cercare di minimizzare il momento generato dalla gamba in oscillazione anteriore dall’altro devi massimizzare quello generato dal braccio in oscillazione posteriore. Se riguardi la formula del momento di forza (M=mv), incrementando la velocità con cui spingi il braccio all’indietro aumenterai di conseguenza anche il momento del braccio stesso. L’oscillazione posteriore del braccio comincia quando il pollice è all’altezza approssimativa delle spalle. Da qui devi quanto più velocemente possibile portare il braccio dapprima verso il basso e poi posteriormente. Questo movimento deve essere quanto più veloce ed efficiente possibile. La rapidità con cui inizi il movimento si ripercuote su tutto l’arco del movimento stesso e lo renderà di conseguenza molto più veloce. Durante l’oscillazione posteriore del braccio, l’angolo del gomito è leggermente ottuso. Ciò consentirà alla tua mano di lanciare una oscillazione più aperta. Di conseguenza si genera un momento superiore nell’avambraccio, per poi arrivare al braccio con ancora più enfasi e così via fino alla spalla che poi è l’articolazione che lega al tronco e quindi gli offre la possibilità di rispondere al meglio al momento generato dal basso. Nel tentativo di migliorare la tua velocità, dovrai concentrarti nell’effettuare una vera e propria tirata del braccio con un grande sforzo  al fine di stimolare la gamba corrispondente a venire in avanti in maniera leggermente più veloce. In questo tentativo, il tuo avambraccio potrebbe finire troppo distante e portare anche la tua mano davvero troppo dietro. Devi quindi capire il punto giusto al quale devi arrivare per poi ricominciare un nuovo ciclo di oscillazione. Il braccio non deve impiegare troppo tempo per ritornare nella posizione iniziale del suo swing poiché inficerebbe la frequenza.
Per evitare che ciò accada, bisogna rispettare bene gli angoli del gomito in modo tale che la mano non si allontani troppo dalla spalla e quindi il suo pesa rimanga sempre in prossimità di quest’ultima. Puoi sicuramente avere uno swing delle braccia molto più veloce se il tuo gomito è più chiuso e la tua mano è aperta. Quando la mano è troppo vicina alla spalla però l’efficacia del momento generato dalle braccia diminuisce drasticamente. Quello di cui hai dunque bisogno è mantenere in perfetta posizione l’avambraccio rispetto al braccio (e la mano aperta) in modo da generare un momento di forza importante e da incidere positivamente anche sulla frequenza nel ritorno rapido alla posizione di partenza. Non devi assolutamente permettere alle braccia di agire negativamente sulla frequenza del passo. Nel picco dell’oscillazione anteriore del braccio, la mano si troverà in una posizione più alta rispetto a quella che nel picco della sua oscillazione posteriore. Quando il braccio si trova nel picco più alto della sua oscillazione anteriore, la gamba dello stesso lato è ancorata dal piede al pavimento e si trova dunque a generare il minor momento di forza del suo swing. Non è dunque necessario in questo punto che il braccio abbia un grosso momento di forza, devi concentrarti principalmente sul momento da generare quando porti il braccio posteriormente. Se chiudi l’angolo al gomito un po’ prima, il braccio oscillerà in avanti con più facilità e sarà pronto per ricominciare un nuovo ciclo. Bisogna che tu impari ad analizzare la tua corsa. Non esiste una tecnica migliore delle altre, esiste quello di cui hai più bisogno. Se l’enfasi deve essere posta sulla spinta dell’arto inferiore allora necessita di chiudere il gomito prima. La cosa più importante che devi tener presente è che non puoi permetterti di inficiare attraverso lo swing delle braccia la frequenza del passo. Se le braccia hanno raggiunto la loro massima frequenza, non puoi aumentare quella delle gambe. Devi assolutamente fare in modo che le braccia non inficino lo stile di corsa o non limitino la velocità delle gambe.
Ti lascio qualche giorno per ragionare su quanto hai letto fino ad ora e riordinare le idee. A breve, nel mio prossimo articolo sulla velocità e quanto conti l’uso delle braccia per massimizzarla e renderla efficiente, troverai la soluzione di allenamento che risolve i problemi di cui sopra.
Guarda qualsiasi sprinter in vivo o in video per affinare la tua osservazione e ripensa a quanto hai letto. Questo ti permetterà di leggere in maniera molto più consapevole il miglior modo che hai per allenare uno sprinter affinchè sia efficiente! Leggi l'articolo

Vuoi braccia più grosse? Con questa Routine è possibile!

Vuoi braccia più grosse?
Ecco la routine che fa per te!
Quando sono entrato in palestra nel lontano 1998 dopo un paio di anni di allenamento in soffitta avevo un obiettivo nel breve-medio termine: riempire le maniche di una t-shirt che adoravo ma credevo mi andasse troppo larga di braccia.
Come ogni neofita con alta motivazione la cosa più semplice ed intuitiva che potevo fare era terminare l’allenamento che il mio trainer aveva preparato per me e poi lanciarmi sulle braccia: e via di bicipiti, tricipiti e poi ancora bicipiti e tricipiti…!

All’inizio, e soprattutto quando hai 16-17 anni, è tutto così facile: mangia tanto, allenati come un toro, gli anni sono dalla tua parte e tu cresci come un impasto tirato su con lievito madre quando c’è il giusto tasso di umidità nell’ambiente. Come tutti gli impasti, però, quest’incantesimo dura un tempo limitato. Dopo devi infornare per continuare a far crescere l’impasto o per stabilizzare la crescita con la cottura.
Sembra strano ma, l’analogia dell’impasto ti può riportare esattamente alla tua fase di adattamento ed accomodamento.
L’adattamento è una risposta allo stimolo allenante e puoi dividerla in due sottofasi: Leggi l'articolo

Braccia e Velocità – parte 1

Le braccia hanno un ruolo fondamentale nell’attività di sprinting nello sport ma, la loro importanza nell’accelerazione non è spesso tenuta in considerazione.

Le braccia rappresentano il 50% degli arti che vanno a comporre l’arsenale a disposizione di uno sprinter. Dal momento che le braccia non sono direttamente responsabili dello spostamento dello sprinter sul suolo, puoi pensare che l’accelerazione degli scattisti possa essere limitata non dalla capacità di spinta degli arti inferiori ma dalla incapacità delle braccia di supportare adeguatamente lo sforzo delle gambe.
bolt sprint
Ti stai sicuramente chiedendo:
“cosa possono fare le mie braccia per aiutarmi a nella ricerca della massima accelerazione quando vado a correre o devo fare uno scatto?”
Se vuoi realmente ricevere una risposta esaustiva ed imparare a correre, continua pure a leggere.
Se vuoi continuare a correre come un toro davanti al rosso, torna ai tuoi barbari allenamenti.
Le braccia possono assistere allo sprint in due diversi modi: Leggi l'articolo